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05 Febbraio 2026 - 09:43
Incredibile scoperta nel Parco dl Monviso; la grotta del Rio Martino si trasforma in un tempio di ghiaccio
Non è una cartolina turistica né un’installazione artistica. È un fenomeno naturale, fragile ed effimero, comparso lontano dagli sguardi del pubblico, nel silenzio profondo della grotta del Rio Martino, a Crissolo, nel cuore del Parco del Monviso. Qui, durante le attività di monitoraggio invernale dei pipistrelli in letargo, i tecnici si sono imbattuti in uno spettacolo raro: stalagmiti di ghiaccio puro, formatesi all’interno della cavità come sculture trasparenti, modellate dal freddo e dall’acqua.
Un evento che racconta molto più di una semplice curiosità geologica. Quelle colonne di ghiaccio, documentate nelle fotografie diffuse dal Parco, sono il risultato di un equilibrio delicatissimo tra temperature rigide, umidità costante e assenza di disturbo umano. In altre parole, sono il segno visibile di un ambiente che, almeno per qualche mese all’anno, viene lasciato in pace.
La grotta del Rio Martino è una riserva naturale gestita direttamente dal Parco del Monviso ed è uno dei siti speleologici più noti del Piemonte. Il suo ramo inferiore è normalmente visitabile a fini turistici, con escursioni guidate che ogni anno attirano appassionati, scolaresche e curiosi. Ma l’inverno cambia le regole. Da mesi l’accesso è chiuso al pubblico per una scelta precisa: tutelare il riposo invernale dei chirotteri, specie protette che trovano nella grotta un rifugio fondamentale per superare la stagione fredda.

È proprio durante questi controlli discreti e silenziosi, condotti per verificare lo stato di salute delle colonie di pipistrelli, che i tecnici hanno scoperto il ghiaccio. Non un fenomeno casuale, ma nemmeno garantito. La formazione di stalagmiti di ghiaccio in grotta richiede condizioni molto specifiche: infiltrazioni d’acqua costanti, temperature sotto zero e assenza di correnti d’aria calda. Basta poco perché tutto cambi. Un inverno più mite, un’apertura anticipata, un flusso di visitatori: e quelle sculture naturali non esisterebbero.
La loro presenza diventa così una testimonianza concreta dell’importanza delle chiusure stagionali e delle politiche di tutela ambientale. Non solo per i pipistrelli, spesso vittime di pregiudizi ma fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi, ma per l’intero microclima sotterraneo. La grotta, privata temporaneamente della pressione antropica, ritrova una dimensione primordiale, in cui l’acqua e il freddo possono lavorare indisturbati.
Dal punto di vista scientifico, queste formazioni rappresentano anche un indicatore climatico. Raccontano di un inverno ancora capace di incidere in profondità, di temperature sufficientemente basse da mantenersi stabili anche sottoterra. Un dato tutt’altro che scontato in un contesto di cambiamento climatico, dove fenomeni simili diventano sempre più rari e imprevedibili.
Le visite turistiche alla grotta del Rio Martino riprenderanno a inizio aprile, con l’organizzazione di Monviso Tourism, quando il letargo dei pipistrelli sarà concluso e le condizioni ambientali torneranno compatibili con la presenza umana. A quel punto, però, le stalagmiti di ghiaccio saranno già scomparse, sciolte lentamente con l’aumento delle temperature. Uno spettacolo destinato a chiudersi senza applausi, lasciando solo immagini e memoria.
Resta il valore simbolico di quanto accaduto. In un’epoca in cui ogni spazio tende a essere sfruttato, raccontato e consumato, la grotta del Rio Martino ricorda che esistono luoghi che danno il meglio di sé proprio quando l’uomo si fa da parte. E che la bellezza più autentica, a volte, nasce lontano dalle luci, nel buio freddo di una montagna che continua a lavorare in silenzio.

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