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Salvini allenatore Pokémon: dopo Super Mario la politica prova a “evolversi” con Nintendo (VIDEO)

Dall’idraulico ai mostriciattoli tascabili, la comunicazione pop della Lega spinge sull’immaginario gaming e divide i social

Se negli Stati Uniti Donald Trump ha sdoganato l’uso spregiudicato dell’intelligenza artificiale per video denigratori e caricature dei suoi avversari politici, in Italia la comunicazione politica sembra aver scelto una strada diversa ma non meno discutibile: trasformarsi apertamente in un videogioco. Dopo Super Mario, la Lega rilancia e questa volta pesca a piene mani dall’universo Nintendo, raffigurando Matteo Salvini come un improbabile allenatore Pokémon, pronto a “combattere i nemici” sulle note di una musica che richiama in modo evidente le storiche battaglie di Pokémon Rubino, Zaffiro e Smeraldo.

Il nuovo contenuto social arriva a poche settimane di distanza dal video TikTok del 21 dicembre 2025, in cui Salvini veniva inserito in uno scenario ispirato a Super Mario, con sfondo e colonna sonora immediatamente riconoscibili, utilizzati come vero e proprio strumento di comunicazione politica. All’epoca l’operazione aveva già sollevato perplessità e ironie. Ora il livello successivo: dal Regno dei Funghi alle creature tascabili, come se la politica fosse una lunga partita a livelli, bonus e power-up.

Il parallelo con quanto accade oltre oceano è inevitabile. Negli ultimi mesi Trump ha fatto ampio ricorso a video generati o alterati con l’AI, spesso costruiti per ridicolizzare o colpire gli avversari, abbassando il confronto politico a una sequenza di clip virali e provocazioni visive. In Italia il metodo cambia, ma il risultato appare simile: la complessità del dibattito pubblico viene compressa in un linguaggio pop, pensato per catturare attenzione più che per spiegare contenuti. Se negli Stati Uniti l’AI diventa arma di propaganda, qui il joystick sembra sostituire l’argomentazione.

Nel nuovo post Instagram della Lega, Salvini non governa, non discute, non argomenta: combatte. E lo fa all’interno di un immaginario che appartiene a Nintendo, uno dei brand più protetti e riconoscibili al mondo, storicamente lontano da qualsiasi contesto politico. Dopo Mario, ora Pokémon: due icone globali dell’infanzia e dell’intrattenimento trasformate in scenografia per la lotta politica quotidiana. Una scelta che solleva interrogativi non solo sul gusto, ma anche sulla consapevolezza del messaggio che si sta veicolando.

Come già accaduto in precedenza, le reazioni sui social non si sono fatte attendere. C’è chi ironizza sull’ennesima “evoluzione” comunicativa del leader leghista, chi parla apertamente di infantilizzazione della politica, chi solleva dubbi sull’uso di musiche e immaginari protetti da copyright. Pokémon, come Super Mario, è un marchio rigidamente tutelato e tradizionalmente estraneo a contesti di propaganda. Al momento, però, non risultano prese di posizione ufficiali né da parte della Lega, né da Nintendo o da The Pokémon Company.

Resta una domanda di fondo. Dopo i deepfake e i video generati con l’AI in stile Trump, e ora i contenuti politici in salsa Nintendo, siamo di fronte a semplici trovate virali o a un segnale più profondo di impoverimento del linguaggio politico? La sensazione è che la sfida non sia più sul piano delle idee, ma su quello dell’algoritmo: chi cattura più attenzione, chi fa più rumore, chi “vince” la battaglia dei like.

Intanto, mentre negli Stati Uniti l’AI viene usata come clava contro gli avversari e in Italia la politica indossa i panni di un allenatore Pokémon, il rischio è lo stesso su entrambe le sponde dell’Atlantico: ridurre il confronto democratico a un videogioco rumoroso, dove conta solo chi resta sullo schermo più a lungo, non cosa abbia davvero da dire.

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