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Cronaca
04 Febbraio 2026 - 12:22
Fuggivano di notte per salvarsi dal marito violento, madre e figli dormivano nei giardinetti anche d’inverno
Per sfuggire alla violenza del marito e padre, una donna e i suoi figli minorenni erano arrivati a lasciare casa nel cuore della notte, anche in pieno inverno, per rifugiarsi su una panchina di un giardinetto vicino. A volte con addosso solo abiti leggeri, talvolta scalzi, restavano lì fino all’alba, aspettando che l’uomo si calmassse prima di rientrare. È uno dei passaggi più drammatici di una vicenda emersa a Torino, che racconta una quotidianità segnata dalla paura e da anni di maltrattamenti familiari.
Dopo un’istruttoria approfondita, il Tribunale di Torino – Sezione Misure di Prevenzione ha accolto la proposta del Questore di Torino, avanzata tramite la Divisione Polizia Anticrimine, disponendo nei confronti di un uomo di 50 anni la sorveglianza speciale per la durata di un anno e sei mesi. Il provvedimento arriva al termine di accertamenti che hanno ricostruito un quadro di condotte vessatorie protratte per oltre dieci anni ai danni della moglie e dei figli.
Secondo quanto ricostruito dalla polizia, l’uomo aveva instaurato all’interno della famiglia un clima di terrore costante. Le fughe notturne non erano episodi isolati, ma una strategia di sopravvivenza messa in atto più volte dalla donna e dai bambini per sottrarsi alla sua furia. Lasciare l’abitazione significava evitare il peggio, ma anche esporsi al freddo, al buio e a una condizione di estrema vulnerabilità, soprattutto per i minori.
Alla violenza fisica e psicologica si affiancava un sistematico isolamento delle vittime. Il cinquantenne aveva progressivamente tagliato ogni legame con l’esterno, vietando ai familiari di frequentare parenti e amici o di ospitare qualcuno in casa. Secondo gli accertamenti, giustificava questo controllo assoluto sostenendo che tutte le persone esterne fossero “cattive”, alimentando diffidenza e dipendenza emotiva. Un meccanismo tipico delle dinamiche di abuso, che rende ancora più difficile per le vittime chiedere aiuto.
Particolarmente inquietante è anche il capitolo legato alle armi. L’uomo era in possesso di pistole e fucili soft air ad aria compressa e per questo è stato indagato anche per porto abusivo di armi. Non si limitava a detenerle: le utilizzava all’interno dell’abitazione, sparando e danneggiando mobili e suppellettili, provocando fori nei muri. In un episodio, ritenuto di estrema gravità, avrebbe persino costretto il figlio minorenne a prendere dal frigorifero delle cosce di pollo, utilizzate come bersagli per esercitarsi nel tiro. Un gesto che restituisce la misura della violenza psicologica esercitata sui figli e della totale assenza di limiti.

Le condotte persecutorie non si sono fermate con il raggiungimento della maggiore età di uno dei figli. Tra i comportamenti accertati figura anche il presentarsi dell’uomo sul posto di lavoro della figlia, ormai adulta, con l’intento di farla licenziare, interferendo pesantemente nella sua autonomia e nella possibilità di costruirsi un futuro indipendente.
Alla luce di questo quadro, il Tribunale ha ritenuto fondata la valutazione di pericolosità sociale avanzata dal Questore, disponendo la sorveglianza speciale. Si tratta di una misura di prevenzione personale che impone rigide prescrizioni e limitazioni alla libertà dell’individuo, con l’obiettivo di controllarne i comportamenti e prevenire la commissione di nuovi reati. Nel caso specifico, oltre alle restrizioni previste, è stato imposto all’uomo di seguire un percorso di recupero per autori di condotte violente e un programma di disintossicazione dall’alcool presso una struttura Ser.D.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza domestica, spesso consumata lontano dagli sguardi esterni e protratta per anni prima di emergere. Storie come questa mostrano quanto sia complesso per le vittime trovare una via d’uscita, soprattutto quando la violenza si intreccia con l’isolamento, il controllo e la paura costante. L’intervento delle istituzioni, in questo caso, rappresenta un passaggio fondamentale per interrompere una spirale che rischiava di continuare.
La sorveglianza speciale non cancella quanto accaduto, ma segna un punto di svolta: riconosce la gravità delle condotte e introduce strumenti concreti di tutela e prevenzione. Un provvedimento che parla anche di responsabilità collettiva e della necessità di intercettare prima possibile i segnali di violenza, per evitare che intere famiglie siano costrette a cercare salvezza, di notte, su una panchina.
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