Cerca

Attualità

Beatrice Miroglio e la nuova generazione del PD: “La politica non è morta, ma non passa più dai partiti”

La segretaria dei Giovani Democratici di Torino Nord spiega la partecipazione giovanile nel centrosinistra di oggi, tra nuovi modi di fare politica, battaglie identitarie e problemi generazionali

Non è vero che i giovani hanno smesso di fare politica. Hanno smesso, semmai, di farla come si faceva nel Novecento. Sezioni di partito, militanza come appartenenza stabile, grandi organizzazioni di massa: un modello che oggi fatica a intercettare una generazione cresciuta tra precarietà, mobilitazioni tematiche e forme di partecipazione diverse da quelle partitiche.

È da questa frattura che prende forma il percorso di Beatrice Miroglio, 23 anni, laureanda in Giurisprudenza di Borgaro Torinese, eletta lo scorso novembre segretaria dei Giovani Democratici (GD) di Torino Nord, succedendo ad Andrea Borello.

La sua non è una militanza per tradizione familiare o per automatismo ideologico. La politica entra nella sua vita presto, come curiosità e attenzione costante all’attualità, ma diventa scelta solo più tardi. Gli anni del liceo classico d’Azeglio, in un ambiente attraversato da un forte fermento politico, rappresentano il primo terreno di confronto. Il passaggio decisivo arriva nel 2019, un anno che Beatrice individua come fondamentale, segnato dalla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato–DJ Fabo, che riapre il dibattito sul suicidio assistito e sull’inerzia del Parlamento.

In quell’occasione, al liceo arriva Gustavo Zagrebelsky, giudice emerito della Consulta. Miroglio gli rivolge una domanda proprio su quella decisione, e la risposta diventa per lei determinante: «Commentò la sentenza e poi fece qualcosa di inaspettato: elogiò la disobbedienza civile di Cappato come risposta all’inerzia del Parlamento», racconta. «È stato quello lo scossone che mi ha spinta a passare dall’essere semplicemente appassionata alla militanza attiva». Da lì in avanti, la politica smette per lei di essere solo interesse e diventa impegno concreto.

Il suo percorso si sviluppa poi all’interno del Partito Democratico, in particolare nella sua sezione giovanile. Il giudizio di Miroglio sul peso dei GD nel partito è netto, ma privo di enfasi celebrativa. La giovanile, spiega, è una colonna portante soprattutto sul piano organizzativo e militante: «Ci occupiamo di organizzare moltissime delle iniziative che poi il partito realizza», dice, ricordando come durante la Festa dell’Unità la maggioranza dei volontari sia composta da giovani, al punto da gestire uno stand completamente autogestito.

Ma il ruolo dei Giovani Democratici non si esaurisce nel lavoro pratico. È anche politico, soprattutto nella capacità di spingere il partito su terreni che spesso risultano più scomodi. Beatrice parla di una sorta di dualità: da una parte un PD più istituzionale, dall’altra una giovanile che rompe gli schemi, sperimenta linguaggi più forti e porta avanti campagne che un partito anagraficamente più maturo fatica ad assumere con la stessa radicalità comunicativa.

Beatrice Miroglio

Resta però irrisolto il nodo della rappresentanza. I giovani sono pochi nei consigli comunali, rarissimi nei consigli regionali. Una carenza che rende difficile trasformare le istanze generazionali in scelte politiche strutturali.

La sua segreteria non nasce in rottura con quella di Andrea Borello. Al contrario, la continuità viene rivendicata soprattutto sul piano del metodo: «Condividiamo molti punti in comune, sia sull’ideologia sia sul modo di fare politica», spiega. L’obiettivo resta quello di una giovanile accogliente, capace di includere iscritti nuovi e militanti già attivi da anni, ma soprattutto il più possibile indipendente dalle correnti, che Beatrice Miroglio indica come uno dei problemi storici del Partito Democratico. L’idea è costruire uno spazio libero, in cui il confronto non sia schiacciato dalle dinamiche interne e in cui i giovani possano esprimersi senza replicare i meccanismi del partito “adulto”.

Sul piano delle battaglie politiche, negli ultimi anni, la giovanile torinese ha lavorato su salute mentale ed educazione sesso-affettiva, due temi spesso relegati ai margini del dibattito pubblico. Ma c’è una battaglia che, più di tutte, sintetizza la condizione delle nuove generazioni: quella sul salario minimo. Beatrice la considera centrale perché tiene insieme precarietà, sfruttamento e prospettive di vita. Attorno al salario minimo ruotano questioni come gli stage non retribuiti e la fuga di cervelli, che costringe molti giovani altamente qualificati a cercare all’estero condizioni di lavoro più dignitose.

Accanto a questo tema, la nuova segreteria guarda anche al futuro delle istituzioni. Tra le proposte che Miroglio vorrebbe intestarsi c’è quella delle quote generazionali, un meccanismo simile alle quote di genere che garantisca una presenza minima di under 30 o under 35 nelle liste elettorali, dai consigli comunali fino alle politiche. Una misura pensata per ridurre la distanza tra rappresentanti e rappresentati, che secondo lei è una delle cause principali della crescente disaffezione.

Il tema dell’astensionismo giovanile attraversa tutta la sua analisi. I dati sulle elezioni politiche del 2022 parlano chiaro – il 42,7% degli under 34 non era andato a votare per rinnovare Camera e Senato –, ma Miroglio rifiuta letture superficiali. Non è tanto una questione di classe dirigente “vecchia”, quanto di incapacità di rappresentare bisogni che cambiano rapidamente: «I giovani non si vedono rappresentati e non vedono accolte le loro esigenze», osserva. Il risultato è un allontanamento progressivo dal voto e dai partiti tradizionali, che lei legge come il segnale di una crisi più profonda.

È qui che emerge uno dei passaggi più significativi della sua riflessione. Per Miroglio, la partecipazione non è scomparsa, ma ha cambiato forma: «Non è vero che i giovani non fanno politica: hanno smesso di fare quella partitica», sostiene. L’impegno si sposta verso movimenti, associazioni, mobilitazioni tematiche. Dai Fridays for Future alle iniziative su Gaza, fino all’antifascismo e alla lotta alle mafie, che continuano a trovare spazio in realtà associative sempre più frequentate anche dalle nuove generazioni. È la conferma che il modello novecentesco dei grandi partiti di massa non esiste più e che la politica deve fare i conti con forme di partecipazione fluide, spesso non istituzionali.

Secondo Beatrice, i partiti osservano questi mondi con un misto di interesse e timore. Da un lato rappresentano una risorsa, dall’altro potrebbero trasformarsi in soggetti autonomi e critici. Ignorarli, però, non è più un’opzione: «Sono parti della società che non possono più essere ignorate», afferma, convinta che il futuro della politica passi dalla capacità di dialogare con queste esperienze senza tentare di forzarle.

Sul piano personale, la neo-segretaria di GD Torino Nord mantiene un profilo prudente. Dopo la laurea vorrebbe intraprendere la carriera notarile, un percorso incompatibile con incarichi pubblici retribuiti – un futuro che quindi potrebbe portarla a intraprendere strade diverse rispetto alla candidatura per il Consiglio comunale, sia di Borgaro (dove si è votato nel 2024) che di altri Comuni. I rapporti con l’attuale amministrazione civica sono buoni, così come quelli con il circolo PD locale, ma le elezioni comunali sono ancora lontane e richiedono un percorso di crescita politica e territoriale che, per ora, resta tutto da costruire – sintetizza Mirioglio.

A guidarla, in ogni caso, è un principio che considera irrinunciabile: «Cerco di essere coerente con me stessa, con quello che dico e con quello che faccio», conclude. Per Beatrice, la coerenza è la chiave per provare a ricostruire quel rapporto di fiducia tra cittadini e politica che negli ultimi decenni si è progressivamente logorato. Una sfida che riguarda non solo il suo percorso personale, ma il futuro stesso della rappresentanza democratica.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori