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Shade non ci sta e sputa la verità in faccia al presente: “Che schifo”

Shade cambia registro: con il suo nuovo singolo, il rapper torinese trasforma disagio e autoironia in un ritornello generazionale orecchiabile

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Shade non ci sta e sputa la verità in faccia al presente: “Che schifo”

Se qualcuno si aspettava il solito Shade scanzonato, leggero e pronto a far ballare senza pensieri, “Che schifo” arriva come una doccia fredda. O meglio: come una smorfia detta ad alta voce, di quelle che scappano quando tutto sembra andare storto e non hai più voglia di fingere che vada bene. Il nuovo singolo del rapper torinese, uscito a inizio febbraio 2026, non fa sconti e non cerca scorciatoie: prende il disagio, lo mette in rima e lo serve con ironia tagliente.

Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. “Che schifo” non è solo un’esclamazione, è uno stato d’animo. Shade lo ripete, lo mastica, lo trasforma in ritornello e in mantra generazionale. Dietro una produzione che resta agile e orecchiabile, il brano nasconde un contenuto più denso di quanto possa sembrare al primo ascolto. È uno sfogo, sì, ma anche una fotografia piuttosto lucida di un presente fatto di falsità, delusioni, rapporti superficiali e aspettative tradite.

Il linguaggio è quello tipico di Shade: colloquiale, diretto, senza giri di parole. A tratti sembra quasi una chiacchierata buttata giù di getto, come se il rapper stesse parlando con l’ascoltatore davanti a un caffè ormai freddo. E proprio in questa apparente semplicità sta uno dei punti di forza del pezzo. Perché dietro il sarcasmo c’è una critica che colpisce, ma non urla. Scivola, resta in testa, e alla fine fa riflettere.

Il significato di “Che schifo” va oltre la lamentela fine a sé stessa. Shade racconta quei momenti in cui ti guardi intorno e non riconosci più niente: le persone, i sogni, perfino te stesso. Tutto sembra costruito per apparire, non per essere. E allora la frase diventa un modo per prendere le distanze, per non farsi inghiottire del tutto. Dire “che schifo” è anche un atto di sincerità, quasi liberatorio.

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Nel testo c’è un continuo gioco tra autoironia e disillusione. Shade non si mette su un piedistallo, non punta il dito dall’alto. Anzi, si include nel quadro, si prende in giro, ammette fragilità e contraddizioni. È questo che rende il brano riconoscibile soprattutto per un pubblico giovane, che si muove in un mondo iperconnesso ma spesso povero di riferimenti solidi.

La ripetizione ossessiva del titolo non è casuale. Quel “che schifo” diventa un ritornello emotivo, una specie di valvola di sfogo collettiva. Non c’è rabbia distruttiva, piuttosto una stanchezza ironica, quella di chi ha capito che non tutto va sistemato, ma almeno può essere raccontato senza filtri.

Dal punto di vista artistico, il singolo conferma la direzione intrapresa da Shade negli ultimi anni. Dopo essere stato a lungo associato al lato più pop e radiofonico del rap italiano, qui l’artista torna a mettere al centro la parola e il contenuto, senza rinunciare però al ritmo e alla capacità di restare in testa. Non è un brano pensato per piacere a tutti, ed è proprio questo a renderlo interessante.

Non ci sono al momento annunci ufficiali su un nuovo album, e “Che schifo” sembra muoversi come un corpo libero, uno sfogo messo nero su bianco più per necessità espressiva che per strategia di mercato. Un segnale chiaro: Shade continua a pubblicare musica seguendo il suo istinto, anche quando questo significa mostrarsi meno accomodante.

In definitiva, “Che schifo” è una canzone che funziona perché non finge. Usa l’ironia come scudo, ma sotto lascia intravedere un disagio reale, condiviso, contemporaneo. Non offre soluzioni, non promette riscatto immediato. Si limita a dire quello che molti pensano e pochi dicono ad alta voce. E, a volte, è più che sufficiente.

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