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Cronaca

Torino sotto inchiesta: dodici giovanissimi davanti ai giudici per i cortei Pro Pal e l’ombra dei domiciliari

Dalle manifestazioni per Gaza agli interrogatori: pesa l’accusa di concorso morale anche per chi “era solo presente”

Palazzo Nuovo occupato a Torino lo scorso Ottobre

Palazzo Nuovo occupato a Torino lo scorso Ottobre

Dodici ragazzi poco più che maggiorenni, molti alla prima esperienza giudiziaria della loro vita, si sono presentati oggi al Palazzo di giustizia di Torino per affrontare un passaggio che segna uno spartiacque personale e politico. La Procura di Torino ha chiesto per tutti la custodia cautelare, ipotizzando anche gli arresti domiciliari, per i fatti avvenuti durante la campagna di mobilitazione “Blocchiamo tutto”, organizzata lo scorso autunno nel capoluogo piemontese in solidarietà con la Flotilla diretta a Gaza.

Le manifestazioni, che hanno coinvolto centinaia di attivisti, sono culminate il 29 novembre con l’irruzione nella sede del quotidiano La Stampa, episodio al centro di uno dei filoni principali dell’indagine. I giovani indagati, in parte riconducibili a collettivi studenteschi di area autonoma gravitanti attorno ad Askatasuna, sono stati sottoposti agli interrogatori precautelari, rendendo tutti dichiarazioni per chiarire la propria posizione e respingere le accuse più gravi.

Il nodo centrale dell’inchiesta è rappresentato dal cosiddetto concorso morale, un’impostazione accusatoria che non riguarda soltanto chi avrebbe materialmente compiuto danneggiamenti o atti di violenza, ma anche chi si trovava sul posto. I pubblici ministeri parlano infatti di “contiguità morale, spaziale e logistica”, sostenendo che la semplice presenza all’interno del contesto della manifestazione possa configurare una responsabilità penale.

È il caso, ad esempio, del blitz alla stazione di Porta Susa, dove la distruzione della vetrata d’ingresso sarebbe stata opera di un solo manifestante, ma tra gli indagati figura anche un ragazzo che oggi ha spiegato di essere arrivato in un secondo momento, dopo una lezione di scuola guida. Analoga la posizione di uno dei giovani coinvolti nel procedimento relativo a La Stampa, che sostiene di essere rimasto all’esterno della redazione, fermo sulla scalinata, senza partecipare direttamente ai fatti contestati, che comprendono danneggiamento e violenza privata.

I dodici giovani ascoltati oggi sono assistiti dagli avvocati Valentina Colletta e Gianluca Vitale. Il calendario degli interrogatori proseguirà domani con altri sette indagati, mentre l’ultimo confronto con i magistrati è fissato per venerdì, a conferma di un’indagine ampia e ancora in pieno sviluppo.

La mobilitazione “Blocchiamo tutto” ha già prodotto una prima sentenza. Nei giorni scorsi un giovane è stato condannato a otto mesi di carcere, con sospensione condizionale della pena, per aver lanciato un grosso posacenere contro un agente durante disordini verificatisi nella sede della Città Metropolitana di Torino. Un precedente che pesa come un macigno sulle posizioni degli altri indagati e che alimenta il timore di misure restrittive anche per chi rivendica un ruolo marginale o puramente simbolico nelle proteste.

Il caso riapre il dibattito sul confine tra partecipazione politica, responsabilità individuale e repressione giudiziaria dei movimenti, in un clima in cui la linea tra presenza e colpa appare sempre più sottile.

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