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23 Gennaio 2026 - 11:40
Ferrovia chiusa per un mese, la Torino-Ceres torna ai bus e i pendolari pagano il conto dei cantieri
Un mese senza treni, tra navette sostitutive, orari spezzati e l’ennesima prova di resistenza imposta a migliaia di pendolari. Dal 24 gennaio al 23 febbraio la ex Torino-Ceres torna indietro nel tempo e affida il collegamento tra Torino e il Canavese agli autobus, a causa di una nuova fase di lavori di potenziamento infrastrutturale tra le stazioni di Torino Rebaudengo-Fossata e Germagnano. Un intervento definito necessario per migliorare l’efficienza della linea, ma che ancora una volta scarica il peso dell’attesa e dei disagi su studenti e lavoratori.
Per chi utilizza quotidianamente la linea, la notizia non è una sorpresa, ma questo non la rende meno amara. La Torino-Ceres, riaperta e collegata al Servizio ferroviario metropolitano solo da gennaio 2024 dopo anni di interruzioni e cantieri, torna ora a fermarsi completamente, spezzando di nuovo la continuità del servizio. Un passo indietro che riaccende una rabbia mai sopita tra chi sperava che la fase delle emergenze fosse finalmente alle spalle.
La sospensione del servizio ferroviario sarà articolata in due fasi. Nei primi dieci giorni, dal 24 gennaio al 3 febbraio, i treni delle linee Sfm4 Germagnano-Alba, Sfm6 Torino Aeroporto di Caselle-Asti e Sfm7 Ciriè-Fossano avranno origine e termine corsa a Torino Stura. Per coprire il tratto interrotto, sarà attivato un servizio sostitutivo con autobus tra Torino Rebaudengo e Ciriè-Germagnano. Dal 4 al 23 febbraio, lo schema cambierà ancora: i treni Sfm4 e Sfm7 partiranno e termineranno a Torino Aeroporto di Caselle, mentre la Sfm6 avrà capolinea sempre a Torino Stura. Anche in questa fase, il collegamento mancante sarà affidato ai bus.
Una riorganizzazione complessa, che richiede ai viaggiatori una costante attenzione agli orari e alle coincidenze, con il rischio concreto di allungare sensibilmente i tempi di percorrenza. I bus sostitutivi effettueranno le fermate nei piazzali antistanti le stazioni, ma con una lunga lista di eccezioni e punti di raccolta che spaziano da Torino Porta Susa a Lanzo, passando per Rebaudengo, Grosseto, Venaria Rigola Stadio, Borgaro, Caselle, San Maurizio, Nole, Villanova-Grosso, Mathi e Balangero. Un mosaico di fermate che rende evidente quanto il sistema sia fragile e quanto basti poco, come il traffico cittadino, per far saltare l’intero equilibrio.

Non a caso, viene messo nero su bianco che gli orari degli autobus potranno subire variazioni in base al traffico stradale. Una frase che, per chi viaggia ogni giorno, suona come una sentenza. La prevedibilità, elemento essenziale del trasporto pubblico, viene di fatto sospesa insieme ai treni. A questo si aggiungono le limitazioni sul trasporto di animali e biciclette: sui bus sostitutivi sono ammessi solo cani da assistenza e bici pieghevoli riposte nelle apposite sacche, mentre gli animali di grossa taglia non sono consentiti. Un ulteriore ostacolo per chi aveva integrato il treno con la mobilità dolce.
A intervenire sul tema è l’Osservatorio sulla Torino-Ceres, che da anni monitora la linea e le sue criticità. Il giudizio è equilibrato, ma non indulgente. «Tutti gli interventi utili ad avere una ferrovia più efficiente e funzionante sono benvenuti», sottolineano i componenti, «dispiace che per farlo siano necessarie interruzioni di forte impatto sulla vita di studenti e pendolari». Il punto non è mettere in discussione i lavori, ma il modo in cui vengono gestiti e comunicati.
L’Osservatorio chiede massima collaborazione tra Ferrovie, Comuni e autoservizi, perché il rischio è quello già visto troppe volte: autobus insufficienti nelle ore di punta, informazioni confuse, autisti non adeguatamente formati e scene di sovraffollamento che trasformano il viaggio in un’odissea quotidiana. «La cosa fondamentale è che il servizio sostitutivo sia all’altezza», ribadiscono, richiamando l’attenzione dell’Agenzia per la Mobilità.
Ma le criticità non si fermano ai bus. L’Osservatorio punta il dito anche su aspetti più ordinari, spesso trascurati ma decisivi per la qualità del servizio: pulizia e decoro delle stazioni, manutenzione dell’illuminazione e della segnaletica. Piccoli interventi, solo sulla carta marginali, che però incidono direttamente sulla percezione di sicurezza e affidabilità della linea. Alla Regione Piemonte viene chiesto uno sforzo ulteriore: una programmazione di medio periodo per adeguare le stazioni a un servizio realmente metropolitano, a partire dai sottopassi e dall’innalzamento dei marciapiedi.
Nel frattempo, chi viaggia paga. Studenti che devono anticipare la sveglia, lavoratori costretti a rivedere turni e coincidenze, famiglie che si trovano a incastrare orari sempre più rigidi. La promessa è che lo stop sarà temporaneo, ma la memoria dei pendolari è lunga, e ricorda bene quante volte la parola “temporaneo” si sia trasformata in mesi, se non anni, di disservizi.
Il paradosso è evidente: mentre si parla di servizio ferroviario metropolitano, di integrazione e di mobilità sostenibile, una delle linee più delicate del sistema viene ancora una volta interrotta, affidata alla strada e al traffico, proprio nel periodo invernale. Un sacrificio che forse produrrà benefici futuri, ma che nel presente si traduce in tempo perso, stress e incertezza.
Nei prossimi giorni spostarsi lungo la tratta della ex Torino-Ceres richiederà pazienza e pianificazione, con la necessità di consultare costantemente gli aggiornamenti ufficiali per evitare brutte sorprese. Per molti pendolari, però, la sensazione è quella di essere sempre l’ultimo anello della catena, chiamato a sopportare disagi in nome di un miglioramento che tarda a diventare stabile.
La ferrovia si ferma, i cantieri vanno avanti, ma la domanda resta sospesa tra una corsa persa e un bus in ritardo: quanto ancora dovranno aspettare studenti e lavoratori prima di poter contare su una Torino-Ceres davvero affidabile, senza interruzioni cicliche e soluzioni d’emergenza?
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