Coldiretti Torino dice no al cambio di orario di vendita al Centro Agro Alimentare di Torino (CAAT) e lo fa con una presa di posizione netta, che mette al centro la freschezza dei prodotti, la tenuta delle filiere agroalimentari locali e l’equilibrio operativo di un sistema che rifornisce quotidianamente l’area metropolitana torinese. La proposta, avanzata da Fedagro Torino-APGO, di posticipare l’orario di apertura del mercato all’ingrosso nelle ore diurne viene giudicata dal sindacato agricolo una scelta potenzialmente dannosa, capace di innescare effetti a catena su produttori, grossisti, operatori dei mercati rionali e consumatori finali.
«Siamo nettamente contrari al cambio di orario di vendita al CAAT. I consumatori hanno diritto a un cibo di qualità e la prima componente della qualità è la freschezza» afferma il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, spiegando come una modifica radicale dell’attuale assetto rischierebbe di allontanare acquirenti storici in una fase già delicata per il comparto agroalimentare cittadino. L’attuale apertura alle vendite, fissata alle 3.30 del mattino, rappresenta infatti un elemento strutturale dell’organizzazione del mercato, pensato per garantire che la merce arrivi sui banchi dei mercati comunali nelle prime ore del giorno, quando la domanda di prodotto fresco è massima.
Secondo Coldiretti Torino, cambiare l’orario significherebbe spingere una parte degli operatori a rivolgersi ad altri mercati all’ingrosso limitrofi, dotati di fasce orarie più compatibili con le esigenze della vendita al dettaglio. Una prospettiva che il sindacato definisce concreta, dal momento che alcuni acquirenti avrebbero già manifestato l’intenzione di valutare alternative qualora il CAAT dovesse modificare il proprio calendario di apertura. Una fuga che colpirebbe un sistema che oggi conta 101 produttori agricoli e 76 grossisti, cuore dell’approvvigionamento alimentare della città.

A chiarire nel dettaglio le ragioni operative della contrarietà è Simone Gili, rappresentante di Coldiretti all’interno del CAAT. Un’apertura del mercato in orari mattutini avanzati o pomeridiani, spiega, entrerebbe in conflitto diretto con i tempi dell’agricoltura e dell’allevamento, mettendo in difficoltà soprattutto le aziende a conduzione familiare, che costituiscono l’ossatura del sistema. La necessità di reperire manodopera sostitutiva comporterebbe un aumento dei costi di produzione, mentre il rischio di deperimento dei prodotti, soprattutto quelli più delicati, diventerebbe concreto. «Basta immaginare cosa accadrebbe agli ortaggi a foglia nei mesi estivi alle due del pomeriggio» osserva Gili, richiamando un problema che va ben oltre la semplice organizzazione degli orari.
Il nodo, infatti, è anche logistico. I mercati comunali di Torino e della cintura hanno orari mattutini e gli operatori acquistano al CAAT prima dell’alba per garantire ai cittadini banchi riforniti con prodotto appena raccolto. Spostare l’acquisto nelle ore diurne significherebbe obbligare i commercianti a stoccare la merce in magazzino e a ricaricarla successivamente sui mezzi, con un aggravio di tempi, costi e complessità organizzative. Un impatto particolarmente pesante per realtà spesso composte dal solo titolare o da nuclei familiari ridotti, che non dispongono di strutture logistiche avanzate.
Coldiretti Torino sottolinea inoltre che nessuna richiesta di modifica degli orari è arrivata dalle categorie che rappresenta: produttori agricoli, operatori su area pubblica, piccoli commercianti al dettaglio. Tutti soggetti che negli anni hanno costruito una routine consolidata, calibrata sui tempi di produzione, sugli spostamenti nella provincia e sulle dinamiche del traffico metropolitano. Alterare questo equilibrio, avverte il sindacato, significherebbe introdurre un fattore di instabilità in un sistema che funziona proprio perché sincronizzato.
La posizione di Coldiretti arriva dopo le dichiarazioni del presidente di Fedagro Torino-APGO, Vittorio Rovetta, rilasciate a seguito del sopralluogo della III Commissione Consiliare della Città di Torino, avvenuto il 30 gennaio 2026, durante il quale è stata avanzata l’ipotesi di modificare l’orario del mercato all’ingrosso entro il mese di aprile. Un’ipotesi che, per Coldiretti, rischia di affrontare il tema da un’angolazione riduttiva, senza considerare le ricadute sull’intera filiera.
Non manca, tuttavia, un’apertura sul futuro. Coldiretti Torino esprime apprezzamento per il lavoro avviato sul nuovo Piano di sviluppo complessivo del CAAT, ritenuto lo strumento adeguato per affrontare in modo strutturale le sfide del centro agroalimentare. Un piano che dovrebbe guardare ai rapporti con le filiere, ai tempi dell’approvvigionamento di un’area urbana che supera un milione di consumatori, ma anche a temi come logistica integrata, digitalizzazione e servizi innovativi. È su questo terreno, secondo il sindacato agricolo, che si gioca il futuro del CAAT, non su un cambio di orario che rischierebbe di compromettere freschezza, competitività e radicamento territoriale del sistema alimentare torinese.