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Cronaca
27 Novembre 2025 - 15:23
Caso Abdou Ngom, svolta giudiziaria: il quindicenne imputato chiede il rito abbreviato (foto di repertorio)
«Non ho ucciso il mio amico.» La frase, ripetuta più volte dal quindicenne di Bra indagato per la morte di Abdou Ngom, torna ora a pesare su un fascicolo che continua a tormentare due famiglie e un’intera comunità. La vicenda, già segnata dalla tragedia avvenuta il 22 aprile sulla cosiddetta “spiaggia dei cristalli” di Verduno, registra un nuovo passaggio processuale: dopo la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla Procura per i minorenni di Torino, la difesa del ragazzo ha chiesto di procedere con il rito abbreviato.
A confermarlo è l’avvocato Piermario Morra, che insieme al collega Giuseppe Vitello rappresenta il giovane accusato. «Siamo in attesa della fissazione dell’udienza a Torino», spiega il legale, ricordando che il ragazzo si trova ancora agli arresti domiciliari in una comunità protetta. In queste settimane ha ricevuto anche la visita di alcune insegnanti, un gesto che riflette – aggiunge Morra – «un dolore che riguarda due famiglie, non una sola».
Secondo gli inquirenti, uno dei tre amici che erano con Abdou quella mattina avrebbe gettato in acqua il tredicenne pur sapendo che non sapeva nuotare. Un gesto che, nella ricostruzione della procura, sarebbe maturato per una ripicca legata a un debito da 50 euro. Un’ipotesi gravissima, incardinata nella contestazione di omicidio volontario con dolo eventuale, figura che non implica un’intenzionalità diretta di uccidere, ma la consapevolezza e l’accettazione del rischio che la propria azione potesse provocare la morte.
Il ragazzo indagato, figlio di una famiglia di origine nordafricana e residente a Bra, respinge tutto fin dal primo momento. Aveva inizialmente affrontato un’indagine per violenza privata, poi trasformata in accusa di omicidio. E continua a ripetere che non avrebbe mai voluto fare del male al suo amico. Ma i due ragazzi presenti quel giorno avrebbero raccontato agli inquirenti: «Abdou diceva che non sapeva nuotare, eppure l’altro lo ha preso e lo ha buttato in acqua».
Il giudizio immediato richiesto dal pm Davide Fratta segnala la convinzione della procura sulla solidità degli elementi già raccolti, elementi ritenuti sufficienti per approdare direttamente al processo. La difesa punta invece sul rito abbreviato: un giudizio allo stato degli atti, senza dibattimento, che consente una valutazione più rapida e comporta eventuali benefici di pena in caso di condanna. Ma, sottolineano i legali, rappresenta soprattutto il modo più diretto per verificare la tenuta dell’impianto accusatorio, mantenendo ferma la presunzione di innocenza.
Il caso resta immerso nelle delicate dinamiche dei procedimenti minorili. Da una parte c’è un ragazzo che ha perso la vita a 13 anni, classe 2011, studente della terza E della scuola media Piumati, secondo di quattro fratelli, figlio di un operaio senegalese. Dall’altra, un quindicenne che attende il giudizio in comunità, dentro un percorso giudiziario e psicologico complesso. Nel mezzo, una verità ancora da ricostruire e un corpo che non è mai stato ritrovato, nonostante ricerche ripetute fino allo scorso settembre su disposizione della Prefettura.
Ora la parola passa al giudice minorile, che dovrà decidere sulla richiesta di rito abbreviato e, se accolta, fissare l’udienza. Sarà in quella sede che verranno valutati gli atti, le testimonianze e ogni riscontro tecnico per stabilire se l’ipotesi di omicidio con dolo eventuale potrà reggere davanti al contraddittorio processuale. Una strada lunga, che dovrà tenere insieme il rigore della giustizia e la sensibilità che una storia come questa impone.
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