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Cronaca

Case di comunità pronte ma vuote: la sanità del Pnrr rischia il flop

Edifici completati, ma mancano 20mila infermieri e la riforma resta solo sulla carta

Mancano 20mila infermier

Mancano 20mila infermieri e la riforma resta solo sulla carta

Le Case della comunità e gli ospedali di comunità, pilastri della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dovrebbero entrare pienamente in funzione entro giugno. Ma a pochi mesi dalla scadenza, il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante. Secondo i sindacati del settore sanitario, per rendere operative le strutture mancano all’appello almeno 20mila infermieri, una carenza che rischia di svuotare di senso l’intera riforma.

I numeri forniti dall’Agenas, aggiornati a giugno 2025, parlano chiaro: delle 1.723 Case della Comunità programmate, solo 46 risultano oggi pienamente operative, con la presenza stabile di medici e infermieri. Altre 660 hanno attivato almeno un servizio, mentre 172 avrebbero completato tutti i servizi obbligatori. Gli ospedali di comunità previsti sono invece 307. Un avanzamento che procede sul piano edilizio, ma che fatica a tradursi in una reale presa in carico dei cittadini.

Il tema è stato al centro anche del tavolo tecnico permanente attivato lo scorso 27 gennaio dalla Cabina di regia Pnrr dedicata alla Missione Salute, riunitasi a Palazzo Chigi. L’obiettivo dichiarato è accelerare sull’organizzazione delle strutture e rafforzare l’assistenza territoriale e le cure primarie, come ribadito dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Ma i sindacati avvertono che i tempi fissati dal Pnrr difficilmente potranno essere rispettati senza un deciso intervento sul personale.

A lanciare l’allarme è il sindacato degli infermieri Nursing Up, che parla apertamente di una riforma a rischio. «La riforma dell’assistenza territoriale prevista dalla Missione 6 Salute del Pnrr è a rischio, perché procede sul piano edilizio ma non è accompagnata da un’adeguata dotazione di professionisti sanitari, indispensabile per rendere operative le nuove strutture», sottolinea il sindacato, ricordando che mancano «almeno 20mila infermieri».

Secondo Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up, il nodo centrale non sono le strutture ma il capitale umano. «Il problema non sono i muri ma la drammatica carenza di professionisti sanitari, a partire dagli infermieri di famiglia e comunità, individuati dalla normativa come perno dell’assistenza territoriale», afferma. La figura dell’infermiere di famiglia e comunità è stata introdotta dalla legge del 2020, che ne prevedeva 9.600 unità a livello nazionale. A distanza di oltre cinque anni, però, «gli infermieri di famiglia operativi sono stimati in circa 3.000, pari a poco più del 30% di quanto stabilito dalla norma».

ANTONIO DE PALMA - PRESIDENTE NAZIONALE NURSING UP

Il quadro complessivo è ancora più critico se si guarda al sistema sanitario nel suo insieme. Nel Servizio sanitario nazionale mancano infatti almeno 175.000 infermieri rispetto agli standard europei. «È legittimo chiedersi – conclude De Palma – come si possa pensare di rendere operativa la sanità territoriale senza affrontare il nodo del personale».

Sulla stessa linea si colloca il sindacato dei medici Snami, che denuncia una pianificazione rovesciata. «Si è costruito il contenitore prima di decidere cosa metterci dentro e, soprattutto, senza coinvolgere davvero i medici di famiglia», afferma il presidente Angelo Testa. Il rischio concreto, avverte, è che alla scadenza di giugno 2026 «si arrivi con edifici pronti ma senza professionisti, rispettando formalmente gli obiettivi del Pnrr ma tradendo lo spirito della riforma».

ANGELO TESTA - PRESIDENTE SNAMI

Intanto, mentre a livello nazionale si moltiplicano le criticità, sul territorio si registrano nuove aperture. Oggi a Roma sono state inaugurate tre nuove Case della Comunità, grazie a un investimento complessivo di oltre 1,7 milioni di euro. All’hub Nomentano sarà garantita la presa in carico 7 giorni su 7, h24, con sportello polifunzionale, Cup, ambulatorio di cure primarie, assistenza domiciliare e servizi per la fragilità psichica. Le strutture spoke di Vigne Nuove e Casalotti saranno invece attive 6 giorni su 7, h12.

«Questo è il volto della medicina del territorio reale. Qui si trovano risposte alle fragilità», ha dichiarato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ricordando anche la firma, prevista nei prossimi giorni, dell’accordo con i medici di famiglia per garantire la continuità del servizio h24. Un esempio virtuoso, ma che da solo non basta a colmare il divario tra le ambizioni del Pnrr e una sanità territoriale che, senza personale, rischia di restare solo sulla carta.

FRANCESCO ROCCA, PRESIDENTE REGIONE LAZIO

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