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Cronaca
05 Febbraio 2026 - 16:27
Una bicicletta elettrica sollevata e scaraventata nel vuoto, dalla balaustra dei Murazzi di Torino verso il basso, in direzione di un dehors affollato lungo la riva del Po. Un gesto che non provocò feriti solo per una coincidenza, ma che oggi porta un uomo di 45 anni davanti al giudice. Il tribunale ha disposto il rinvio a giudizio per tentate lesioni aggravate e danneggiamento aggravato, respingendo la richiesta di non luogo a procedere avanzata dalla difesa.
La decisione è stata assunta dal giudice Giorgio Potito, che ha ritenuto sussistenti gli elementi per l’apertura del dibattimento, accogliendo la linea della procura di Torino e della parte civile, rappresentata dall’avvocato Gino Arnone per conto del locale Gianca, situato proprio sotto il punto da cui la bici venne lanciata. L’imputato ha scelto il rito ordinario e il processo entrerà nel vivo a partire dal mese di marzo.
I fatti contestati risalgono alla notte del 10 febbraio 2023. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dalla sostituta procuratrice Livia Locci, l’uomo avrebbe afferrato una e-bike e l’avrebbe gettata dalla balconata affacciata sul Po, facendola precipitare sul dehors del locale sottostante. L’impatto fu violento, ma venne in parte attutito da un ombrellone, circostanza che evitò conseguenze fisiche alle persone presenti in quel momento.
Un dettaglio che non ha però ridimensionato la gravità della condotta, anche alla luce del contesto in cui maturò. Poco prima del gesto, infatti, il 45enne era stato allontanato dal locale perché ritenuto molesto e in evidente stato di ubriachezza. Secondo l’accusa, il lancio della bicicletta rappresenterebbe una reazione deliberata e potenzialmente letale, capace di mettere in serio pericolo l’incolumità pubblica.
Il caso si inserisce inoltre in una ferita ancora aperta per la città. Solo pochi giorni prima, sempre ai Murazzi, un gruppo di giovani – poi condannati – aveva compiuto un gesto analogo, lanciando una bicicletta che colpì lo studente di medicina Mauro Glorioso, rimasto gravemente ferito e in coma. Un precedente che pesa come un macigno nella valutazione complessiva dei fatti e che rende ancora più evidente il rischio concreto associato a comportamenti di questo tipo.
Nel procedimento attuale, fortunatamente, nessuna persona è rimasta ferita, ma per la magistratura ciò non basta a escludere la responsabilità penale. Il lancio di un oggetto pesante da un’altezza significativa, in un’area frequentata, integra secondo l’accusa una condotta idonea a provocare lesioni gravi o gravissime, indipendentemente dall’esito finale.
Ora sarà il dibattimento a chiarire responsabilità e intenzioni dell’imputato. Il processo che si aprirà a marzo dovrà stabilire se quel gesto, compiuto in una notte di movida ai Murazzi, configuri pienamente i reati contestati. Intanto, Torino torna a fare i conti con una domanda che ciclicamente riaffiora: quanto basta un attimo, e un oggetto lanciato nel vuoto, per trasformare una serata qualunque in una tragedia annunciata.

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