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11 Gennaio 2026 - 14:50
Nel tardo pomeriggio di sabato 10 gennaio, la biblioteca Archimede di Settimo Torinese si è trasformata in uno spazio di riflessione che va ben oltre i confini dello sport. Qui Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo, ha presentato il suo ultimo libro Lo sport al potere. La cultura del movimento e il senso della politica, un saggio che affonda le mani nella storia per raccontare quanto lo sport sia, da sempre, una questione profondamente politica.
Il volume accompagna il lettore in un viaggio lungo oltre duemila anni, dall’antica Grecia ai giorni nostri, mostrando come lo sport non sia mai stato neutro: è stato strumento di potere, di consenso, di propaganda, ma anche di emancipazione, riscatto sociale e affermazione dei diritti.
L’incontro, inserito nel calendario di iniziative legate al passaggio della fiaccola olimpica a Settimo Torinese, previsto per lunedì 12 gennaio, si è svolto nella sala Levi davanti a un pubblico numeroso e partecipe. Presenti anche diverse autorità cittadine, a partire dalla sindaca Elena Piastra, che dal palco ha portato il saluto dell’amministrazione comunale e dato il benvenuto a Mauro Berruto e a Darwin Pastorin, giornalista e scrittore, che ha moderato il dialogo con la consueta sensibilità narrativa.
Piastra, Berruto e Pastorin sul palco della sala Levi
Berruto, già tra i primi firmatari del disegno di legge che ha portato al riconoscimento dello sport nella Costituzione italiana, ha offerto al pubblico non solo una presentazione, ma una vera e propria lezione civile. Lo sport al potere è un libro necessario per comprendere le connessioni profonde tra movimento, corpo, società e istituzioni. Un lavoro costruito con metodo: studio, ricerca, memoria storica e uno sguardo costantemente proiettato in avanti, capace di lasciare al lettore domande aperte e suggestioni sul futuro.
“Lo sport è politica. Lo è sempre stato e lo sarà in futuro. Lo sport era un fatto politico duemilaottocento anni fa, quando nel 776 a.C. nacquero i Giochi Olimpici antichi”, scrive Berruto nelle prime pagine, chiarendo subito l’impianto del libro. Da Corebo, primo vincitore dei Giochi antichi, a Primo Carnera, trasformato dalla politica in un simbolo nazionale cucito su misura, fino ai giorni nostri, dove lo sport continua a essere un potente ascensore sociale, come ricordò anche Mario Draghi accogliendo la Nazionale di Roberto Mancini dopo la vittoria agli Europei.
“Lo sport – scrive Berruto – influenza un processo politico che può celebrare, esaltare, idealizzare o, viceversa, denigrare, svilire, disprezzare. Attraverso lo sport, la politica può dare o negare cittadinanze, definire confini e limiti, appartenenza ed esclusione. Lo sport orienta la politica e, simmetricamente, la politica orienta lo sport, oggi come nella notte dei tempi e ovunque nel mondo, senza eccezioni”.
Il libro è un continuo palleggio tra epoche e protagonisti: da Giannis Antetokounmpo a Callipatera, da Alfonsina Strada a Billie Jean King. Un movimento costante tra storia e attualità che aiuta a capire cosa si nasconde davvero dietro una partita, un torneo, un campionato. Dalle Olimpiadi della Guerra fredda al terrorismo di Monaco ’72, dai boicottaggi olimpici all’apartheid, fino ai casi di Stanford e Harvard e al paradosso tutto italiano.
“Non c’è altra definizione possibile per descrivere un Paese, il nostro, che agli ultimi Giochi Olimpici di Parigi 2024 ha vinto quaranta medaglie (nono posto nel medagliere) – scrive Berruto – ma che è grottescamente ai primi posti delle classifiche OCSE per inattività, sedentarietà, obesità (soprattutto infantile e adolescenziale) e percentuale di cittadini che non praticano alcuna attività fisica”.
Il volume si chiude con un vero e proprio manifesto in dodici punti, che lega lo sport alla scuola, alla cultura, al benessere psicofisico, al lavoro, alla parità di genere, alla governance, ai diritti, alla legalità, alle città, all’ambiente, all’università e all’impresa. Un’agenda aperta, che parla al Paese intero.
Non serve condividere l’appartenenza politica dell’autore per riconoscere la profondità e il valore di questo lavoro. Dopo averlo letto ci si sente un po’ più ricchi, più consapevoli. E viene anche voglia di muoversi: una corsa, una nuotata, una passeggiata. Perché lo sport è politica. Ma, prima di tutto, è vita.
Mauro Berruto (Torino, 1969), laureato in filosofia, è stato commissario tecnico della Nazionale maschile italiana di pallavolo, conquistando il bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012. Inspirational speaker, formatore e giornalista, è stato CEO e docente della Scuola Holden di Torino. Insegna all’Università di Genova ed è deputato della Repubblica per il Partito Democratico, di cui guida le politiche per lo sport. È stato primo firmatario di una delle proposte di legge che nel 2023 hanno introdotto il riconoscimento dello sport nella Costituzione. Per add editore ha pubblicato anche Capolavori. Allenare, allenarsi, guardare altrove.
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