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18 Gennaio 2026 - 19:44
Un controllo di routine trasformato in violenza, in pieno giorno e davanti ad altri viaggiatori. È quanto accaduto nel pomeriggio di giovedì scorso alla stazione di Bra, dove un capotreno del servizio SFM4 Torino–Alba è stato aggredito da un passeggero privo di titolo di viaggio durante la verifica dei biglietti. Dalle parole si è passati rapidamente ai fatti: il ferroviere è stato colpito ed è finito al Pronto soccorso, con una prognosi di dieci giorni.
Secondo quanto ricostruito, il lavoratore stava svolgendo regolarmente il proprio servizio quando è scoppiata la discussione con il passeggero. La situazione è degenerata in pochi istanti, senza che vi fosse la possibilità di prevenire l’aggressione. Un episodio che si inserisce in una lunga scia di violenze contro il personale ferroviario, spesso lasciato solo ad affrontare situazioni di tensione e conflitto.
Il caso ha assunto una dimensione nazionale dopo che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha rilanciato sui social il video dell’aggressione, definendo l’accaduto «inaccettabile» e tornando a invocare più controlli, più personale in divisa e maggiore sicurezza sui treni. Un messaggio che ha riacceso il dibattito pubblico, ma che per molti operatori del settore rischia di restare l’ennesima presa di posizione senza effetti immediati.
Al di là della visibilità mediatica, restano infatti molti punti oscuri. Non sono state diffuse informazioni ufficiali sull’identità dell’aggressore, né sui provvedimenti eventualmente adottati nei suoi confronti. Anche sulla dinamica dettagliata dell’episodio le comunicazioni sono state finora frammentarie, mentre le indagini proseguono.
Intanto, chi lavora quotidianamente a bordo dei treni continua a pagare il prezzo più alto. Capitreno e controllori si trovano spesso a gestire situazioni di forte stress, senza un presidio costante delle forze dell’ordine e con strumenti limitati per tutelare la propria incolumità. La sicurezza, evocata a ogni nuova aggressione, resta così un nodo strutturale irrisolto, sospeso tra annunci politici e una realtà che, sui binari, continua a mostrare tutta la sua fragilità.
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