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04 Febbraio 2026 - 22:02
Schlein apre la campagna del Pd per il No
La campagna del Partito Democratico per il No al referendum sulla riforma della giustizia si apre ufficialmente a Pescara, con l’arrivo della segretaria Elly Schlein, ma lo fa nel mezzo di una tempesta politica. A scatenarla è un video diffuso dai dem che, secondo diverse voci critiche, assimilerebbe chi vota Sì ai fascisti. Un’accusa che ha provocato reazioni dure non solo dal centrodestra, ma anche da aree tradizionalmente vicine al centrosinistra.
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A prendere pubblicamente le distanze è l’eurodeputata dem Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, che definisce la linea comunicativa del partito «insultante e svilente», oltre che «populista». Ancora più netta la posizione dei Radicali Italiani, sostenitori del Sì, che attraverso Patrizia De Grazia chiedono apertamente le scuse di Schlein e la rimozione del video. «Apprendiamo dunque di essere considerati dal Pd niente meno che pericolosi fascisti, nemici dei valori democratici e della Costituzione», afferma De Grazia, parlando di un livello di «bassezza, meschinità, strumentalizzazione e delegittimazione» che «non trova alcuna giustificazione».
La segretaria del Pd respinge le accuse e difende il senso del messaggio. «Fa discutere – spiega Elly Schlein – il fatto che Casapound abbia detto in una nota che voterà “sì” al referendum e abbia avviato una campagna con linguaggio violento dicendo “Falli piangere, vota sì”. Quindi noi abbiamo semplicemente ripreso un fatto oggettivo, una notizia che Casapound ha dato ieri con un comunicato stampa». Una replica che non placa le polemiche, anzi le alimenta.
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Sul fronte opposto, il portavoce del Comitato Sì Riforma, Alessandro Sallusti, sceglie l’ironia tagliente: «Anche Casapound votò “no” al referendum del 2016 e fece campagna per il no. Seguendo la logica del Pd, anche lei sarebbe fascista». Ancora più duro il presidente del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza, che definisce il post del Pd «vergognoso».
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Nel frattempo, Schlein avvia comunque il tour referendario partendo proprio da Pescara, dove sostiene Carlo Costantini, candidato sindaco in vista delle elezioni comunali parziali dell’8 e 9 marzo, convocate dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Dal palco ribadisce la contrarietà del Pd alla riforma: «Questa riforma è sbagliata perché non migliora la giustizia per le cittadine e i cittadini. Serve invece al governo perché il governo pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba poi essere giudicato come invece accade a tutti i cittadini». La segretaria parla di una «riforma blindata» e «passata dritta attraverso il Parlamento» e conclude accusando l’esecutivo di voler «cercare sempre un nemico».
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Sul versante del Sì, intanto, il fronte si organizza. In Valle d’Aosta nasce il Comitato Sì Riforma, mentre a Bologna l’ex pm ed ex ministro Antonio Di Pietro, intervenendo a un incontro promosso dal Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, respinge le critiche: «Chi dice che con questa riforma la politica controllerà la magistratura racconta una truffa elettorale: il pubblico ministero resta autonomo e indipendente, oggi come domani». A rafforzare la linea interviene anche il presidente emerito della Corte Costituzionale, Augusto Barbera, secondo cui la separazione delle carriere rappresenta «un rafforzamento delle garanzie e non una loro compressione». E l’ex procuratore generale della Corte di Cassazione, Luigi Salvato, invita a uscire dalla logica degli schieramenti: «Non si tratta di un voto di destra o di sinistra, ma di una riforma funzionale che riguarda tutti i cittadini e che va valutata secondo coscienza, sulla base delle norme e non come fosse una competizione politica».
Parole che certificano quanto il referendum sulla giustizia, ancora prima del voto, stia già spaccando il campo politico e culturale, trasformandosi in un terreno di scontro acceso e carico di tensioni.
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