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Cronaca
03 Febbraio 2026 - 09:10
Leinì, capannone aziendale trasformato in un deposito di droga: sequestrate quasi mezza tonnellata di hashish e marijuana
Un controllo all’alba, un borsone nel bagagliaio e poi un capannone che, almeno sulla carta, sembrava un’azienda come tante. In realtà era un deposito: quasi mezza tonnellata di droga pronta a finire sul mercato torinese. È il bilancio dell’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Ivrea, scattata il 29 gennaio, che ha portato all’arresto di tre uomini accusati di detenzione ai fini di spaccio aggravata e in concorso.
Il primo fermo è arrivato intorno alle 7 del mattino nei pressi dello svincolo autostradale di Settimo Torinese, dopo controlli e pedinamenti avviati dai militari: a finire sotto osservazione è stato Giovanni Luca Coltellaro, 47 anni, residente a Cuorgnè, fermato mentre era alla guida di una Fiat Stilo appena uscita dalla zona industriale di Leinì, in viale Kennedy. Nel bagagliaio dell’auto c’era un borsone con 45 pacchi termosaldati di marijuana per un totale di 24 chilogrammi, oltre a quattro panetti di hashish da 100 grammi ciascuno.
A quel punto l’attenzione degli investigatori si è concentrata sul capannone da cui l’uomo era partito, già finito nel mirino anche per un via vai considerato sospetto. È così che è scattata la seconda fase del blitz, con il supporto del Nucleo Cinofili di Volpiano e dei cani antidroga Berla e Rhum.
Dentro l’immobile, formalmente sede di una ditta di spedizioni, sono stati bloccati i due titolari: Fabrizio Salvatore Penna, 53 anni, di San Maurizio Canavese, e Domenico Di Toma, 54 anni, di Torino. È lì che i numeri dell’operazione hanno assunto proporzioni eccezionali: tra capannone e veicoli pronti alla movimentazione i carabinieri hanno sequestrato 26 chili di marijuana, 344 chili di hashish confezionati in panetti termosaldati e altri 800 grammi occultati in ovuli. A questi si sono aggiunti ulteriori 40 chili di sostanza nascosti all’interno della struttura.
Nel corso delle verifiche è stata inoltre trovata una somma di circa 17mila euro in contanti, ritenuta collegata all’attività di spaccio, insieme a fogli con indicazioni di incassi e spese e a un quaderno con appunti anche in spagnolo, elementi che rafforzano l’ipotesi di un’organizzazione strutturata e non di un traffico improvvisato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, non si esclude una pista estera, con collegamenti con la Spagna: l’ingente carico, con tutta probabilità, sarebbe partito da Valencia su un camion frigo, arrivando a Leinì poche ore prima dell’intervento dei militari.
I tre arresti sono stati convalidati dal tribunale di Ivrea nei giorni successivi: per Coltellaro il giudice ha disposto i domiciliari, con divieto di comunicare con l’esterno, mentre per Penna e Di Toma è stata confermata la custodia cautelare in carcere. Le indagini, coordinate dalla Procura di Ivrea, proseguono per ricostruire l’intera filiera dello stupefacente e verificare eventuali ulteriori responsabilità, perché il sequestro – per quantità e modalità – lascia intendere che i tre arrestati possano essere soltanto un primo tassello di un traffico più ampio.
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