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15 Gennaio 2026 - 10:53
Milano-Cortina 2026, le tute dei tedofori finiscono già in vendita su Vinted
Nel retro di un furgone parcheggiato in una via qualunque di provincia, qualcuno scatta fotografie con cura quasi maniacale. La luce è studiata, l’inquadratura pulita. In primo piano c’è una giacca bianca con sfumature giallo-arancio “flame”, pantaloni coordinati, il logo ufficiale di Milano-Cortina 2026 ben visibile. La didascalia è asciutta, senza giri di parole: “Tuta tedoforo, edizione limitata, come nuova”. Prezzo: 900 euro, leggermente trattabili. Poco più sotto, un altro annuncio rilancia: 1.530 euro per il kit completo, cappellino e sacca inclusi. È così che un oggetto nato per non essere venduto diventa merce, e che il Viaggio della Fiamma olimpica si ritrova, parallelamente alla strada, anche sulle vetrine digitali di Vinted, eBay e Subito.
Le tute consegnate ai 10.001 tedofori selezionati per la staffetta di Milano-Cortina 2026 sono finite al centro di una nuova febbre collezionistica, che si intreccia con una polemica già accesa sulla scelta dei protagonisti della fiamma. Mentre ex campioni olimpici denunciano esclusioni eccellenti e rivendicano un ruolo che ritengono naturale, online prende forma un mercato non ufficiale di cimeli olimpici con prezzi che oscillano tra i 500 e i 1.500 euro, e che in alcuni casi salgono ancora quando l’annuncio promette accessori completi o condizioni “pari al nuovo”.
La staffetta è partita dopo l’accensione a Olimpia e il passaggio da Roma, per poi attraversare l’Italia intera fino all’arrivo a Milano il 6 febbraio 2026. Un percorso enorme, scandito da tappe simboliche — dal Colosseo al Duomo, dalla Fontana di Trevi al Canal Grande, fino alla salita verso Punta Gnifetti sul Monte Rosa — e affidato a una platea ampia e composita di tedofori, selezionati anche attraverso i bandi dei partner ufficiali, Coca-Cola ed Eni. Un numero imponente che, però, non ha spento le critiche.
L’ex fondista olimpico Silvio Fauner ha parlato apertamente di una generazione di medagliati “dimenticata”, mentre la presenza di volti noti dello spettacolo e dello sport non olimpico — come Massimiliano Allegri, tedoforo a Borgomanero — ha alimentato il dibattito pubblico. La Fondazione Milano Cortina 2026 ha risposto ricordando che molte leggende dello sport sono già state coinvolte o lo saranno, e che alcuni inviti sono stati rifiutati. Ma la discussione è arrivata fino ai palazzi romani, tanto da spingere il ministro per lo Sport Andrea Abodi a definire “spiazzanti” alcune assenze, e il vicepremier Matteo Salvini a chiedere un confronto ufficiale con Fondazione e CONI per chiarire i criteri.

Alcuni degli annunci che si possono trovare su Vinted
Criteri che, nella pratica, hanno incrociato merito sportivo, impegno sociale, inclusione, sostenibilità e rappresentatività territoriale. Le candidature sono transitate attraverso piattaforme dei partner, con pre-selezioni e controlli finali affidati alla Fondazione. Un modello che ha aperto la staffetta a cittadini comuni con storie simboliche, ma che non ha convinto chi avrebbe voluto vedere nella fiamma soprattutto la continuità della memoria olimpica. “Non è bello che alcuni atleti siano stati esclusi, ma molti cittadini hanno potuto iscriversi: la verità sta nel mezzo”, ha provato a smorzare i toni Filippo Tortu, annunciato come tedoforo a Monza.
In questo clima, la comparsa massiccia delle tute sui marketplace ha aggiunto un ulteriore livello di tensione. I capi, prodotti dal partner tecnico Salomon in edizione limitata e mai messi in vendita ufficialmente, vengono proposti come pezzi da collezione. Alcuni annunci mostrano ancora il cartellino, altri garantiscono autenticità e provenienza diretta. Redazioni locali parlano di un vero e proprio mercato parallelo, con il doppio rischio di contraffazioni e di prezzi gonfiati dall’effetto novità. Le piattaforme, al momento, non rimuovono automaticamente gli annunci, e il quadro normativo resta sfumato.
La domanda chiave è una sola: è legale rivendere la tuta da tedoforo? La risposta, per ora, è condizionata ai termini accettati dai partecipanti. Se il kit è considerato un bene personale privo di vincoli, la rivendita può rientrare nella libera disponibilità del bene; se invece esistono clausole di non trasferibilità o limitazioni sull’uso dei marchi olimpici, la cessione a pagamento potrebbe violare gli accordi e aprire a interventi di tutela del brand. Le comunicazioni pubbliche dei partner parlano di dotazione funzionale all’esperienza della staffetta, ma non chiariscono esplicitamente le regole sulla rivendita. Nel vuoto normativo, gli esperti invitano alla prudenza: il valore dei memorabilia è volatile e spesso si ridimensiona una volta spenta la ribalta mediatica.
Quando le uniformi sono state presentate ufficialmente, la Fondazione ha insistito su estetica e simboli: bianco per far risaltare la fiamma, dettagli riflettenti, un design pensato per rappresentare movimento e unione. Salomon, in qualità di Premium Partner, ha prodotto centinaia di migliaia di capi destinati a oltre 25.000 persone tra tedofori, volontari e staff. Anche la torcia “Essential”, alimentata a bio-GPL e riutilizzabile fino a dieci volte, è stata raccontata come parte di un’eredità sostenibile. Tutti elementi che oggi contribuiscono a rendere quelle tute ancora più desiderabili.
Il paradosso resta tutto lì: mentre la fiamma attraversa il Paese con l’ambizione di unire, le sue uniformi diventano oggetto di contesa, simbolica ed economica. Da una parte chi rivendica il diritto di aprire la staffetta al Paese reale, dall’altra chi chiede rispetto per chi ha costruito la storia olimpica italiana. Nel mezzo, un mercato che corre più veloce della fiamma stessa e che costringe l’organizzazione a interrogarsi su controlli, trasparenza e responsabilità.
Il vertice annunciato dal governo potrebbe chiarire i criteri di selezione e ricomporre una frattura soprattutto narrativa. Resta una fotografia nitida: Milano-Cortina 2026 non è solo un evento sportivo, ma un potente generatore di simboli, desideri e valore. Anche quando quel valore finisce, piegato con cura, in una busta di plastica pronta per la spedizione.
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