La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha autorizzato la procura di Ivrea ha proseguire le indagini suPaola Perinetto, ex Garante comunale dei detenuti.
L’ipotesi di reato su cui lavorano i magistrati eporediesi è di “vilipendio della Repubblica e delle Istituzioni”, un reato procedibile solo in presenza di autorizzazione del Guardasigilli.
L’indagine era stata avviata ad ottobre in seguito ad post sul suo profilo Facebook con un fotomontaggio in cui apparivano il Presidente del Consiglio Mario Draghi e l’ex latitante Cesare Battisti. Più sotto una didascalia: «Uno è un criminale senza scrupoli, l’altro è Cesare Battisti».
Il post era stato acquisito dalla Digos di Torino e aveva sollevato l’indignazionedel Garante nazionale e del consiglio comunale di Ivrea, che aveva revocato l’incarico (tredici voti a favore e un astenuto) a Paola Perinetto sostituendola con Raffaele Orso Giacone.
Bene chiarire che, in verità, l’autore del post non era Paola Perinetto, ma su questo, da quando è divampata la notizia, s’era fatta (volutamente o non volutamente chi lo sa?), una gran bella confusione.
Colpevole la Garante, se proprio le si deve imputare una colpa, d’aver condiviso un post che da tempo circolava su Facebook. Colpevole anche d’aver esternato pubblicamente la sua posizione di “No Green pass” e di “No Vax”. Colpevole infine, uno+uno+uno, d’aver promosso, qualche tempo prima, un comitato contro il 5g proprio a Ivrea, città di Tim.
Per il resto? N
ulla da eccepire sui suoi tre anni passati a fare su e già dal carcere di Ivrea per assistere i detenuti nell’ambito delle cose possibile. Nulla da eccepire su di una persona che aveva svolto l’incarico in maniera encomiabile, riuscendo addirittura, insieme al garante regionale, all’associazione Antigone e all’avvocato Marialuisa Rossetti, a far trasferire dalla Procura di Ivrea (che chiedeva l’archiviazione) alla Procura di Torino, ben 4 dossier per presunti pestaggi in carcere avvenuti tra il 2015 e il 2016
Vero è che prima del consiglio comunale, durante una riunione dei capigruppo, il sindaco Stefano Sertoli l’aveva chiamata invitandola a dimettersi ma lei,in totale coerenza, gli aveva dtto “no”.
Questa la premessa e pure il finale di un fatto consumatosi nell’arco di una settimana. Una settimana in cui ci si era concentrati tutti sulla “lapidazione” a prescindere, senza alcuna via d’uscita. Le pietre le avevano tirate in tanti. Il garante nazionale, il Pd, addirittura il Sindacato della polizia penitenziaria (e non chiediamoci il perchè…). Soprattutto gliele avevano tirate sul web. A difenderla solo il garante regionale.
Un po’ com’era successo al noto storicoAlessandro Barbero per colpa di uno dei video in cui si diceva favorevole alla vaccinazione ma non al green pass, insieme a tanti altri autorevoli esponenti della società italiana. Da lì in avanti non gli era più quasi stato permesso di commentare alcunché.C’è chi veva addirittura chiesto il suo allontanamento dalla Rai.
Eppure per Paola Perinetto, una via d’uscita ci sarebbe stata. Confessare al mondo la “poca conoscenza” dei social network. Che non sia una professionista del web lo si sarebbe capito proprio scorrendo il suo profilo. Pochi “post” e quasi tutti concentrati in quelle ultime settimane. Sempre attenta, prima di quel giorno, a “dire” e a “non dire”, calibrando parole e sostanza.
E se la condivisione di quel fotomondaggio Draghi/Battisti le fosse scappata dal mouse?
Fosse andata così, a prescindere da quel che si pensa del Green pass – e certo non ci metteremo qui proprio noi (“noi” chi siamo) a decidere chi sta dalla parte giusta e chi in quella sbagliata – un po’ ci dispiacerebbe.l.l.m.
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