Una bici a terra, la ruota posteriore bucata e un tratto di periferia che oggi divide aule e coscienze. Al Tribunale di Torino, dove si discutono responsabilità e omissioni, la morte di Aldovino Lancia, 71 anni, pensionato e ciclista per passione, diventa il caso emblematico di quanto fragile possa essere la mobilità su strada quando l’asfalto si degrada e la segnaletica manca. Nel processo per omicidio stradale che vede imputati l’ex sindaco di Collegno, Francesco Casciano, e un dirigente del Municipio, si confrontano versioni inconciliabili: buche che per alcuni non c’erano, segnalazioni che per la Procura avrebbero dovuto esserci, immagini di videosorveglianza troppo lontane per restituire una verità definitiva.
L’udienza di oggi, 2 febbraio, è servita a fissare i primi punti fermi del dibattimento. In aula è stato ascoltato un ex impiegato dell’ufficio tecnico comunale, tra i responsabili della viabilità, che ha escluso la presenza di “buche” in strada vicinale della Berlia, parlando invece di semplici screpolature dell’asfalto e di un tratto che, a suo dire, non sarebbe stato “particolarmente ammalorato o insicuro”. La difesa degli imputati è affidata agli avvocati Luca Cassiani e Massimo Davi. Il processo riprenderà a marzo, quando lo stesso funzionario verrà nuovamente sentito per rispondere alle domande della giudice e dell’accusa. Francesco Casciano ha scelto di non rendere dichiarazioni. In aula erano presenti anche i figli della vittima, che non si sono costituiti parte civile nel procedimento penale avendo già avviato un’azione civile parallela con lo studio Ambrosio e Commodo.
Secondo la Procura di Torino, rappresentata dalla sostituta procuratrice Antonella Barbera, gli imputati avrebbero agito con “negligenza e imperizia”, omettendo la corretta manutenzione e il controllo tecnico delle strade comunali, oltre all’apposizione e alla manutenzione della segnaletica di pericolo. Nel tratto dove Lancia è caduto sarebbero stati presenti ammaloramenti dell’asfalto larghi fino a 12 centimetri e profondi fino a cinque, senza alcuna indicazione visiva per avvertire ciclisti e automobilisti del rischio.

Dal fronte comunale, la versione fornita in aula richiama invece limiti strutturali e organizzativi. “Rattoppi e riparazioni vengono eseguiti da una ditta esterna o dagli addetti del Municipio” ha spiegato il testimone, ricordando che gli interventi avvengono tramite appalti annuali. Nel 2023, ha precisato, l’appalto per la manutenzione stradale ammontava a 48mila euro. “Non possiamo intervenire autonomamente su ogni buca segnalata: le segnalazioni vengono raccolte, raggruppate e poi prese in carico”. Una seconda dipendente comunale ha riferito di verifiche effettuate nel corso del 2023 anche in vista di uno show aereo previsto nella zona, poi non svolto. Per i tecnici, in quel tratto si sarebbe trattato più di screpolature che di vere e proprie buche.
Resta centrale la ricostruzione della dinamica dell’incidente. La Procura ha incaricato un ingegnere che, in udienza, ha illustrato l’ipotesi tecnica: la ruota posteriore della bicicletta, ritrovata bucata vicino al corpo, potrebbe essere penetrata parzialmente in una fessurazione dell’asfalto, provocando la perdita di controllo del mezzo, una rotazione improvvisa del manubrio e il violento sbalzamento in avanti del ciclista. Esistono immagini di videosorveglianza che riprendono parte della scena, ma la qualità e l’angolazione non consentono di chiarire con certezza tutte le fasi della caduta.
Aldovino Lancia stava pedalando il 27 settembre 2023 tra strada vicinale della Berlia e via Rosa Luxemburg quando è caduto. Trasportato in ospedale in condizioni gravissime, i medici gli hanno riscontrato un’emorragia subdurale e una ferita intracranica esposta. Non ha mai ripreso conoscenza ed è morto il giorno successivo. Al momento dell’incidente non indossava il casco. “Non vogliamo vendetta, ma giustizia” ha dichiarato la figlia Emanuela Lancia. “Papà era giovanile e pieno di energie. Non spetta a me dire se gli imputati siano responsabili della sua morte. Ma in quella strada c’erano molte buche: si vedono nei video girati poco dopo l’incidente. Provo rabbia per quello che è successo”.
Il processo mette così a fuoco nodi che vanno oltre il singolo caso. Dove passa il confine, anche giuridico, tra una “screpolatura” e una “buca”? Con risorse limitate come quelle emerse in aula, quanto è realistico garantire una manutenzione puntuale e una segnalazione tempestiva dei pericoli? E, sul piano probatorio, quanto può reggere una ricostruzione fondata su perizie tecniche quando le immagini non sono decisive? Domande che restano aperte, mentre l’assenza di Aldovino Lancia continua a pesare su un’aula di tribunale e su una comunità chiamata a interrogarsi sulla reale sicurezza delle proprie strade.