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04 Febbraio 2026 - 19:36
Lo spostamento dell’autoporto di Susa nella nuova area di San Didero/Bruzolo entra in una fase decisiva e torna al centro del confronto istituzionale, con riflessi diretti sul lavoro e sull’assetto della Valle di Susa. La Regione Piemonte assicura attenzione e impegno, mentre dagli enti locali arrivano segnali di sollievo sul fronte occupazionale, uno dei nodi più sensibili di un’operazione che da tempo alimenta preoccupazioni e interrogativi.
A prendere posizione è la vicepresidente e assessora regionale al Lavoro, Elena Chiorino, che rivendica un approccio prudente e responsabile rispetto a una scelta definita strategica. «La Regione Piemonte segue con la massima attenzione una fase delicata e strategica per la Valle di Susa, consapevole che ogni scelta infrastrutturale ha ricadute dirette sui lavoratori, sulle loro famiglie e sull’equilibrio del territorio», afferma. Al centro delle priorità, sottolinea Chiorino, ci sono continuità, certezze e tutela occupazionale, elementi che dovranno accompagnare il trasferimento dell’autoporto e l’eventuale riorganizzazione delle attività.
L’assessora chiarisce anche il ruolo che la Regione intende giocare nel passaggio. «Il nostro impegno è garantire continuità, certezze e tutela occupazionale, accompagnando questo passaggio con responsabilità e visione», aggiunge, aprendo alla possibilità di un intervento concreto sul piano delle politiche attive del lavoro. «In questo percorso siamo pronti a fare la nostra parte anche sul fronte delle politiche attive del lavoro, qualora lo spostamento dei servizi comportasse un’evoluzione delle mansioni», precisa, lasciando intendere che il trasferimento non sarà trattato come un semplice trasloco logistico, ma come un processo da governare nel tempo.
Il tema è stato affrontato nel corso di un incontro istituzionale convocato dal presidente dell’Osservatorio Torino-Lione, Calogero Mauceri, a conferma del legame stretto tra la vicenda dell’autoporto e il più ampio quadro infrastrutturale della valle. Al tavolo hanno partecipato anche l’assessore regionale alle Infrastrutture della giunta Cirio, Enrico Bussalino, il sindaco di Susa, Pier Giuseppe Genovese, i vertici di Telt e Sitaf, oltre ai rappresentanti della direzione generale per le autostrade del Ministero dei Trasporti.
Un confronto che, almeno sul piano occupazionale, sembra aver prodotto un esito rassicurante. Il sindaco di Susa non nasconde la soddisfazione per le garanzie ottenute, soprattutto alla luce delle preoccupazioni espresse nelle scorse settimane. «Esprimo soddisfazione per l’esito positivo della vicenda relativa al rischio occupazionale dei lavoratori dell’Autoporto di Susa, che avevo segnalato alle istituzioni con lettera dello scorso dicembre», dichiara Genovese. «In previsione del trasferimento dell’autoporto a San Didero, è stata confermata la continuità lavorativa e la tutela dei livelli occupazionali», aggiunge, mettendo nero su bianco un punto che per il territorio era tutt’altro che scontato.
La conferma della continuità lavorativa rappresenta un passaggio chiave in un contesto segnato da forti sensibilità sociali e ambientali. La Valle di Susa, da anni attraversata da grandi opere e cantieri strategici, guarda allo spostamento dell’autoporto come a un intervento che può incidere sugli equilibri locali, non solo in termini di viabilità e logistica, ma anche di stabilità occupazionale e qualità del lavoro.
Il messaggio che emerge dal confronto è quello di una volontà condivisa di evitare strappi e ricadute negative sui lavoratori, pur in un quadro di trasformazione infrastrutturale. Restano aperte, sullo sfondo, le questioni legate all’organizzazione dei servizi, all’impatto sul territorio e alla gestione concreta del trasferimento, temi che continueranno ad accompagnare il dibattito nei prossimi mesi.
Per ora, la partita dell’autoporto si gioca su un equilibrio sottile: da un lato l’esigenza di portare avanti scelte infrastrutturali considerate strategiche, dall’altro la necessità di non lasciare indietro chi, in quelle strutture, lavora da anni. La Regione promette di “fare la sua parte”. La Valle di Susa osserva e attende che agli impegni seguano atti concreti.

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