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Ivrea
30 Novembre 2023 - 08:45
Andrea Gaudino e Andrea Cantoni. Sullo sfondo la guerra nella Striscia di Gaza
Le ultime parole di un dibattito di cui si conosceva l’inizio ma non la fine? Sono del consigliere comunale Andrea Cantoni, con il dito puntato su Andrea Gaudino.
“Trovo un certo imbarazzo a stare in quest’assise con chi ha paragonato il governo di Israele ad Hamas. Guardi collega speravo fosse un’esagerazione della giovane età e della passione politica. Avrebbe dovuto dare le dimissioni. Ha infangato il nome della nostra città si dovrebbe vergognare eppure non lo fa. Purtroppo sarà una macchia che per sempre resterà su questo consiglio comunale...”
A prima vista una cosa semplice semplice: approvare un ordine del giorno per condannare ogni forma di violenza contro la popolazione civile di Gaza e di Israele.
A firmarlo i capigruppo Barbara Manucci (PD), Andrea Gaudino (Laboratorio Civico) e Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea).
Si era sperato fino all’ultimo che non scatenasse alcuna polemica e invece, martedì sera, in consiglio comunale è successo di nuovo. Questione di punti, di virgole, di aggettivi.

IN FOTO BARBARA MANUCCI
Alla resa dei conti una mission impossibile
E si comincia con un colpo di scena: il consigliere comunale Andrea Cantoni che arriva preparatissimo e con in tasca 14 emendamenti e un nuovo titolo più incentrato sulle organizzazioni terroristiche, quindi su Hamas.
Quando han finito di leggerli, a quelli della Maggioranza è salito il latte alle ginocchia.
“Ringrazio i colleghi di maggioranza per averci inviato il testo con discreto anticipo ma noi non riteniamo ancora che sia imparziale e equidistante o equivicino...” ha dato il là alle danze Cantoni...
“Io ne accetterei solo tre!” lo ha guardato diritto negli occhi la consigliera comunale Vanessa Vidano di Viviamo Ivrea. A inforcarlo si è precipitato anche e soprattutto Andrea Gaudino di Laboratorio Civico.
“Ci paiono contrari alla ratio che sta alla base di questo odg...” ha inforcato, concentrandosi su quel “spropositato” tolto da Cantoni in riferimento alla reazione israeliana
“Non voglio ripartire dai numeri delle vittime - ha insistito - Ma mi ha colpito molto un video...”.
Quello di un bambino che non sente più il rumore dei jet, è contento per la tregua e prega che trovino un accordo.
“Mi immedesimo in loro - ha aggiunto Gaudino - Nella Striscia di Gaza oltre 5 mila bambini hanno perso la vita. Ne muore uno ogni 10 minuti...”.
Alla ricerca di una “pacificazione politica” Erna Restivo ha chiesto di non guardare a chi è più forte, chi è più debole, chi ha più morti, chi ha meno morti. Di provare a mettere nel dibattito quella saggezza che chi è coinvolto nel conflitto non può avere.
“Finirà solo quando si parleranno, quando gli uni inizieranno a vedere gli altri come essere umani. Lo spirito dell’ordine del giorno è di provare a fare qualcosa di congiunto e non dico di equidistante. Provare a dire unitariamente delle parole di pace...”.
Parole al vento.
E se secondo Barbara Manucci cambiare il titolo avrebbe significato dare un senso diverso al testo, Franca Nello, che come medico sa che cosa significa neutralità e pace, non solo deontologicamente, ha sottolineato che quel titolo non era stato scelto a caso (“Violenza genera violenza, il mondo non si giri dall’altra parte: sono parole di Papa Francesco”)..
Tutto sbagliato secondo Emanuele Longheu.
“Stiamo dando di nuovo una natura religiosa e islamica a questo conflitto - ha osservato - la religione in realtà non c’entra...”.
Che poi quel che più dà fastidio al consigliere comunale Habib Benouikass è il parallelismo che si fa tra mussumulamni e terrorismo, cosa che non si fa per i cattolici.
Non era finita qui.
E se Elisabetta Piccoli è ripartita dall’attacco terroristico del 7 ottobre con 1.400 morti e 240 persone tratte in ostaggio (“Non possiamo addolcire quello che c’è stato e commentare solo quello che è successo dopo....”) secondo Gabriele Garino sarebbero bastate quattro righe, senza alcun schematismo e divisione del mondo in buoni e cattivi.
“Il conteggio dei bambini morti non è degno di questo consiglio - ha commentato - Non dovrebbe essere nostro compito discutere di politica internazionale. Il vostro atteggiamento di chi pensa di avere sempre ragione non mi piace. Si poteva arrivare ad una sintesi partendo da una percezione diversa...”.
Quasi sul finale l’intervento “distensivo” di Massimiliano De Stefano con alcune piccole modifiche al testo.
Com’è finita? Che l’emendamento di De Stefano è passato quello di Cantoni no e l’Odg è stato approvato con il voto di De Stefano e tutta la maggioranza di governo.
“Purtroppo questo sera è stata gettata la maschera di una maggioranza ostaggio di qualcuno che deve far passare determinati messaggi - ha denunciato Cantoni - Abbiamo voluto credere che si volesse trovare un testo condiviso. Potevamo scendere a compromessi uscendo tutti un po’ delusi. I fatti ci danno contro. Sono molto dispiaciuto di questo. Io ho fatto fatica a scrivere solo14 emendamenti. Avessi ascoltato la mia sensibilità politica ne avrei scritti 30. Il testo era oggettivamente fazioso e di parte. Essere di parte non è un insulto. Significa fare politica ed avere delle idee. ... Sto studiano arabo non ho pregiudizi. Nelle file di Hamas non ci sono ebrei, cristiani e buddisti, questo non vuol dire che siano tutti terroristi. Analizzare significa capire. Avremmo potuto con qualche nostro emendamento tutelare la città che rappresentiamo....”.
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