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Ivrea.
22 Novembre 2022 - 14:28
carcere
Dopo le indagini della Procura Generale riferite a fatti dell’anno 2015, in cui sono state indagate 25 persone per riferiti pestaggi ai detenuti avvenuti presso il carcere di Ivrea, nel cuore della notte personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Torino e del Nucleo P.E.F. della Guardia di Finanza di Torino, su disposizione della Procuratore della Repubblica di Ivrea Gabriella Viglione, ha dato esecuzione a 36 perquisizioni domiciliari notificando altrettante informazioni di garanzia.
La nuova indagine riguarda numerosi fatti riferiti agli anni successivi (a quelli avocati dalla Procura Generale di Torino), ed in particolare diversi episodi dell’ultimo biennio, alcuni anche recentissimi, sino all’estate 2022.
Al momento gli indagati iscritti sono 45, tra appartenenti alla polizia penitenziaria, medici in servizio presso la Casa circondariale di Ivrea, nonché funzionari giuridico pedagogici e direttori pro-tempore: i reati ipotizzati sono quelli di tortura con violenze fisiche e psichiche nei confronti di numerosi detenuti, falso in atto pubblico e reati collegati.
Le indagini finora svolte hanno consentito di raccogliere precisi e gravi elementi probatori oggettivi che hanno fornito riscontro alle denunce prodotte alla Procura di Ivrea nel corso degli anni, permettendo altresì di individuare la c.d. “cella liscia” nonché il cosiddetto “acquario”, celle entro le quali i detenuti venivano picchiati e rinchiusi in isolamento senza poter avere contatti con alcuno, nemmeno con i loro difensori.

"I reati - commenta Viglione - risultavano tuttora in corso, situazione che ha reso ineludibile l’intervento degli inquirenti.Le indagini proseguono, per meglio chiarire le responsabilità di ognuno in relazione ai fatti già noti ed altresì per verificare l'eventuale sussistenza di ulteriori episodi in danno dei detenuti. Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e ovviamente gli indagati sono da considerare non colpevoli fino a sentenza di condanna divenuta irrevocabile...".
La reazione di uno dei sindacati della Polizia Penitenziaria non s'è fatta attendere. Mentre era ancora in corso la perquisizione il Sinappe raccontava di un'altra aggressione ai danni del personale del carcere di Ivrea.
"Un agente - segnalava il segretario regionale Raffaele Tuttolomondo - l'altro giorno, è stato aggredito durante il servizio da un detenuto che lo ha colpito con calci, pugni e sputi. Il poliziotto è stato costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Come se ciò non bastasse, il detenuto ha continuato a danneggiare i beni dell'amministrazione. La situazione delle carceri è disastrosa. Abbiamo informato il sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro, da sempre dalla parte dei poliziotti, con l'auspicio che il nuovo Governo presti attenzione quanto prima alle condizioni in cui i nostri colleghi sono costretti a lavorare".
"Già anni fa, dopo la prima inchiesta avviata nel 2015, avevamo visitato il carcere di Ivrea e denunciato una situazione esplosiva, che aveva provocato un susseguirsi ininterrotto di aggressioni, rivolte, tentati suicidi, richieste di trasferimento. Una situazione in cui i carcerati lamentavano non solo sovraffollamento, assenza di alternative alla reclusione tout court, ma veri e propri abusi. Oggi scopriamo una nuova inchiesta con 45 funzionari indagati per tortura, falso in atto pubblico e altri reati".
Lo sostiene in una nota il vicecapogruppo di Alleanza Verdi Sinistra, Marco Grimaldi, commentando le notizie che arrivano dalla Procura di Ivrea.
"Ci aspettiamo che la verità venga al più presto alla luce, se ci sono state gravi violazioni dei diritti umani occorre intervenire subito", spiega Grimaldi. "Leggere di una 'cella liscia' e di una 'cella acquario' riservate alle botte a all'isolamento mi fa rabbrividire - prosegue -. Aspettiamo gli esiti dell'inchiesta, ma non smetteremo mai di dire che il nostro grado di civiltà si misura su come trattiamo le persone private della loro libertà. Se i reati ipotizzati fossero confermati sarebbe una ferità per tutta la collettività".
"Riponiamo incondizionata fiducia nella magistratura, auspicando che faccia piena luce e sperando che gli indagati riescano a dimostrare la correttezza del loro operato. Le ormai numerose inchieste, tuttavia, cristallizzano la totale disfunzionalità del sistema penitenziario e il persistente stato d'emergenza mai affrontato".
Lo dichiara Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, commentando le indagini e le perquisizioni compiute la scorsa notte nei confronti degli operatori in servizio al carcere d'Ivrea.
"Indagini come queste compromettono e rischiano di rendere vano il sacrificio condotto da 36 mila donne e uomini del corpo di polizia penitenziaria", aggiunge.
"Chi sbaglia va individuato, isolato e perseguito, ma considerato che le indagini per il reato di tortura sono ormai numerosissime è evidente che l'organizzazione penitenziaria complessiva sia fallimentare".
Secondo il sindacato il reato di tortura è costruito male e l'organizzazione carceraria è nociva: "Chiediamo al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di aprire immediatamente un tavolo di confronto permanente per discutere di riforme, modello custodiale, organici, equipaggiamenti, sovraffollamento detentivo. Ma chiediamo anche al Governo, nella legge di bilancio, di trovare le risorse economiche necessarie per cospicue assunzioni".
"Con queste 45 persone sono oltre 200 gli operatori penitenziari attualmente indagati, imputati o già passati in giudicato all'interno di procedimenti che riguardano anche episodi di tortura e violenza avvenuti nelle carceri italiane. Un dato che ci racconta di un problema evidente che si riscontra negli istituti di pena dove, con troppa frequenza, da nord a sud emergono fatti di questo tipo". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, dopo la notizia dei 45 avvisi di garanzia ad altrettanti indagati a Ivrea.
"L'approvazione della legge sulla tortura, avvenuta nel 2017, ha certamente influito positivamente sull'emersione di queste condotte, aumentando la predisposizione dei detenuti a denunciarle e l'attenzione che la magistratura pone nell'indagarle e perseguirle. Tuttavia, ciò che occorre - continua Gonnella - è un attività di prevenzione che dovrebbe portare ad investire risorse nella formazione degli agenti penitenziari, nella costruzione di una vita interna agli istituti che sia più distesa, contrastando il sovraffollamento penitenziario e con i detenuti impegnati in attività, cosa che aiuterebbe a stemperare quel clima di tensione che si registra e che ravvisiamo in forma crescente anche con le visite del nostro osservatorio".
"Si dovrebbero poi offrire maggiori riconoscimenti per coloro che, in carcere, lavorano nel pieno rispetto delle proprie funzioni e della dignità della persona. Cosa che riguarda, occorre ricordarlo, la maggior parte degli operatori", conclude.
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