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Cronaca

Hashish e bilancino tra i binari a Cuneo: a processo un 23enne già detenuto, coinvolto anche il fratello minorenne

Droga trovata in un capannone abbandonato a Lesegno: il tribunale di Cuneo valuta spaccio o uso personale

Hashish e bilancino tra i binari a Cuneo: a processo un 23enne già detenuto, coinvolto anche il fratello minorenne

Hashish e bilancino tra i binari a Cuneo: a processo un 23enne già detenuto, coinvolto anche il fratello minorenne (immagine di repertorio)

Un capannone abbandonato a ridosso dei binari, una bilancia elettronica che vola via nel tentativo di disfarsene, 70 grammi di hashish e 160 euro in contanti trovati addosso. È questo il quadro che ha portato oggi davanti al tribunale di Cuneo un 23enne, indicato con le iniziali S.R., già detenuto per altra causa con fine pena fissato al 2028, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nella vicenda risulta coinvolto anche il fratello minorenne, la cui posizione è stata stralciata ed è ora al vaglio del tribunale per i minorenni di Torino.

I fatti risalgono al 16 dicembre 2023, quando la Guardia di Finanza è intervenuta nei pressi della stazione ferroviaria di Lesegno, nel Cuneese. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i militari avrebbero individuato all’interno di un edificio dismesso una partita di hashish per un peso complessivo di circa 70 grammi, ritenuta destinata allo spaccio nell’area di Ceva. Durante il controllo, sempre secondo l’accusa, il giovane avrebbe tentato di liberarsi di un bilancino elettronico, elemento considerato indicativo di un’attività di cessione, mentre in tasca gli sarebbero stati trovati 160 euro in contanti.

Davanti al giudice, S.R. ha respinto l’impianto accusatorio, sostenendo che la sostanza stupefacente non fosse sua ma del fratello minorenne, e che il bilancino fosse destinato a un uso personale. Una linea difensiva che punta a ridimensionare la contestazione principale, cercando di ricondurre la vicenda nell’alveo della detenzione per consumo personale, ipotesi che escluderebbe il reato di spaccio. Sarà ora il tribunale a valutare la credibilità di questa versione, mettendola a confronto con il contesto del rinvenimento, la quantità di droga e il comportamento tenuto durante il controllo.

Il procedimento a carico del fratello minore segue invece un binario autonomo, come previsto dalla normativa, ed è incardinato presso la giustizia minorile torinese, dove verranno applicati criteri e finalità differenti rispetto al processo ordinario. Per entrambi vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Nel fascicolo emerge anche un precedente che contribuisce a delineare il profilo dell’imputato: S.R. era già stato destinatario di un Daspo ferroviario, disposto dopo un episodio di minacce rivolte ad alcuni passeggeri su un treno della tratta Mondovì–Ceva. Un provvedimento amministrativo che non equivale a una condanna penale, ma che viene comunque richiamato come elemento di contesto nella ricostruzione complessiva della vicenda.

Il cuore del processo ruota ora attorno a un nodo decisivo: stabilire se la condotta contestata integri davvero una detenzione ai fini di spaccio oppure se possa essere derubricata a uso personale. In assenza di soglie rigide fissate dalla legge, il giudizio si fonda sulla valutazione complessiva degli indizi, dal luogo del rinvenimento alla quantità di sostanza, passando per la disponibilità di denaro e per la presenza di strumenti ritenuti funzionali allo spaccio.

Le prossime udienze serviranno a chiarire questi aspetti attraverso l’esame dei testimoni e l’analisi degli atti. Solo al termine del contraddittorio il tribunale potrà pronunciarsi sulle responsabilità penali del giovane, mentre il destino giudiziario del fratello minorenne seguirà un percorso separato, nel rispetto delle garanzie previste per i procedimenti che coinvolgono soggetti non ancora maggiorenni.

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