La piattaforma online dedicata alla raccolta di foto, video e testimonianze sulla tragedia di Crans-Montana potrà restare attiva. La Procura del Vallese ha infatti respinto la richiesta di oscuramento presentata dai coniugi Moretti, proprietari del locale Constellation, teatro del rogo di Capodanno costato la vita a più persone. Una decisione che segna un passaggio rilevante nell’inchiesta penale in corso e che rafforza la posizione delle famiglie delle vittime, decise a contribuire in modo diretto alla ricostruzione di quanto accaduto.
La richiesta di oscuramento era stata avanzata attraverso un’istanza depositata una decina di giorni fa da Patrick Michod, legale di Jacques Moretti, con l’obiettivo di bloccare la piattaforma digitale avviata dall’avvocato Romain Jordan, che rappresenta diversi familiari delle vittime. Secondo la difesa dei proprietari del Constellation, la raccolta di materiali probatori dovrebbe essere prerogativa esclusiva delle autorità penali e non delle parti coinvolte nel procedimento.
Una tesi che però non ha convinto i magistrati svizzeri. La Procura, citata dall’emittente Leman Bleu, ha chiarito che l’ordinamento elvetico non vieta alle parti di raccogliere elementi di prova da sottoporre successivamente alla valutazione del Ministero Pubblico. In altre parole, la piattaforma non si sostituisce agli inquirenti né interferisce con l’indagine ufficiale, ma rappresenta uno strumento aggiuntivo di acquisizione di materiale potenzialmente utile.
Un altro punto centrale affrontato dalla Procura riguarda il rischio di condizionamento dei testimoni, sollevato dai legali dei Moretti. Anche su questo aspetto i magistrati hanno espresso una posizione netta, escludendo che la piattaforma possa influenzare dichiarazioni o comportamenti. Secondo l’autorità giudiziaria, l’iniziativa dell’avvocato Jordan si limita a mettere a disposizione uno spazio tecnico per la trasmissione di documenti, senza prevedere forme di interazione, commento o sollecitazione pubblica.
Nella pagina introduttiva del sito, raggiungibile all’indirizzo crans.merkt.ch, il messaggio è esplicito e prudente: «Se sei stato testimone della tragedia a Crans-Montana e/o possiedi foto, video, rivelazioni o informazioni, puoi condividerle qui in modo anonimo. Ti invitiamo a conservare i tuoi dati originali e ti incoraggiamo a rivolgerti anche alla polizia o al Ministero pubblico». Viene inoltre indicato l’indirizzo ufficiale delle autorità investigative per l’invio diretto del materiale.
La decisione della Procura rappresenta un segnale significativo anche sul piano simbolico. In un’indagine complessa e ancora in corso, segnata da un forte impatto emotivo e da interrogativi pesanti sulle responsabilità, viene riconosciuta la legittimità dell’iniziativa delle famiglie delle vittime, che chiedono trasparenza e verità. Allo stesso tempo, i magistrati ribadiscono che sarà comunque il Ministero Pubblico a valutare l’eventuale rilevanza probatoria dei materiali raccolti.
Il confronto tra le parti resta aperto e destinato a proseguire, ma sul fronte della piattaforma digitale il punto è ora fissato: il sito resterà online e potrà continuare a raccogliere testimonianze. Un tassello in più in un’inchiesta che, a oltre un mese dalla tragedia di Capodanno, continua a interrogare la giustizia svizzera e l’opinione pubblica internazionale.