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30 Gennaio 2026 - 10:23
Tagliare il biogas agli allevatori mentre l’energia costa sempre di più: una scelta che rischia di affossare la transizione verde
Il biogas agricolo torna al centro del dibattito nazionale, ma questa volta con il segno meno. La bozza del DL Bollette, che prevede il taglio dei prezzi minimi garantiti per l’energia elettrica prodotta dagli impianti a biogas, ha acceso la protesta degli allevatori e delle organizzazioni di categoria. In Piemonte, una delle regioni leader del settore, la preoccupazione è palpabile: la misura rischia di colpire una filiera che negli ultimi anni ha investito in modo massiccio sulla produzione di energia rinnovabile, affiancandola a quella alimentare.
A parlare senza mezzi termini è il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, che definisce il provvedimento inaccettabile. «Non possiamo accettare che non venga tutelata una produzione energetica strategica per il Paese come il biogas agricolo. Siamo assolutamente contrari al taglio dei prezzi minimi garantiti agli allevatori per l’elettricità prodotta da impianti che sono costati investimenti di molte centinaia di migliaia di euro», afferma. Il punto, per Coldiretti, non è solo economico ma anche politico e industriale: il biogas è diventato una leva strutturale per l’autonomia energetica e la riduzione delle emissioni.
Negli ultimi anni, gli allevamenti hanno intrapreso una trasformazione profonda. Accanto alla produzione di latte, carne e derivati, molte aziende hanno scelto di investire in impianti di digestione anaerobica, capaci di trasformare reflui zootecnici e sottoprodotti agricoli in energia elettrica. Una scelta che risponde a più esigenze: ridurre l’impatto ambientale, diversificare il reddito e contribuire al fabbisogno energetico nazionale. Ma tutto questo si regge su un equilibrio delicato, in cui la certezza dei ricavi gioca un ruolo decisivo.
«Il biogas prodotto dagli allevamenti è ormai una fonte energetica insostituibile, assolutamente pulita e rinnovabile», sottolinea Mecca Cici. «Una fonte che contribuisce all’abbattimento della CO2 e del metano emessi in atmosfera ed è la strada giusta per produrre energia pulita proprio da quegli allevamenti animali che oggi vengono attaccati perché ritenuti inquinanti». Un passaggio che richiama un tema spesso al centro del dibattito pubblico: il ruolo dell’allevamento nelle emissioni. Coldiretti ribadisce di aver sempre fatto riferimento ai dati ISPRA e ARPA, che indicano come le emissioni zootecniche abbiano un peso marginale sulla qualità dell’aria delle grandi città.
Nonostante questo, il settore ha scelto di investire comunque nella sostenibilità, anticipando le richieste dell’opinione pubblica e delle politiche europee. Ma lo ha fatto contando su strumenti di tutela come il prezzo minimo garantito, pensato per rendere sostenibili nel tempo investimenti che, per una famiglia agricola, rappresentano un salto dimensionale enorme. Un impianto di biogas non è un intervento marginale: richiede capitali elevati, competenze tecniche, costi di gestione e manutenzione continui.

Il rischio denunciato da Coldiretti è che il taglio dei prezzi minimi trasformi questi investimenti in una scommessa al ribasso. «A patto che investimenti epocali per una famiglia di agricoltori, come quelli necessari per un impianto di biogas, siano poi davvero remunerativi nel tempo. Uno strumento equo è proprio quello della garanzia di un prezzo minimo riconosciuto a chi produce. Eppure ora lo si vuole tagliare», avverte il presidente torinese. Il timore è che il messaggio lanciato al settore sia scoraggiante proprio nel momento in cui si chiede all’agricoltura di essere protagonista della transizione energetica.
Il quadro numerico aiuta a comprendere la portata del fenomeno. In provincia di Torino sono attivi 54 impianti di produzione elettrica da biogas, un numero in crescita negli ultimi anni. Di questi, 24 hanno una potenza installata inferiore ai 300 kW, 6 si collocano tra 300 e 600 kW, mentre 24 superano i 600 kW, arrivando fino a 1 MW. Una rete diffusa, che coinvolge aziende di dimensioni diverse e territori spesso marginali, dove il reddito agricolo è più fragile.
Se si allarga lo sguardo all’intero Piemonte, il peso del settore appare ancora più evidente. La regione è la terza in Italia per numero di impianti di biogas, con un totale di 250 strutture: 135 fino a 300 kW, 18 tra 300 e 600 kW, e 97 tra 600 kW e 1 MW. Numeri che raccontano una filiera ormai matura, capace di incidere in modo concreto sul sistema energetico.
L’energia prodotta non resta sulla carta. La potenza immessa in rete dagli allevamenti torinesi è sufficiente a coprire il consumo elettrico annuo di circa 20.000 famiglie. A livello regionale, il biogas agricolo può soddisfare i consumi di 150.000 famiglie ogni anno. Un contributo tutt’altro che marginale, soprattutto in una fase storica segnata dall’aumento dei costi dell’energia e dalla necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate.
Ed è proprio qui che nasce la contraddizione denunciata da Coldiretti. «Siamo sempre alle solite: all’agricoltore devono andare le briciole anche se un prodotto viene pagato a caro prezzo dai consumatori», afferma Mecca Cici. «In questo caso è un prodotto energetico, pagato a caro prezzo dagli utenti. Come agricoltori e come cittadini non ci stiamo». Il riferimento è al divario tra il valore riconosciuto all’origine e il costo finale sostenuto da famiglie e imprese, un meccanismo che nel settore agricolo è ben noto ma che, secondo Coldiretti, si ripropone ora anche sul fronte dell’energia.
Il tema va oltre il singolo decreto. In gioco c’è il modello di sviluppo agricolo ed energetico che il Paese intende perseguire. Da un lato, si chiede agli allevatori di ridurre l’impatto ambientale, investire in innovazione, produrre energia pulita. Dall’altro, si mette in discussione uno degli strumenti che hanno reso possibile questa trasformazione. Il rischio è quello di bloccare nuovi investimenti e di rendere meno sostenibili quelli già avviati.
Il biogas agricolo, inoltre, non è solo una fonte di energia. È parte di un sistema di economia circolare che valorizza scarti e reflui, riduce le emissioni di metano in atmosfera e restituisce al suolo digestato utilizzabile come fertilizzante. Un ciclo virtuoso che coniuga ambiente, agricoltura ed energia. Indebolirlo significa rinunciare a uno degli strumenti più concreti a disposizione del settore primario per rispondere alle sfide climatiche.
La richiesta che arriva dal Piemonte è chiara: mantenere certezze economiche per chi ha già investito e per chi intende farlo. Non sussidi a pioggia, ma regole stabili che permettano di pianificare nel lungo periodo. In un contesto in cui la sicurezza energetica è tornata al centro dell’agenda politica, il biogas agricolo rappresenta una risorsa che difficilmente può essere sacrificata senza conseguenze.
La partita ora si gioca a livello nazionale. Il DL Bollette è ancora in fase di definizione, ma il segnale lanciato ha già prodotto un effetto: riportare l’attenzione su una filiera che lavora lontano dai riflettori, ma che ogni giorno contribuisce a tenere accese le luci di migliaia di case. La sfida sarà trovare un equilibrio tra contenimento dei costi e tutela di chi, negli anni, ha scommesso su un’agricoltura più sostenibile e su un’energia davvero rinnovabile.
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