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Cronaca

Maltrattamenti in casa di riposo, condannata ex oss a Cuneo

Violenze su anziani con Alzheimer e demenza senile nella rsa di Saluzzo

Maltrattamenti in casa di riposo

Maltrattamenti in casa di riposo, condannata ex oss a Cuneo (foto di repertorio)

Due anni e nove mesi di reclusione. È la condanna inflitta dal giudice Marco Toscano del Tribunale di Cuneo a un’operatrice sociosanitaria, in servizio fino al 2024 presso la rsa Tapparelli d’Azeglio di Saluzzo, riconosciuta colpevole di maltrattamenti ai danni di ospiti anziani affetti da Alzheimer e demenza senile.

La vicenda risale al novembre 2021, in pieno periodo Covid. A far scattare l’indagine fu la denuncia di una collega, che aveva lavorato accanto all’imputata per una decina di giorni. In aula, la testimone ha raccontato di un presunto «segreto del mestiere» che l’operatrice, assunta nella struttura nel 2016, avrebbe insegnato anche alle colleghe più giovani.

Secondo l’accusa, si trattava di una torsione dei pollici, applicata agli ospiti ritenuti più difficili da gestire nel reparto dedicato agli anziani con gravi patologie cognitive. Un gesto che, per la procura, costituiva una forma di violenza fisica, aggravata dalle condizioni di fragilità delle vittime.

Nel processo si sono costituite parti civili le famiglie di quattro anziani, due dei quali sono ancora in vita, oltre alla stessa residenza sanitaria assistenziale. La Procura aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, richiesta superata dal giudice nella sentenza.

Durante il dibattimento, l’imputata ha respinto le accuse, sostenendo che la presa ai pollici fosse «un modo di prendere le persone per accompagnarle correttamente». Una versione che non ha convinto il tribunale, alla luce delle testimonianze e degli elementi raccolti.

Alcune ex colleghe hanno inoltre riferito episodi di maltrattamenti verbali, parlando di urla, frasi sgarbate e insulti, in particolare nei confronti di un’anziana ospite. Comportamenti che hanno contribuito a delineare, secondo il giudice, un quadro incompatibile con il ruolo di cura richiesto in una struttura che accoglie persone non autosufficienti.

La sentenza chiude un processo che ha riportato l’attenzione sulle condizioni di tutela degli anziani fragili all’interno delle strutture residenziali e sul ruolo di vigilanza svolto da operatori e colleghi, determinante in questo caso per far emergere i fatti.

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