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04 Febbraio 2026 - 22:24
Meloni e Salvini
Il segnale politico che Giorgia Meloni intendeva lanciare da settimane, e che ha subito un’accelerazione dopo le violenze di Torino, è atteso nelle prossime ore. Un decreto legge e un disegno di legge “a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico” dovrebbero approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri, non ancora formalmente convocato ma previsto nel tardo pomeriggio. I testi sono stati al centro, per l’intera giornata, di un intenso lavoro di limatura tecnica e politica, con riunioni destinate a proseguire anche nella notte e un confronto diretto tra la presidente del Consiglio e Matteo Salvini.
Il passaggio cruciale è arrivato però dal Quirinale, dove il presidente Sergio Mattarella ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Dal colloquio sono emersi nuovi rilievi del Colle su due misure considerate particolarmente sensibili: il cosiddetto fermo preventivo prima dei cortei e lo scudo penale, che eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di legittima difesa o adempimento di un dovere. In ambienti di centrodestra si sottolinea come l’incontro dimostri che il testo predisposto da Palazzo Chigi non avesse ancora il via libera del Colle. L’interlocuzione, assicurano fonti di governo, è stata comunque “ottima” e Mantovano si è riservato di riferire alla premier le osservazioni del presidente della Repubblica, formulate dopo l’analisi delle circa 80 pagine di provvedimenti inviate dal governo.

ALFREDO MANTOVANO
Nel frattempo, mentre dietro le quinte si consumava il confronto istituzionale, Matteo Piantedosi era impegnato tra Camera e Senato per le comunicazioni sugli scontri di Torino e sulla presenza di agenti dell’Ice. Il ministro dell’Interno ha difeso l’impianto delle misure allo studio, spiegando che «credo che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole e molto equilibrato, altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti». E ha ribadito la necessità di un intervento anticipato: «Serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo».
Proprio il fermo preventivo resta il nodo più delicato. Secondo le bozze iniziali, la polizia avrebbe potuto trattenere per 12 ore persone ritenute potenzialmente pericolose per il pacifico svolgimento dei cortei, senza convalida immediata del magistrato. Un’ipotesi considerata eccessiva dal Colle, soprattutto per la durata e per la necessità di una definizione più stringente delle condizioni che giustificano il provvedimento. Matteo Salvini aveva spinto per allungare il limite fino a 24 o 48 ore, ma l’orientamento che emerge è quello di mantenere le 12 ore come accompagnamento negli uffici di polizia, con obbligo di comunicazione all’autorità giudiziaria e applicazione limitata a soggetti con precedenti specifici.
Anche sullo scudo penale sono state chieste correzioni. Dal governo sottolineano che la misura è stata pensata fin dall’inizio non solo per le forze dell’ordine, ma in termini più generali, proprio per superare una delle principali obiezioni del Quirinale, che avrebbe chiesto una regolamentazione più puntuale e meno automatica. Per cautela politica e istituzionale, il riferimento esplicito al fermo preventivo è stato intanto depennato dalla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni di Piantedosi, mentre è rimasto quello sulle tutele penali per gli agenti.
Nel decreto, spiegano fonti di governo, non entrerà invece la cauzione per i cortei, fortemente voluta dalla Lega. Dovrebbe trovare spazio, invece, la stretta sui coltelli, con sanzioni amministrative per chi li vende ai minori, misura pensata per contrastare la violenza giovanile. Restano in bilico le eventuali sanzioni a carico delle famiglie. Tra le misure d’urgenza figurano anche le zone rosse attorno alle stazioni, mentre nel disegno di legge destinato al Parlamento dovrebbe comparire il cosiddetto blocco navale, che consentirebbe di interdire l’accesso alle acque territoriali per periodi da 30 giorni a sei mesi in caso di minacce terroristiche o pressioni migratorie eccezionali.
Il governo corre, ma il passaggio dal Quirinale ha segnato un confine netto: la risposta alla domanda di sicurezza dovrà fare i conti con i limiti costituzionali e con un equilibrio istituzionale che il Colle non intende allentare.
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