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Cronaca

Scontri tra migranti al Cpr di Torino, tre finanzieri feriti: i sindacati accusano, “situazione fuori controllo”

Disordini nel Centro di permanenza per il rimpatrio di corso Brunelleschi, intervengono i Baschi Verdi. Sinafi e Usif chiedono alla Prefettura di riaprire il confronto

Scontri tra migranti al Cpr di Torino

Scontri tra migranti al Cpr di Torino, tre finanzieri feriti: i sindacati accusano, “situazione fuori controllo”

Ancora tensione, ancora violenza al Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino. Nella giornata di ieri, all’interno del Cpr di corso Brunelleschi, due gruppi di migranti si sono scontrati dando origine a disordini che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Il bilancio è di tre finanzieri feriti, militari della Guardia di Finanza appartenenti al comparto Antiterrorismo Pronto Impiego (Atpi), chiamati a ristabilire l’ordine all’interno della struttura.

Secondo quanto si apprende, la situazione è rapidamente degenerata, costringendo i Baschi Verdi a intervenire come forza di contenimento in un contesto già segnato da forti criticità. L’episodio riaccende i riflettori su una realtà che da tempo vive condizioni di alta tensione, con problemi strutturali, gestionali e di sicurezza più volte denunciati dagli operatori.

Durissima la presa di posizione dei sindacati della Guardia di Finanza. Il Sinafi parla apertamente di un “disastro annunciato”. In una nota, il sindacato sottolinea come quanto accaduto non possa essere liquidato come una fatalità: «I Baschi Verdi, insieme alle altre forze dell’ordine, vengono mandati a gestire situazioni di estrema criticità in contesti ormai fuori controllo, agendo da cuscinetto tra l’inefficienza gestionale e la violenza ideologica o criminale». Parole che chiamano in causa direttamente il sistema di gestione del Cpr e le responsabilità istituzionali.

Nel mirino del Sinafi finisce anche la Prefettura di Torino, accusata di aver interrotto unilateralmente il confronto con le rappresentanze sindacali, proprio mentre la situazione all’interno della struttura andava progressivamente peggiorando. Un’interruzione che, secondo il sindacato, ha contribuito a lasciare irrisolti nodi operativi e di sicurezza ormai evidenti.

Sulla stessa linea l’Usif, l’Unione sindacale italiana finanzieri, che parla di un “livello di criticità non più sottovalutabile”. Per il sindacato, quanto avvenuto a corso Brunelleschi non rappresenta un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di un sistema che mostra crepe profonde. «Non è sostenibile affrontare scenari eccezionali con strumenti ordinari», sottolinea l’Usif, chiedendo una revisione seria e responsabile delle modalità di gestione dei Cpr e delle risorse messe a disposizione delle forze dell’ordine.

Il tema della sicurezza nei Centri di permanenza per il rimpatrio torna così al centro del dibattito, con gli operatori in prima linea che denunciano di essere lasciati soli a fronteggiare situazioni sempre più complesse. Strutture pensate per trattenimenti amministrativi si trasformano, nei fatti, in contesti ad alto rischio, dove il confine tra gestione ordinaria e emergenza è sempre più labile.

Mentre i tre finanzieri feriti vengono medicati e le indagini interne cercano di ricostruire la dinamica degli scontri, resta aperta una questione che va oltre il singolo episodio: quella di un modello che, secondo chi lo presidia ogni giorno, non regge più. E che chiede risposte non rinviabili.

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