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14 Gennaio 2026 - 09:43
La fiamma olimpica sul tetto d’Europa, dal Piemonte un messaggio che sale fino al Monte Rosa
Nel silenzio rarefatto dell’alta quota, dove il respiro si fa corto e ogni gesto richiede misura, la fiamma olimpica ha raggiunto il punto più alto del suo lungo cammino. È accaduto lunedì 12 gennaio, in Piemonte, ai 4.554 metri di Punta Gnifetti, davanti alla Capanna Regina Margherita, sul massiccio del Monte Rosa. Un passaggio carico di significati, che lega lo spirito olimpico alla montagna, alla storia dell’alpinismo e a un territorio che da sempre convive con l’altitudine e il limite.
Portare la fiamma fino a quella quota non è stato solo un gesto simbolico, ma una vera impresa logistica e umana. Punta Gnifetti ospita il rifugio più alto d’Europa, un luogo che rappresenta da oltre un secolo un punto di riferimento per la ricerca scientifica, l’alpinismo e la conoscenza dell’ambiente d’alta montagna. Qui, dove il clima è estremo e il tempo sembra sospeso, la torcia ha acceso un’immagine potente: lo sport che si spinge oltre, senza clamore, affidandosi alla preparazione e al rispetto della montagna.
Il Piemonte, ancora una volta, diventa protagonista di un passaggio chiave del viaggio olimpico. Non una piazza affollata o una strada cittadina, ma una vetta, raggiunta con gradualità e competenza, in un contesto che richiama i valori più autentici dello sport. La salita verso la Capanna Regina Margherita è un percorso che richiede esperienza, allenamento e spirito di squadra, gli stessi elementi che da sempre accompagnano l’idea olimpica.

Il significato di questa tappa va oltre la cronaca. La fiamma, portata così in alto, diventa un ponte tra passato e futuro. La Regina Margherita, inaugurata nel 1893, è un simbolo di esplorazione e di conoscenza, un avamposto umano in un ambiente che non fa sconti. Accendere idealmente la torcia in questo luogo significa ricordare che lo sport non è solo competizione, ma anche studio, rispetto dei limiti e capacità di convivere con la natura.
Non è un caso che proprio il Monte Rosa sia stato scelto per questo momento. È una montagna che racconta la storia delle Alpi piemontesi, della ricerca scientifica in quota, delle prime spedizioni e di una tradizione alpinistica che ha formato generazioni di uomini e donne abituati a misurarsi con la fatica. La fiamma olimpica, in questo contesto, non appare come un corpo estraneo, ma come un elemento che si inserisce con discrezione in una narrazione già esistente.
Da lassù, il viaggio prosegue. La torcia scenderà dalle vette per tornare tra le persone, nei paesi e nelle città, portando con sé anche il peso simbolico di questa tappa estrema. Un passaggio che resterà tra i più alti, non solo in senso geografico, dell’intero percorso olimpico.
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