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14 Gennaio 2026 - 13:39
Torino dedica il suo primo monumento a una donna: è Giulia di Barolo, donna al fianco di emarginate e carcerate
Torino colma una lacuna storica e simbolica: il primo monumento cittadino dedicato a una donna è ora realtà. Si trova sulla facciata di Palazzo Barolo ed è intitolato “A Giulia di Barolo”, come recita l’iscrizione accanto alla scultura. L’opera, voluta dall’Opera Barolo e patrocinata dalla Città di Torino e dall’Accademia Albertina delle Belle Arti, rende omaggio a una figura centrale della storia sociale torinese e italiana.
La scultura, realizzata dall’artista Gabriele Garbolino Rù con la curatela di Enrico Zanellati, è in bronzo e raffigura Giulia di Barolo mentre stringe tra le braccia una donna detenuta. Un’immagine potente, che sintetizza il senso di una vita dedicata all’assistenza delle persone più fragili. Giulia di Barolo (1786–1864) fu infatti protagonista di un’opera instancabile a favore delle carcerate e delle donne emarginate, un impegno portato avanti insieme al marito Carlo Tancredi di Barolo.
Con lui fondò il Distretto sociale Barolo, considerato il primo luogo di accoglienza per le donne appena uscite dal carcere, oltre a numerose altre istituzioni educative e assistenziali. Un’eredità che prosegue ancora oggi attraverso l’Opera Barolo, chiamata a custodire e sviluppare quella rete di servizi sociali nata nell’Ottocento. Non a caso, Giulia e Carlo Tancredi sono stati dichiarati Venerabili – lei nel 2015, lui nel 2018 – e per entrambi è in corso il processo di beatificazione.
La scultura sarà ufficialmente svelata sabato 17 gennaio, quando verranno rimossi i teli che la coprono. L’inaugurazione aprirà un fine settimana di iniziative culturali, con spettacoli musicali, visite guidate a Palazzo Barolo – storica dimora seicentesca legata al Risorgimento italiano e frequentata da figure come Silvio Pellico – e l’apertura straordinaria del Distretto sociale Barolo. Saranno inoltre visitabili il MUSLI – Museo della Scuola e il Pop-App Museum, ospitati all’interno del complesso.
Dal punto di vista tecnico, l’opera misura 2 metri e 30 centimetri di altezza, pesa 170 chilogrammi, occupa una superficie di 4 metri quadrati ed è collocata a 4 metri da terra. La sua realizzazione ha richiesto due anni di lavoro. Il progetto è stato sostenuto economicamente dalla Famiglia Abbona, proprietaria delle Cantine di Barolo che un tempo appartenevano ai Marchesi.
Con questo monumento, Torino non solo rende omaggio a Giulia di Barolo, ma compie anche un gesto di riconoscimento più ampio: portare nello spazio pubblico la memoria di una donna che ha inciso profondamente nella storia civile della città, trasformando la carità in progetto sociale e l’assistenza in diritto.

Giulia di Barolo
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