Le prime scarcerazioni dopo gli arresti per il corteo di Torino fanno esplodere lo scontro politico e riaccendono il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle decisioni della magistratura. Un giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino, Irene Giani, ha disposto gli arresti domiciliari per Angelo Simionato, 22 anni, originario di Grosseto, e l’obbligo di firma quotidiano per Matteo Campaner e Pietro Desideri, tutti coinvolti a vario titolo nei disordini della manifestazione.
Nessuno dei tre è stato prosciolto. Il gip, infatti, parla esplicitamente di «gravi indizi» a loro carico. Simionato è sospettato di aver preso parte alla violenta aggressione a un poliziotto durante il corteo, mentre Campaner e Desideri sono indagati per episodi di resistenza a pubblico ufficiale. La misura cautelare, tuttavia, è stata rimodulata rispetto al carcere, e questo ha innescato una reazione durissima da parte del centrodestra.
Il primo a intervenire è Matteo Salvini, che sui social liquida la decisione con una sola parola: «vergogna», aggiungendo che «votare Sì al referendum è un dovere morale». Sulla stessa linea Antonio Tajani, che si chiede «come ci si possa sentire sicuri con questa giustizia» e auspica che «certe decisioni non vengano prese in base a sensibilità politiche». Per Giovanni Maiorano di Fratelli d’Italia le scarcerazioni sono «incomprensibili e gravissime», mentre Paola Ambrogio, sempre di FdI, parla di «una risposta debole a fatti gravi che mina la credibilità delle istituzioni». Ancora più duro Roberto Rosso di Forza Italia, che definisce la scelta «un segnale di resa gravissimo e inaccettabile».
Dal fronte opposto, alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle invitano Salvini «a fare pace col cervello», sostenendo che il caso non abbia nulla a che vedere con la separazione delle carriere, «a meno che non si voglia dire che in futuro la politica darà ordini alla magistratura». Una presa di posizione netta arriva anche dall’Anm. Il segretario generale Rocco Maruotti interviene per difendere l’autonomia dei giudici: «La magistratura non è solo quella che sbaglia, perché la magistratura sbaglia come sbagliano i medici, gli ingegneri, i giornalisti, i politici. La magistratura è anche quella che prova ad emendare sé stessa quando commette degli errori, ma soprattutto quella che ha pagato forse il prezzo più alto insieme ad altri servitori dello Stato, come quelli delle forze di polizia, che oggi ci vedono su fronti opposti ma solo perché qualcuno vuole metterci su due barricate opposte: così non è e non sarà mai».
Dal Palazzo di giustizia non arrivano repliche ufficiali alle polemiche. A parlare è però uno dei difensori, l’avvocato Gianluca Vitale, che elogia l’operato del gip: «Si è dimostrato impermeabile ai tentativi di condizionamento e ha preso la sua decisione applicando le normali regole processuali di un Paese normale».
Nel merito, Simionato resta indagato non per tentato omicidio, come ipotizzato da alcuni esponenti della maggioranza, ma per il reato contestato dalla procura: lesioni a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico durante manifestazioni, nella formulazione introdotta nel 2023. Davanti al giudice il giovane ha fornito la sua versione: «Stavo scappando e ho visto un celerino dietro di me; mi sono girato, ce n’era uno a terra con delle persone che erano su di lui e mi sono allontanato». Una ricostruzione che lui sostiene, ma che secondo i pm è smentita dai filmati, nei quali si vedrebbe Simionato spingere un altro manifestante verso il gruppo «con chiaro intento di incoraggiamento», configurando così un concorso morale.
Per il gip, tuttavia, i domiciliari sono una misura sufficiente. Simionato è giovane, incensurato, non risulta stabilmente legato a gruppi antagonisti e, a differenza di altri dimostranti vestiti di nero e dotati di caschi e scudi, indossava «indumenti sgargianti», segno di una certa «ingenuità operativa» che lo rendeva facilmente riconoscibile. Decisiva anche la disponibilità dei genitori ad accoglierlo ad Arcidosso, nel Grossetano, lontano dal «contesto ambientale in cui i fatti sono maturati». Una decisione che non chiude il caso, ma che segna un nuovo capitolo giudiziario e politico in una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo.