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Ivrea Costruttrice di Pace, ce lo chiede la guerra

Dai gemellaggi solidali alla diplomazia delle città, Ivrea ha già gli strumenti per essere presidio civile contro la guerra. Ora serve il coraggio politico di fare l’ultimo passo: un Assessorato alla Pace

Ivrea Costruttrice di Pace, ce lo chiede la guerra

Municipio di Ivrea

La pace non è solo diplomazia tra Stati, o la vittoria del più forte, oppure assenza di guerra, ma una condizione da costruire quotidianamente nelle piazze, nelle scuole e nei quartieri. Un’amministrazione comunale può e deve essere un presidio di pace locale: è qui che si gestiscono i conflitti primari.

Ridurre il Comune a una "agenzia di manutenzione" è una visione riduttiva. Il Comune è l'ente più vicino alla persona: è il luogo dove la democrazia diventa convivenza quotidiana.

Affermare che un Comune può essere Costruttore di Pace per qualcuno è sterile ideologia, mi sembra di sentirli: “ben altri sono i problemi e i compiti di una amministrazione!”, così, con il benaltrismo, non si fa nulla, al massimo ci si ferma al piccolo cabotaggio.

pace

Ivrea ha già tracciato percorsi importanti in questa direzione. Penso ai gemellaggi solidali, il primo nasce nel 1992 con la città di Qaladiza del Kurdistan iracheno, sua indimenticabile promotrice, la nostra cara concittadina Graziella Bronzini. Trent’anni dopo nasce il gemellaggio con Beit Ummar in Cisgiordania. Oggi questo impegno si traduce in sostegno morale e progetti vitali, come la raccolta fondi per una cisterna d'acqua in un territorio dove l'accesso alle risorse è negato dalle forze di occupazione israeliane.

E penso alla cosiddetta diplomazia delle Città. Ivrea aderisce a reti come il Coordinamento Comuni per la Pace (dal 2006) e Mayors for Peace, sindaci per la pace contro l’atomica (dal 2022). Anche se, queste appartenenze dovrebbero tradursi in azioni costanti, superando la logica delle iniziative sporadiche.

Si deve invece ancora lavorare ad altri percorsi come la Gestione Creativa del Conflitto (tra generazioni, tra culture, tra interessi economici). L'amministrazione "di pace" può agevolare la mediazione civica aprendo sportelli di mediazione familiare, condominiale e interculturale per evitare che il disagio sfoci in violenza.

E naturalmente un Comune Costruttore di pace parla di accoglienza e diritti. Una città che tutela i diritti dei più deboli (migranti, senzatetto, minoranze) pratica attivamente la pace, perché la giustizia sociale è l'unico vero antidoto alla violenza.

La Pace non semplice assenza di guerra, ma anche presenza di giustizia, equità e cooperazione.

L'amministrazione comunale è l'ente che ha più potere di incidere su questi ultimi valori creando un ambiente dove ogni cittadino si sente valorizzato e al sicuro, non perché ci sono più telecamere, ma perché c'è più fiducia reciproca.

La giunta di Ivrea si divide fra cinque assessore/i più il sindaco 35 deleghe, perché rimanere a metà e non compiere un passo definitivo vero assegnando una delega alla Pace?

Istituire un Assessorato alla Pace significa dare dignità istituzionale a un valore e sentimento diffuso che altrimenti rischia di rimanere astratto. Non deve essere un incarico "di facciata", ma lavoro di coordinamento che coinvolge tutte le altre deleghe: urbanistica, scuola, sociale, sicurezza, per integrare la cultura della nonviolenza nelle decisioni politiche, nel linguaggio. Un laboratorio di coesione fra amministrazione e cittadinanza attiva. 

Forza! Siete a metà percorso, ancora in tempo per creare l’assessorato alla Pace, la spinta dal basso per una città costruttrice di pace non manca, è il contesto drammatico che chiede questo impegno.  La delega, naturalmente, l’assegnerei al Sindaco, massimo rappresentante di tutte le cittadine e tutti cittadini.

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