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Fabrizio Corona scende in campo e fonda un partito politico

Dalla tavola di un ristorante a YouTube, passando per “Falsissimo”, querele e accuse al sistema dello spettacolo: Fabrizio Corona rilancia e mette nel mirino la politica

«Partito politico». Due parole, pronunciate senza enfasi ma con la consueta sicurezza, seduto al tavolo di un ristorante mentre una blogger gli porge una domanda apparentemente leggera sui propositi per il 2026. Fabrizio Corona non ride, non scherza, non svicola. Risponde secco. E ancora una volta riesce a spostare l’attenzione, a far parlare di sé, a riaprire un dibattito che va ben oltre il personaggio e tocca il rapporto malato tra spettacolo, potere, consenso e politica.

Perché Fabrizio Corona non è mai stato solo gossip. Nato a Catania nel 1974, cresciuto in una famiglia di giornalisti, diventa noto nei primi anni Duemila come volto simbolo dell’editoria scandalistica italiana. È l’epoca dei paparazzi, delle foto rubate, dei personaggi inseguiti notte e giorno. Corona non è quasi mai dietro l’obiettivo, ma è il regista del sistema: intermedia, tratta, incassa, gestisce un mondo che vive di esposizione mediatica e ricatti morali. In poco tempo diventa una celebrità egli stesso, presenza fissa nei talk show, personaggio divisivo, adorato e odiato.

Poi arrivano le inchieste, i processi, le condanne. Anni di carcere, arresti domiciliari, revoche e nuovi provvedimenti giudiziari che trasformano la sua vicenda personale in una lunga saga giudiziaria seguita come una serie tv. Corona cade, si rialza, rilancia. Non scompare mai davvero dalla scena pubblica. Cambia pelle, linguaggio, strumenti.

Negli ultimi anni la sua metamorfosi passa dal digitale. Social network, dirette, format autoprodotti. Nasce “Falsissimo”, un contenitore che mescola inchiesta, confessione, gossip, denuncia e spettacolo. Un format che non chiede permesso, che usa un linguaggio diretto e aggressivo, che promette di dire “quello che gli altri non dicono”. È qui che Corona torna a occupare stabilmente il centro del dibattito mediatico.

Le ultime puntate di “Falsissimo” sono tra le più controverse. Al centro finiscono Alfonso Signorini, volto storico del giornalismo di spettacolo e conduttore del Grande Fratello, e il cantautore Gianni Modugno, figlio di Domenico Modugno. Corona parla di un sistema, di dinamiche di potere nel mondo dello spettacolo, di favori, di relazioni private che diventano moneta di scambio professionale. Mostra materiale, allude, accusa. Le reazioni sono immediate e durissime. Arrivano querele, denunce, l’intervento della magistratura. La Procura apre fascicoli, dispone sequestri, valuta i contenuti diffusi online. Il confine tra inchiesta e violazione della privacy diventa sottile, scivoloso, esplosivo.

È in questo clima che la parola “politica” entra con forza nel racconto di Corona. Non come idea astratta, ma come progetto dichiarato. Già nei mesi scorsi aveva parlato apertamente della volontà di fondare un partito, di usare YouTube come strumento di consenso, di rivolgersi a chi non vota più, a chi non si riconosce nei partiti tradizionali. Un’operazione che richiama esperimenti già visti in Italia, dove la disintermediazione e il rapporto diretto con il pubblico sono diventati leve elettorali potentissime.

La frase detta al ristorante non è quindi una boutade estemporanea. È coerente con un percorso. Corona osserva il sistema, lo attacca, lo provoca e al tempo stesso ne utilizza le stesse dinamiche. Si propone come outsider, come uno che “non deve niente a nessuno”, che parla senza filtri, che denuncia ciò che altri coprono. Una narrazione che trova terreno fertile in un Paese stanco delle liturgie politiche, diffidente verso le istituzioni, attratto dalle figure che rompono lo schema.

Resta da capire quanto ci sia di costruito e quanto di reale. Se dietro quella risposta ci sia un progetto organizzato o l’ennesima accelerazione comunicativa. Di certo Fabrizio Corona dimostra ancora una volta di saper intercettare il clima del tempo: un’epoca in cui la visibilità è potere, la polemica è carburante e la politica non passa più solo dai palazzi, ma dagli schermi degli smartphone.

Il 2026, per ora, è solo una data evocata tra un piatto e un bicchiere di vino. Ma conoscendo la traiettoria di Corona, nulla può essere liquidato come semplice provocazione. Perché nel suo caso la linea tra spettacolo e realtà, tra annuncio e azione, è sempre stata sottile. E spesso, col tempo, è stata superata. Insomma, quando Fabrizio Corona dice “partito politico”, conviene ascoltare. Anche solo per capire fin dove è disposto a spingersi, questa volta.

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