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Pediatra in pensione e famiglie nel caos: 1.300 bambini senza riferimenti per giorni nel Canavese

Ritardi e comunicazioni mancate all’Asl To4 riaccendono l’allarme sulla carenza di pediatri

Pediatra in pensione

Pediatra in pensione e famiglie nel caos: 1.300 bambini senza riferimenti per giorni nel Canavese

La pensione di una pediatra, un passaggio di consegne mal gestito e, nel mezzo, quasi 1.300 famiglie lasciate per giorni nell’incertezza. È bastato questo, nei giorni scorsi, per far emergere tutte le fragilità di un sistema sanitario territoriale che fatica sempre più a garantire continuità, soprattutto quando si parla di bambini molto piccoli.

È accaduto nel territorio dell’Asl To4, dove il ritiro dal servizio della dottoressa Ursula Kreitmaier, storica pediatra con ambulatorio a Forno Canavese, ha generato una catena di disagi e preoccupazioni. Non per la pensione in sé, evento previsto e noto da tempo, ma per un ritardo logistico e burocratico nella comunicazione del medico sostituto, che ha lasciato per giorni i genitori senza riferimenti chiari.

Le maggiori ansie hanno riguardato le famiglie con bambini in età molto precoce, quelli che richiedono controlli frequenti, ricette rapide, visite ravvicinate e una relazione di prossimità con il pediatra. In piena stagione invernale, tra virus respiratori e influenze, l’assenza di indicazioni ufficiali ha trasformato un normale avvicendamento in un piccolo caso.

Negli sportelli dell’Asl e al telefono, raccontano diversi genitori, le risposte sono state vaghe o assenti. C’è chi ha provato a ottenere informazioni di persona, chi ha cercato chiarimenti per giorni, chi si è trovato a dover gestire febbri e malanni senza sapere a chi rivolgersi. Un vuoto comunicativo che ha amplificato il disagio, più ancora dell’evento amministrativo in sé.

La situazione, secondo quanto riferito da amministratori locali che si sono interessati al caso, si sta risolvendo in queste ore. L’Asl avrebbe provveduto all’invio delle comunicazioni ufficiali con l’indicazione di un pediatra provvisorio, evitando così che le famiglie restino senza copertura sanitaria. Un intervento che arriva però dopo giorni di tensione e che mette in luce un problema più profondo: la mancanza di coordinamento interno tra direzione generale e sportelli territoriali.

L’episodio di Forno Canavese non è un’anomalia isolata, ma si inserisce in un quadro più ampio e strutturale. In Italia la carenza di pediatri di libera scelta è ormai cronica, soprattutto nelle aree periferiche e montane. Secondo le stime delle associazioni di categoria, nei prossimi anni migliaia di pediatri andranno in pensione senza essere sostituiti con la stessa rapidità, complice il numero insufficiente di nuovi professionisti e le condizioni di lavoro sempre meno attrattive.

Il Canavese è uno dei territori dove questa criticità è più evidente. Comuni medio-piccoli, bacini di utenza sparsi, ambulatori distanti tra loro rendono difficile coprire in modo omogeneo la domanda. Quando un pediatra lascia il servizio, il rischio di creare vuoti assistenziali è concreto, e basta un ritardo nella comunicazione per trasformare la transizione in emergenza.

Le famiglie chiedono soprattutto certezza e tempestività. Sapere chi è il medico di riferimento, dove riceve, come contattarlo. Elementi basilari, che però diventano cruciali quando si parla di salute infantile. L’episodio dell’Asl To4 dimostra che non basta avere una soluzione pronta: serve anche saperla comunicare in tempo, evitando che l’ansia dei genitori diventi il primo sintomo di un sistema sotto stress.

Ora la macchina sanitaria si sta riallineando e la copertura dovrebbe essere garantita. Ma il segnale resta. Senza un rafforzamento strutturale della medicina territoriale, senza una programmazione più lungimirante dei pensionamenti e delle sostituzioni, situazioni come questa rischiano di ripetersi. E ogni volta, a pagare il prezzo più alto, sono sempre gli stessi: i bambini e le loro famiglie.

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