Cerca

Cronaca

Scontri di Torino, il gip: il 22enne arrestato non è legato a gruppi organizzati ma era consapevole della violenza

Per Angelo Simionato domiciliari in provincia di Grosseto, il giudice parla di “ingenuità operativa” ma esclude il ruolo marginale

Scontri di Torino, il gip: il 22enne arrestato non è legato a gruppi organizzati ma era consapevole della violenza

Scontri di Torino, il gip: il 22enne arrestato non è legato a gruppi organizzati ma era consapevole della violenza (foto: Simonato)

Non risulta legato a gruppi organizzati né a circuiti antagonisti strutturati Angelo Simionato, il ventiduenne originario della provincia di Grosseto arrestato per i fatti avvenuti il 31 gennaio a Torino, al termine del corteo per Askatasuna, durante il quale è stato aggredito il poliziotto Alessandro Calista. È quanto emerge dal provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto, disponendo per il giovane la misura degli arresti domiciliari.

Nel dispositivo cautelare il gip sottolinea che, pur in presenza di indizi a carico, Simionato non è mai emerso come autore di precedenti episodi di violenza in occasione di manifestazioni, né risulta inserito in contesti organizzati. Un profilo che, secondo il giudice, lo distingue da altri soggetti coinvolti in dinamiche di piazza strutturate. Tuttavia, questa valutazione non attenua la gravità della sua posizione nel singolo episodio.

Il giudice parla esplicitamente di una “certa ingenuità operativa”, evidenziando come il giovane non fosse travisato, non indossasse protezioni come caschi o scudi e avesse scelto abiti dai colori sgargianti, tali da renderlo facilmente riconoscibile. Un comportamento che, secondo il gip, mal si concilia con l’appartenenza a gruppi organizzati ma non esclude una partecipazione consapevole ai fatti.

Proprio su questo punto si concentra il cuore della decisione. Dalle immagini analizzate emerge, secondo il giudice, una “chiara consapevolezza della grave violenza in atto”. Simionato, infatti, si sarebbe avvicinato a meno di un metro dall’agente mentre era a terra, in un contesto in cui l’aggressione era già in corso. Una vicinanza che, per il gip, rende incompatibile la tesi di un semplice passaggio casuale.

Davanti al giudice, il giovane ha rilasciato una dichiarazione spontanea, affermando: «Ho visto il poliziotto a terra, ho visto le persone che erano su di lui e mi sono allontanato. Non ho spinto nessuno». Ha poi aggiunto di essersi trovato nella folla e di stare scappando, riferendo di aver visto un “celerino” alle sue spalle. Tuttavia, secondo il gip, i movimenti ripresi nei video non sono compatibili con una fuga, smentendo di fatto la versione fornita.

Determinante, ai fini della misura cautelare, anche la disponibilità dei genitori ad accoglierlo nella loro abitazione in provincia di Grosseto, territorio ritenuto distante dal contesto ambientale torinese in cui si sono verificati i fatti. Un elemento che ha contribuito alla scelta dei domiciliari, riducendo il rischio di reiterazione nel medesimo contesto.

Il procedimento prosegue ora sul piano penale, mentre l’attenzione resta alta sugli sviluppi dell’inchiesta complessiva sugli scontri di Torino, che continuano ad alimentare un acceso dibattito politico e giudiziario sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle responsabilità individuali all’interno delle manifestazioni.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori