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Cronaca
04 Dicembre 2023 - 11:14
È arrivato questa mattina in procura a Ivrea per essere interrogato Antonio Massa, il caposcorta di Rfi indagato per la strage ferroviaria costata la vita a cinque operai.
Piumino, cappuccio alzato sulla testa e un paio di occhiali scuri, era accompagnato dall'avvocato Antonio Maria Borello.

Antonio Massa con il suo avvocato Antonio Maria Borello
Ad attenderlo per l'interrogatorio c'erano i pubblici ministeri che stanno svolgendo le indagini, ma lui non ha risposto alle domande dei magistrati.
"Si è avvalso della facoltà di non rispondere - dichiara l'avvocato Antonio Maria Borello -. E' un suo diritto, ma è supportato da una sua condizione di estrema fragilità ed estrema sofferenza riscontrata anche dalla psicoterapeuta da cui è in cura. Lui in questo momento non è assolutamente in grado di affrontare un interrogatorio. Avevamo già anticipato questa scelta alla Procura di Ivrea nei giorni scorsi per correttezza e per eleganza siamo venuti qua".
Di Massa, l'avvocato Borello dice: "E' una persona lucida, ma fragile. Noi in questo momento dobbiamo tutelare l'uomo, quindi dobbiamo rispettare la sua fragilità".
L'interrogatorio non si è svolto, ma quei pochi minuti durante i quali sono state effettuate le generalizzazioni, per Massa sono stati traumatici: "Non è assolutamente in grado di reggere un interrogatorio. Un uomo in sofferenza non riesce a difendersi bene" sottolinea l'avvocato Borello.
Il legale poi aggiunge: "Il mio pensiero, quello di Massa, il nostro pensiero va ovviamente alle famiglie di coloro che hanno perso la vita quella tragica notte. Il dolore delle famiglie è lo stesso di Massa. Affronteremo insieme questo percorso cercando di ricostruire l'uomo in questo momento".
Nei giorni scorsi è stata depositata una dichiarazione della psicoterapeuta che ha Massa in cura, la quale sconsiglia fortemente l'interrogatorio. In questo momento, secondo la curante, "Non è in grado di affrontare questo momento per la sua fragilità".
"Un uomo in sofferenza non riesce ad esercitare a pieno il proprio diritto di difendersi. E noi siamo qui per questo. Lo faremo insieme, ma non in questo momento".
Sulla questione delle autorizzazioni a scendere sui binari quella notte, l'avvocato non risponde: "Preferiamo confrontarci direttamente con la Procura di Ivrea quando sarà il momento. Ci difenderemo sul piano tecnico. Però posso dire che lui non ha mai autorizzato gli operai a scendere sui binari".
Per la strage che costò la vita a cinque operai nella notte tra il 30 e 31 agosto erano stati iscritti nel registro degli indagati il tecnicodi Rfi Antonio Massa, il capo cantiere Andrea Girardin Gibin e i vertici, 4 dirigenti, della ditta Sigifer, l'azienda di Borgo Vercelli per cui lavoravano le vittime.
A questi se ne sono aggiunti altri due nei giorni scorsi. Si tratta di dirigenti di Rfi.

La società Rfi è formalmente indagata come 'persona giuridica' nell'inchiesta della procura di Ivrea sull'incidente ferroviario di Brandizzo costato la vita a cinque operai. Un avviso di garanzia è stato notificato all'amministratore delegato, Giampiero Strisciuglio, il quale però non è indagato.
Il procedimento è aperto sulla base della legge 231 del 2001 in materia di responsabilità amministrativa delle imprese. L'azienda Rfi è chiamata in causa dalla procura di Ivrea in base al principio, sancito dalla legge 231, secondo il quale è prevista la responsabilità amministrativa dell'impresa nei casi di omicidio colposo riconducibili a violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
In caso di colpevolezza sono previste sanzioni pecuniarie (fino a mille quote societarie) e, nei casi più gravi, interdittive. Nelle sedi dell'azienda, su indicazione dei pubblici ministeri eporediesi, è stata prelevata la documentazione relativa all'organizzazione interna dei servizi - deleghe, organismi di garanzia, procedure - in materia di tutela dei lavoratori.

Gianpiero Strisciuglio (Rfi) con il Ministro Matteo Salvini
"Su mandato della Procura di Ivrea e in relazione all'incidente sul lavoro di Brandizzo, da questa mattina agenti di Polizia Giudiziaria stanno acquisendo documenti negli uffici di Rete Ferroviaria Italiana, a Roma e a Torino".
Così Rfi in un nota dopo le perquisizioni di questo mattina e gli avvisi di garanzia in relazione all'inchiesta sulla strage di Brandizzo.
"La società, con tutto il personale interessato, sta fornendo la massima collaborazione, in assoluta trasparenza, agli agenti di Polizia e agli organi inquirenti che stanno indagando sulle cause dell'incidente", conclude la nota Rfi.
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