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Cronaca

Zippo ha chiesto il rito abbreviato, spera in uno sconto di pena per l’esplosione di via Nizza: intanto a Mazzè si piange ancora Jacopo Peretti

Speranza di sconto di pena per la guardia giurata accusata di disastro doloso e omicidio, ma l’aggravante dei futili motivi rischia di chiudere ogni spiraglio

Zippo spera in uno sconto di pena

Zippo spera in uno sconto di pena per l’esplosione di via Nizza, mentre a Mazzè si piange ancora Jacopo Peretti

La speranza di uno sconto di pena passa per una scelta procedurale, ma il terreno giudiziario su cui si muove Gianni Zippo resta impervio. La guardia giurata quarantenne, detenuta nel carcere di Biella dal luglio 2025, ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato per l’esplosione che nella notte tra il 29 e il 30 giugno scorso ha devastato una palazzina di via Nizza 389, a Torino, causando la morte di Jacopo Peretti, 33 anni, originario di Mazzè in Canavese, e il ferimento di altre sette persone, tra cui due minori.

Una richiesta che, se accolta, ridurrebbe i tempi del processo e garantirebbe uno sconto automatico di pena, ma che rischia di infrangersi contro un ostacolo giuridico tutt’altro che secondario. Zippo è imputato per disastro doloso, omicidio volontario con dolo eventuale e lesioni personali, reati che, alla luce della riforma del 2019, non consentono l’accesso al rito abbreviato quando è prevista la pena dell’ergastolo. Un’eventualità concreta proprio a causa dell’aggravante dei futili motivi, ritenuta dagli inquirenti decisiva e “ostativa”.

La decisione spetta alla giudice Enrica Angioni, ma le probabilità che la richiesta venga respinta appaiono elevate. In quel caso, il procedimento proseguirà con il giudizio immediato, già fissato per il 3 marzo davanti alla Corte d’Assise di Torino. La strategia difensiva di Zippo sembra dunque legata a un’unica possibilità: convincere i giudici, al momento della sentenza, a escludere proprio quell’aggravante che oggi gli chiude la strada del rito abbreviato.

Qualunque sarà la forma del processo, il cuore del dibattimento resterà ancorato a quanto accaduto in quella notte di fine giugno. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Zippo si sarebbe introdotto nell’appartamento della donna con cui aveva una relazione, approfittando della sua assenza. Indossava maschera, guanti e una tuta da lavoro. Una volta all’interno avrebbe tagliato i tubi del gas, cosparso l’abitazione di benzina e poi appiccato il fuoco, provocando un’esplosione di proporzioni devastanti.

Un gesto che l’imputato ha cercato di ridimensionare nelle dichiarazioni spontanee rese agli investigatori, sostenendo di non aver mai previsto conseguenze così gravi. «Volevo farle un dispetto, una piccola vendetta. Non avrei mai immaginato di fare un danno simile», ha detto, tentando di relegare l’accaduto a un atto impulsivo. Una versione che stride con la gravità degli effetti e con il quadro accusatorio delineato dalla Procura.

L’esplosione ha infatti causato la morte di Jacopo Peretti, rimasto intrappolato nello stabile. L’autopsia, eseguita dal medico legale Alessandra Cicchini, ha stabilito che il giovane è deceduto per asfissia in un tempo estremamente breve, meno di un minuto, a causa dei gas sprigionati dalla deflagrazione. Una morte improvvisa e violenta, che ha scosso non solo Torino ma anche il Canavese, dove Peretti era conosciuto e dove la notizia ha lasciato una ferita ancora aperta.

Oltre alla vittima, il bilancio dell’esplosione parla di sette feriti, tra cui una bambina di 6 anni e un ragazzo di 12, e di un intero edificio reso inagibile. Venti famiglie sono rimaste senza casa tra gli interni 6, 8 e 10 della palazzina. Tre nuclei sono tuttora ospitati in appartamenti messi a disposizione dalla Città di Torino, mentre una quarta famiglia ha ottenuto un alloggio di edilizia sociale. Solo all’inizio di gennaio, con la chiusura delle indagini preliminari, la pm Chiara Canepa ha disposto il dissequestro delle aree più danneggiate, aprendo la strada all’avvio della ricostruzione. Un percorso che, secondo le stime, richiederà ancora molti mesi prima di consentire il rientro degli abitanti.

In aula, il processo si annuncia affollato. I genitori di Jacopo Peretti si costituiranno parte civile, assistiti dagli avvocati Lorenzo Bianco e Vittorio Nizza, così come le altre famiglie coinvolte, rappresentate, tra gli altri, dai legali Alessandro Dimauro, Claudio Strata e Cesare Carnevale Schianca. Zippo è invece difeso dall’avvocato Basilio Foti.

Resta ora da capire se la richiesta di rito abbreviato verrà accolta o respinta. In gioco non c’è solo una scelta tecnica, ma l’assetto complessivo di un processo destinato a segnare profondamente la cronaca giudiziaria torinese. Sullo sfondo, una domanda che attraversa l’intera vicenda: se quella esplosione sia stata davvero, come sostiene l’imputato, un gesto sottovalutato, o piuttosto l’atto finale di una ossessione trasformata in tragedia.

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