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Cronaca

Studente arrestato dopo il “No Meloni Day”: scoppia la protesta davanti alla Prefettura

Convalidato l’arresto, obbligo di firma quotidiano per il rischio di recidiva

Studente arrestato dopo il “No Meloni Day”

Studente arrestato dopo il “No Meloni Day”: scoppia la protesta davanti alla Prefettura

Il giorno dopo gli scontri del “No Meloni Day” davanti alla sede della Città Metropolitana di Torino, la vicenda giudiziaria del diciottenne fermato dalla Digos si è intrecciata con una nuova ondata di mobilitazione. Nel pomeriggio del 17 novembre, circa settanta studenti si sono radunati in piazza Castello, davanti alla Prefettura, per un presidio organizzato in segno di solidarietà nei confronti del giovane, arrestato in flagranza differita con l’accusa di aver lanciato oggetti contro le forze dell’ordine, ferendo due agenti del Reparto Mobile.

Il quadro dell’inchiesta appare ora più definito. Il ragazzo, studente del liceo linguistico Gioberti, era stato identificato grazie alla videoanalisi nelle ore successive alla manifestazione. La sua posizione è stata aggravata dall’episodio del bidone portacenere che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe colpito i due poliziotti durante la fase più tesa del corteo, quando un gruppo di manifestanti aveva tentato di forzare l’ingresso dell’edificio istituzionale.

Dopo una notte ai domiciliari, il diciottenne è comparso davanti al giudice Potito Giorgio per il processo in direttissima. Il magistrato ha convalidato l’arresto e disposto per lui l’obbligo di firma quotidiano, ritenendo sussistente un rischio di recidiva alla luce del comportamento contestato e della partecipazione del giovane ad altre manifestazioni monitorate dalla Digos nell’ultimo anno. L’udienza è stata aggiornata al 22 gennaio, quando verrà esaminato il merito delle accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Nel frattempo il ragazzo è tornato in libertà, vincolato però alle prescrizioni imposte dal tribunale. La ricostruzione degli investigatori, depositata agli atti, descrive un quadro di tensione crescente nella parte centrale del corteo, quando alcuni manifestanti avevano cercato di entrare negli uffici della Città Metropolitana trovando i varchi sbarrati e presidiati dalle forze dell’ordine. Da quel momento la situazione era degenerata in cariche, fughe e contatti ravvicinati, fino al lancio degli oggetti che ha portato all’arresto in differita del ragazzo.

La mobilitazione studentesca non si è fermata al commento sui social. Il presidio di piazza Castello ha rappresentato una risposta decisa del movimento, che considera il provvedimento adottato nei confronti del diciottenne un segnale preoccupante nel rapporto tra autorità e protesta studentesca. Durante l’iniziativa, il giovane ha preso la parola descrivendo l’arresto come un intervento improvviso arrivato all’alba della domenica, a poche ore dal corteo. Il tema centrale per i collettivi, oggi più che mai, resta il timore che misure di questo tipo possano essere percepite come un tentativo di frammentare un movimento che negli ultimi mesi è tornato a essere numeroso e determinato.

Sullo sfondo restano anche le indagini aperte sugli altri episodi della giornata, compreso il tentativo di raggiungere i binari della stazione di Porta Nuova, bloccato dalle forze dell’ordine. Sono momenti che la Digos sta ricostruendo uno per uno, nella cornice di una stagione di proteste che continua ad attraversare il mondo della scuola torinese. Per gli investigatori, il quadro generale riguarda un autunno segnato da cortei ripetuti, tensioni crescenti e una presenza costante dei collettivi in strada.

Il caso del diciottenne, diventato in poche ore uno dei più discussi della cronaca cittadina, resta sospeso fino all’udienza di gennaio, mentre il mondo studentesco annuncia che la mobilitazione continuerà. Il movimento sostiene che il provvedimento a carico del loro compagno rischia di diventare un precedente capace di influire sulle future manifestazioni. Le prossime settimane diranno se la protesta si amplierà o se il clima tornerà a stemperarsi.

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