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Cronaca
05 Febbraio 2026 - 09:14
Anche Torino nel mirino della falsa banca dei facili guadagni, quattro milioni spariti e oltre 500 risparmiatori truffati
Prometteva rendimenti elevati, operazioni rapide e servizi bancari “alternativi”, ma dietro quella facciata si nascondeva un sistema finanziario abusivo che ha coinvolto centinaia di risparmiatori in tutta Italia, Torino compresa. È il bilancio dell’operazione “Golden Tree”, condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Procura del capoluogo marchigiano, che ha portato alla scoperta di un presunto schema Ponzi capace di muovere circa quattro milioni di euro e di attirare oltre 500 clienti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione operava come una vera e propria banca parallela, pur senza alcuna autorizzazione. Offriva l’apertura di conti correnti esteri, la concessione di prestiti e soprattutto proposte di investimento presentate come sicure e ad alto rendimento. Un’offerta apparentemente credibile, alimentata da un passaparola insistente e da una rete di contatti diffusa in numerose province italiane, tra cui il capoluogo piemontese.
Il meccanismo era quello classico dello schema Ponzi: i capitali versati dai nuovi clienti venivano utilizzati per pagare i rendimenti promessi ai precedenti, creando l’illusione di un sistema solido e profittevole. Una spirale destinata però a crollare, lasciando dietro di sé perdite pesanti e risparmi svaniti.

Le indagini hanno fatto emergere anche una dimensione internazionale dell’operazione. La struttura avrebbe infatti avuto ramificazioni in Polonia e Bulgaria, dove sarebbero stati appoggiati alcuni dei flussi finanziari e aperti conti utilizzati per movimentare il denaro. Un livello di complessità che ha richiesto accertamenti incrociati e sequestri anche oltreconfine.
Il profilo delle vittime è ampio e trasversale. Tra i clienti figurano persone di età compresa tra i 20 e gli 85 anni, molte delle quali avrebbero investito risparmi di una vita, pensioni o somme ottenute ricorrendo a prestiti, convinte dalla promessa di guadagni rapidi e superiori a quelli offerti dal circuito bancario tradizionale. Una fiducia che, per molti, si è trasformata in un danno economico difficile da recuperare.
Al termine dell’operazione, quattro persone sono state deferite all’autorità giudiziaria con accuse pesanti: abusivismo finanziario, attività bancaria abusiva, truffa e autoridiciclaggio. Per due indagati sono scattate misure cautelari, mentre le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro di quindici conti correnti, localizzati sia in Italia sia in Polonia, ritenuti riconducibili al circuito illecito.
L’inchiesta accende ancora una volta i riflettori sul rischio rappresentato da canali finanziari non autorizzati, capaci di mimare in modo convincente l’operatività di istituti regolari e di intercettare fasce molto diverse della popolazione. Anche a Torino, ora, si contano potenziali vittime di un sistema che ha sfruttato fragilità economiche e aspettative di rendimento per alimentare un ingranaggio fraudolento su scala nazionale.
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