Come sarà San Mauro Torinese nei prossimi decenni? È questa la domanda che aleggia ogni volta che si parla di piano regolatore generale. Non è una discussione per addetti ai lavori, né una questione riservata ai tecnici: riguarda il futuro dei quartieri, il consumo di suolo, le possibilità di costruire o, al contrario, di preservare. Riguarda il paesaggio che vedranno i cittadini, ma anche il valore dei terreni e le prospettive di sviluppo.
Nell’ultima seduta del Consiglio comunale, il dibattito si è concentrato su un’area oltre il ponte verso l’Oltrepò, inizialmente indicata in una delibera dello scorso ottobre come “parco agricolo”. Una definizione che, nel lessico urbanistico, non è un semplice abbellimento linguistico. Le parole contano. E possono fare la differenza tra una destinazione agricola ordinaria e un’area sottoposta a vincoli più stringenti.
La vicenda affonda le radici nella delibera di Giunta del 22 ottobre 2025, con cui erano stati fissati alcuni indirizzi per la revisione del piano regolatore generale. In quel documento, compariva la formula “parco agricolo”. Dopo una discussione accesa in aula e fuori, la maggioranza ha manifestato l’intenzione di sostituire quella dicitura con “area agricola”. Un passaggio che, per l’opposizione, non poteva restare una semplice dichiarazione di intenti.
Il consigliere Roberto Olivero ha portato il tema in Consiglio comunale lo scorso giovedì, con una mozione mirata: se la Giunta cambia idea, lo faccia con un nuovo atto formale. Non basta un chiarimento verbale, non basta una nota tecnica. Serve una nuova delibera: «Si ritiene che la nuova destinazione debba essere resa ufficiale con un altro atto formale… Nel rispetto del principio di simmetria delle forme e della trasparenza», ha affermato in aula.

Il punto politico è evidente: quando si parla di pianificazione urbanistica, ogni termine ha un peso. “Parco agricolo” può evocare un sistema di tutela più articolato, con implicazioni anche per i proprietari dei terreni. “Area agricola”, invece, indica una destinazione non edificabile ma priva di quelle connotazioni aggiuntive che avevano sollevato perplessità.
La sindaca Giulia Guazzora ha ricostruito l’iter, spiegando che inizialmente quell’area era stata inserita in una bozza come possibile trasformazione urbanistica, poi esclusa. La volontà politica, ha ribadito, è quella di non rendere edificabile la zona. Tuttavia, ha riconosciuto che la differenza terminologica non è banale: «Vista l’importanza dell’argomento, è possibile fare un’altra modifica con una nuova delibera approvata dalla Giunta» ha dichiarato, aprendo di fatto alla richiesta dell’opposizione.
Il dibattito si è acceso quando Olivero ha percepito il rischio che la rettifica venisse inglobata in un futuro pacchetto di modifiche. Con tono acceso ma diretto, ha insistito: «C’è un atto deliberativo che deve essere modificato. Ma che ci vuole?» La sua non è stata una contestazione sul merito della scelta – l’area resterà agricola – bensì sul metodo. La trasparenza, ha sostenuto, passa anche attraverso la forma degli atti.
Il capogruppo del Partito Democratico, Rudy Lazzarini, ha richiamato il principio di coerenza: una decisione presa con delibera si cambia con delibera. Anche Anna Maria Barbero ha sottolineato che in urbanistica il linguaggio è sostanza. Non un dettaglio.
Alla fine, la maggioranza ha scelto di accogliere la mozione. Il voto è stato unanime: 13 favorevoli. Un segnale politico che supera lo scontro iniziale e riafferma un punto condiviso: l’area in questione non sarà edificabile.
Ma il tema non si esaurisce qui. Il piano regolatore è ancora in fase di revisione e dovrà tornare in Commissione e in Consiglio con il documento complessivo, ancora con numerosi passaggi e contrariamente alla volontà della Lista Guazzora di chiudere in fretta il dossier, probabilmente in vista delle prossime elezioni di inizio 2027. È in quelle sedute che si misureranno le scelte più ampie: contenimento del consumo di suolo, tutela delle aree agricole, riassetto delle zone urbane, eventuali nuove destinazioni.
La sindaca ha fatto appello a un clima di collaborazione per le prossime fasi, invitando tutti i gruppi a lavorare insieme quando la bozza definitiva del piano arriverà in aula. Un auspicio che trova, almeno su questo punto, una convergenza trasversale.
Che stia prevalendo l'approccio più cauto dei Dem rispetto alla lista civica della sindaca? Ora la palla passa alla Giunta. La nuova delibera dovrà chiarire definitivamente la destinazione agricola dell’area, eliminando ogni ambiguità. Solo dopo si potrà tornare a discutere del disegno complessivo della città.
Perché il piano regolatore non è un atto tecnico da archiviare in un faldone. È la mappa del futuro di San Mauro. E in quella mappa, anche una singola parola può cambiare prospettiva.