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Vent’anni di fiamma: la torcia di Pininfarina che raccontò Torino al mondo

Dal debutto a Palazzo Marino al Braciere Olimpico, un oggetto diventato simbolo

Vent’anni di fiamma

Vent’anni di fiamma: la torcia di Pininfarina che raccontò Torino al mondo

Vent’anni dopo l’accensione della Fiamma Olimpica dei Giochi Invernali di Torino 2006, Pininfarina celebra uno dei progetti più riconoscibili e simbolici della propria storia industriale e creativa. La Torcia Olimpica, disegnata, ingegnerizzata e prodotta interamente dall’azienda, è diventata nel tempo molto più di un oggetto funzionale. È rimasta un’icona di design, un segno riconoscibile dello spirito olimpico e una sintesi efficace dell’eccellenza italiana applicata alla forma.

La storia prende avvio il 20 gennaio 2005, con la presentazione ufficiale della torcia a Palazzo Marino, a Milano. In qualità di Fornitore Ufficiale di Torino 2006, Pininfarina si assume fin da subito una responsabilità totale. Stile, ingegnerizzazione e produzione vengono gestiti internamente, con l’obiettivo dichiarato di creare un oggetto capace di rappresentare i Giochi, la città di Torino e l’Italia nel mondo.

La torcia nasce come una rilettura contemporanea della fiaccola tradizionale. Non un semplice supporto per la fiamma, ma una forma in cui è il metallo stesso a “prendere fuoco”. Una scultura slanciata, definita dal vento, che richiama il movimento e la velocità. Le linee evocano allo stesso tempo la punta di uno sci e la Mole Antonelliana, simbolo architettonico di Torino. Un equilibrio studiato tra funzione tecnica e valore simbolico.

Il legame con il mondo dell’automobile è dichiarato apertamente dai vertici dell’azienda dell’epoca. «Il design, per noi, è estetica applicata alla funzione e all’uso», dichiarava Andrea Pininfarina, allora amministratore delegato, sottolineando come la torcia fosse profondamente imparentata con l’esperienza maturata nel settore automotive. Una visione condivisa da Paolo Pininfarina, alla guida della società dedicata al design industriale e all’architettura, che spiegava: «Siamo riusciti a conciliare una forma ispirata alla natura con un design avanzato, e in questo concentrato di innovazione c’è la Torino che inventa».

La produzione entra nel vivo nell’ottobre 2005, quando dagli stabilimenti Pininfarina escono i primi esemplari. Vengono realizzate 12.000 torce numerate per le Olimpiadi e 150 per le Paralimpiadi, tutte prodotte internamente. Un dato che conferma il ruolo dell’azienda non solo come studio di design, ma come partner industriale completo, capace di seguire l’intero ciclo produttivo.

L’8 dicembre 2005, al Quirinale, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi accende ufficialmente la torcia, dando il via al Viaggio della Fiamma Olimpica. Undicimila chilometri attraverso tutta l’Italia, due mesi di percorso, oltre 10.000 accensioni, senza mai uno spegnimento. Un record tecnico e simbolico, che contribuisce a rafforzare l’immagine di affidabilità e precisione del progetto.

Quel viaggio diventa anche racconto. Viene infatti documentato nel libro “La forma di un sogno” di Giuseppe Culicchia, che accompagna la fiamma lungo il suo percorso, trasformando un evento sportivo in una narrazione collettiva.

Il momento culminante arriva il 10 febbraio 2006, durante la Cerimonia di Apertura dei Giochi Invernali. È la stessa torcia ad accendere il Braciere Olimpico, anch’esso progettato da Pininfarina. Un gesto che chiude idealmente il cerchio di un progetto unitario, coerente, riconoscibile.

Accanto alla versione olimpica, Pininfarina realizza anche la Torcia dei Giochi Paralimpici Invernali, accesa per la prima volta il 28 febbraio 2006 tra Roma e Torino. Un’ulteriore declinazione dello stesso linguaggio formale, pensata per accompagnare un evento altrettanto centrale nel programma olimpico.

A vent’anni di distanza, la torcia di Torino 2006 resta un manifesto di design industriale italiano. Non solo per ciò che ha rappresentato in quel momento storico, ma per la capacità di attraversare il tempo senza perdere forza espressiva. Un oggetto nato per un evento, diventato patrimonio simbolico.

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