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Scontri a Torino, sicurezza e Ice. Piantedosi alza il muro: «Insinuazioni indegne, il Governo non c’entra»

Il ministro respinge le accuse e rilancia il fermo preventivo

Piantedosi su scontri Torino

Piantedosi su scontri Torino

È un intervento duro, senza concessioni, quello di Matteo Piantedosi al Senato sugli scontri avvenuti sabato sera a Torino durante il corteo per Askatasuna. Il ministro dell’Interno respinge ogni accusa di impreparazione e qualsiasi ipotesi di responsabilità politica, ribadendo che «a Torino non c’è stata alcuna impreparazione nella gestione dell’ordine pubblico né un uso eccessivo della forza».

Piantedosi va oltre la ricostruzione dei fatti e prende di mira direttamente opposizioni e commentatori che hanno ipotizzato una regia governativa dietro le violenze. «C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal Governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale», afferma dal banco del governo, definendo queste tesi «un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà».

Nel suo intervento, il titolare del Viminale colloca gli scontri in una cornice più ampia e storica. «Le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale Governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi». E chiarisce: «Sono delinquenti per conto proprio, non agiscono per conto del Governo».

Il ministro accusa poi chi solleva dubbi di voler spostare il bersaglio. «Sostenere che si tratti di pedine manovrate da un livello occulto superiore serve solo a spostare l’attenzione, a costruire alibi e, in ultima analisi, a difendere Askatasuna e i suoi fiancheggiatori». La conclusione è netta: «Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi».

Sul piano normativo, Piantedosi rilancia il pacchetto sicurezza e annuncia una stretta preventiva. «Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. Il Governo intende introdurre una misura» che consenta di «impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire». Per il ministro è il momento di una scelta politica chiara: «È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione: da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni».

Dopo le comunicazioni, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato la risoluzione di maggioranza, che ha assorbito la mozione di Azione su cui il governo aveva espresso parere favorevole. Le opposizioni, però, rivendicano compattezza e parlano di una destra in difficoltà, evocando anche il ruolo di Roberto Vannacci come possibile fattore di tensione interna per Giorgia Meloni.

Intanto, sul fronte torinese, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini denuncia la comparsa di scritte contro le forze dell’ordine all’interno dell’ateneo, comparse il giorno prima della manifestazione: «+sbirri morti, +orfani, +vedove» e «+pirati -sbirri».

La giornata parlamentare di Piantedosi si era aperta con un altro dossier sensibile: la presenza di agenti dell’Ice in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Il ministro esclude qualsiasi cessione di sovranità: «Non è di certo un’improvvisa e unilaterale iniziativa di compressione della nostra sovranità nazionale», precisando che l’Ice «non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di polizia sul nostro territorio nazionale». Da qui l’attacco al Movimento 5 Stelle, senza citarlo esplicitamente, ricordando che durante il governo Conte II, in piena emergenza Covid, vi fu «una singolare missione militare organizzata dai russi in Italia, consentendo a un Paese non alleato l’ingresso in un Paese Nato».

Le opposizioni reagiscono con toni durissimi. Davide Faraone di Italia Viva accusa: «Siamo governati da vassalli che non sono neanche in grado di dire agli Usa “noi quelli non li vogliamo”». Per Benedetto Della Vedova di +Europa, il governo continua a raccontare «una favola che non esiste». E dal Partito Democratico arriva un altro affondo: secondo la capogruppo alla Camera, da Piantedosi «non una parola per i cittadini uccisi dall’Ice».

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