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05 Febbraio 2026 - 19:06
Mutilazioni genitali femminili, la Consulta del Piemonte rilancia la battaglia sui diritti (foto di repertorio)
Un fenomeno globale che non riguarda solo Paesi lontani, ma interroga direttamente anche l’Italia e le sue istituzioni. Le mutilazioni genitali femminili restano una delle forme più gravi e persistenti di violenza contro donne e bambine, con numeri che continuano a crescere e una dimensione sommersa che rende ancora più difficile il contrasto.
Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo sono oltre 230 milioni le donne e le ragazze che hanno subito mutilazioni genitali. Ogni anno, a queste, si aggiungono circa 3,9 milioni di bambine sotto i 15 anni. Un dato che restituisce la portata di una pratica ancora diffusa, radicata e spesso nascosta.
Anche l’Italia non è estranea al problema. Nel 2025 erano circa 88.500 le donne che vivono nel Paese e che risultano sottoposte a Mgf, il 90% delle quali nate all’estero. Numeri che impongono una riflessione non solo sanitaria, ma culturale, sociale e politica.
In occasione della Giornata internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili, scende in campo la Consulta regionale femminile del Piemonte, che richiama le istituzioni a un’assunzione di responsabilità chiara e continuativa. A parlare è la consigliera segretaria Valentina Cera, delegata alla Consulta. «Le mutilazioni genitali femminili sono una grave violazione dei diritti umani, una forma di violenza che colpisce il corpo e la dignità di milioni di donne e bambine», afferma. «È dovere delle istituzioni contrastarle con fermezza, attraverso prevenzione, informazione e tutela delle vittime».
Il punto centrale, secondo la Consulta, è evitare che l’attenzione si concentri solo sulle ricorrenze simboliche. «Serve un impegno politico e culturale continuo, capace di coinvolgere le comunità e rafforzare i servizi sul territorio», sottolinea Cera, richiamando la necessità di un lavoro costante e strutturato.
Sulla stessa linea la presidente della Consulta, Fulvia Pedani, che insiste sul ruolo delle reti locali. «Riconosciamo l’importanza di rafforzare le reti territoriali, favorire la formazione degli operatori e promuovere azioni culturali di lungo periodo per contrastarne le radici profonde», spiega. Un lavoro che, secondo Pedani, deve tenere insieme più livelli: informazione, tutela, prevenzione e dialogo con le comunità coinvolte.
«È essenziale continuare a lavorare per aumentare la consapevolezza, rafforzare la legislazione e promuovere l’abbandono di questa pratica attraverso l’educazione e il supporto alle comunità coinvolte», aggiunge, indicando una strada che va oltre la repressione e punta a incidere sulle cause culturali del fenomeno.
Il messaggio che arriva dalla Consulta regionale femminile del Piemonte è netto: le mutilazioni genitali femminili non sono una questione “altra”, ma una violazione dei diritti umani che riguarda anche i territori, i servizi, la capacità delle istituzioni di intercettare, prevenire e proteggere. Una sfida che richiede continuità, competenze e una presa di posizione chiara, senza ambiguità.

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