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Cronaca
17 Novembre 2025 - 14:11
Fin dalle prime ore del mattino di lunedì 17 novembre 2025, davanti al Palazzo di Giustizia di Torino sostano diverse camionette delle forze dell’ordine. A poca distanza dagli automezzi, una schiera di agenti in assetto antisommossa presidia l’ingresso del tribunale. Alle 11 di oggi, infatti, davanti al giudice Giorgio Potito, si presenterà lo studente del Liceo Gioberti che a causa dei disordini avvenuti durante la manifestazione dello scorso venerdì 14 novembre, è stato arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Il ragazzo, secondo quanto emerso dai filmati analizzati dagli inquirenti, avrebbe lanciato verso le forze dell’ordine un cestino posacenere in metallo durante gli scontri avvenuti nel palazzo della Città Metropolitana.
Ascoltato dal giudice, Omar Boutere difeso dall’avvocato Valentina Colletta, ha voluto in primis esprimere il proprio rammarico per quanto avvenuto: “Mi dispiace per le lesioni riportate dagli agenti: non avrei mai voluto che la giornata prendesse quella piega.
Lo studente non ha voluto sottoporsi all'interrogatorio, ma ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee ripercorrendo gli eventi della giornata di protesta.Ha spiegato che la manifestazione si era diretta alla sede della Città Metropolitana per cercare un confronto, citando precedenti interazioni avute durante l'occupazione delle scuole dello scorso ottobre. "Quando siamo arrivati abbiamo trovato gli ingressi presidiati dalla polizia," ha raccontato. "C'era un cancello, e noi ci siamo comunque avvicinati agli uffici per cercare qualcuno con cui parlare. Non abbiamo trovato nessuno, ma dopo pochi istanti sono arrivati i celerini in assetto antisommossa".
Le sue dichiarazioni si sono poi concentrate su quanto accaduto a un suo amico, un episodio che, a suo dire, avrebbe scatenato la sua reazione. "Mentre io scappavo dopo essere stato manganellato, il mio migliore amico non è riuscito a fuggire: un agente della Digos lo ha spinto verso uno stanzino, e subito dopo è stato raggiunto anche dalla Celere," ha riferito lo studente. A quel punto, il timore è diventato panico: "Ho iniziato a urlare, chiedendo di lasciarlo stare. Temevo che lo chiudessero lì dentro da solo e chissà cosa potesse succedegli". Omar Boutere ha spiegato che il suo amico era già conosciuto dalle forze dell'ordine.
Il ragazzo è stato poi rilasciato, probabilmente perché la polizia era impegnata a gestire la folla che aveva fatto ritorno per liberare lo studente. Dopo il rilascio, la polizia ha caricato di nuovo. Omar ha ricordato che anche un altro studente è stato colpito con una manganellata, e dopo essere caduto a terra è stato immediatamente circondato dagli agenti. "Io ero in stato di shock e ho solo alcuni ricordi confusi di quegli istanti in cui cercavo di liberare lo studente” ha concluso.
Al termine del processo per direttissima, durante il quale erano presenti a sostegno dello studente anche due professoresse del Liceo Gioberti, il giudice ha confermato l’arresto, avvenuto in flagranza differita, cioè entro le 48 dai fatti contestati all’indagato. Ha poi disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione (giornaliera) presso il Commissariato di Madonna di Campagna, sostenuta “dall’indole violenta” attestata dai filmati analizzati, presso il commissario di Madonna di Campagna. Una misura adottata nonostante il ragazzo fosse incensurato, ma che tiene conto di alcune pendenze per azioni simili messe in atto durante manifestazioni precedenti, tra ile quali il corteo in solidarietà per la morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne morte durante un inseguimento con i carabinieri nel novembre del 2024. La prossima udienza, che darà avvio al processo, è stata fissata per il 22 gennaio 2026.


L’arresto del diciottenne del Liceo Gioberti si inserisce nel quadro degli scontri avvenuti durante la manifestazione “No Meloni Day”, che il 14 novembre ha attraversato il centro di Torino trasformandosi, a più riprese, in un confronto teso con le forze dell’ordine. La giornata nasceva come corteo studentesco, ma al suo interno operava uno spezzone antagonista che, fin dall’inizio, ha impresso alla protesta una direzione più radicale, con bersagli e movimenti non comunicati al percorso autorizzato.
Il primo episodio rilevante si è verificato quando il gruppo più agitato del corteo, preceduto da un furgone e dallo striscione «CONTRO IL GOVERNO DEL GENOCIDIO E DEL FOSSILE. STUDENTI BLOCCHIAMO TUTTO», ha puntato verso la stazione di Torino Porta Nuova, deviando dal tracciato previsto. Una ventina di manifestanti ha forzato un ingresso di servizio che conduce ai binari, riuscendo per pochi secondi a entrare nello scalo ferroviario. L’intervento immediato dei reparti già schierati all’interno ha impedito qualsiasi tentativo di blocco della circolazione ferroviaria. Nel deflusso, gli antagonisti hanno lanciato contro gli agenti diversi oggetti contundenti, tra cui — elemento inedito e particolarmente pericoloso — un tombino metallico sottratto dalla strada.
Respinto il tentativo su Porta Nuova, il gruppo si è diretto verso Porta Susa, dove ha trovato un altro presidio della Polizia. Qui la marcia si è trasformata in una nuova corsa laterale: abbandonata la stazione, gli antagonisti si sono spostati rapidamente verso la sede della Città Metropolitana di Torino, puntando all’ingresso dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico e a un accesso carraio. Anche in questo caso l’obiettivo era quello di forzare gli ingressi istituzionali. Le forze dell’ordine hanno bloccato il tentativo, ma l’intervento ha dato il via a un fitto e prolungato lancio di oggetti: uova, fumogeni, bottiglie, un posacenere metallico e perfino un estintore.
L’assalto alla sede istituzionale rappresenta il momento più critico dell’intera giornata: nove operatori di polizia sono rimasti feriti, colpiti dagli oggetti lanciati dai manifestanti. È in questa fase che la successiva analisi dei filmati ha permesso di ricostruire con precisione la condotta del diciottenne arrestato. Le immagini lo riprendono mentre afferra e utilizza un posacenere metallico da esterno, alto quasi un metro e del peso di circa 5,6 chilogrammi, per colpire due agenti del Reparto Mobile. I poliziotti hanno riportato lesioni personali giudicate compatibili con la dinamica documentata dai video.
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