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Costume e società
03 Febbraio 2026 - 09:24
Un bidet come simbolo identitario, quasi un baluardo nazionale. È attorno a questo oggetto quotidiano che Luciana Littizzetto ha costruito la sua nuova “letterina”, andata in onda a Che tempo che fa la scorsa domenica, scegliendo come destinatario il presidente francese Emmanuel Macron. Un testo volutamente surreale, recitato in un francese italianizzato, che mescola comicità popolare, satira politica e una riflessione amara sulle contraddizioni del Paese.
Seduta al tavolo del programma condotto da Fabio Fazio, Littizzetto si rivolge a Macron con il tono confidenziale che da anni caratterizza le sue lettere televisive. Il pretesto è l’assenza del bidet nelle case francesi, trasformata però rapidamente in una metafora più ampia. L’Italia, suggerisce la comica, ha molti problemi irrisolti, a partire da una sanità che non funziona come dovrebbe, ma conserva almeno una certezza: «el cul pulì». Una battuta che ha fatto ridere il pubblico in studio e che, come spesso accade, ha immediatamente trovato ampia eco sui social.
La forza della letterina sta proprio in questo corto circuito tra il banale e il politico. Littizzetto non nega le criticità strutturali del Paese, anzi le mette esplicitamente sul tavolo, ma le ribalta attraverso un’ironia che diventa difesa identitaria. Nel suo monologo, il bidet non è solo un accessorio del bagno, ma un segno di civiltà, di attenzione al corpo e, in filigrana, alla dignità delle persone. Un paradosso che funziona perché esasperato, portato al limite del grottesco.
Il linguaggio scelto è quello del grammelot, un miscuglio di italiano e francese che richiama la tradizione del teatro comico e rende il messaggio volutamente imperfetto, caricaturale. Macron diventa “lunètt blu maren”, riferimento ironico agli occhiali da sole indossati recentemente dal presidente francese e diventati virali. La letterina procede così per accumulo di immagini, alternando frasi pseudo-francesi a incursioni dialettali, fino all’appello finale: «S’il vous plaît, mèt un bidet».
Non è la prima volta che Littizzetto utilizza questo formato per intervenire su temi politici e culturali. In passato le sue lettere hanno avuto come destinatari John Elkann, il gruppo Gedi, il mondo dell’editoria e del potere economico. Anche in questo caso, dietro la comicità, resta una presa di posizione chiara: la satira come strumento per raccontare un disagio collettivo, senza mai assumere il tono del comizio.
La scelta di Macron come interlocutore non è casuale. La Francia, spesso percepita come modello di efficienza amministrativa e di orgoglio repubblicano, diventa lo specchio attraverso cui l’Italia guarda se stessa, con un misto di complesso di inferiorità e rivendicazione ironica. Littizzetto gioca su questo confronto, capovolgendolo: non tutto funziona, ma qualcosa di essenziale, secondo lei, sì.
Il pubblico ha reagito con entusiasmo, confermando come la formula della letterina resti uno dei momenti più attesi del programma. Al di là della battuta sul bidet, il monologo ha riaperto un discorso più ampio sul ruolo della satira televisiva, capace ancora di incidere nel dibattito pubblico attraverso registri leggeri, ma non superficiali.
Ancora una volta, Luciana Littizzetto dimostra di saper usare l’ironia come lente deformante per raccontare l’attualità. Una comicità che non pretende di offrire soluzioni, ma che continua a mettere in fila contraddizioni, esagerandole fino a renderle evidenti. Anche quando il punto di partenza è, apparentemente, solo un bagno.

Luciana Littizzetto
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