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Medici di famiglia, firmato il nuovo contratto nazionale: aumenti e integrazione nelle Case di Comunità

Via libera in Conferenza Stato-Regioni all’accordo 2022-2024 per 60mila professionisti della medicina generale

Medici di famiglia, firmato il nuovo contratto nazionale: aumenti e integrazione nelle Case di Comunità

Medici di famiglia, firmato il nuovo contratto nazionale: aumenti e integrazione nelle Case di Comunità (immagine di repertorio)

Dopo mesi di attesa, è arrivato il via libera definitivo al rinnovo dell’accordo collettivo nazionale della medicina generale. La Conferenza Stato-Regioni ha approvato l’intesa relativa al triennio 2022-2024, che riguarda circa 60mila medici di medicina generale operanti in tutta Italia. Un passaggio formale che chiude una trattativa avviata in sede Sisac e già vagliata dalla Corte dei Conti, consentendo ora l’entrata in vigore a tutti gli effetti del nuovo contratto.

Dal punto di vista economico, l’accordo prevede un aumento medio del 5,78% nel triennio, un adeguamento atteso da tempo da una categoria che negli ultimi anni ha visto crescere carichi di lavoro, responsabilità e funzioni, soprattutto sul fronte della sanità territoriale. L’intervento retributivo viene letto dalle Regioni come una prima risposta concreta alle difficoltà strutturali della medicina di prossimità, in un contesto segnato da carenze di personale e da un progressivo invecchiamento dei professionisti in servizio.

Il rinnovo non si limita però agli aspetti salariali. Il nuovo contratto consolida infatti un passaggio già in atto: l’integrazione dei medici di famiglia nelle Case di Comunità, uno degli assi portanti della riorganizzazione del sistema sanitario prevista dal Pnrr. L’accordo aggiorna ruoli e funzioni del personale convenzionato, allineandoli all’evoluzione delle nuove strutture territoriali, pensate per garantire un’assistenza più continuativa, coordinata e multidisciplinare.

A sottolineare il valore politico e organizzativo dell’intesa è stato Marco Alparone, presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità, che ha rivendicato la rapidità con cui si è arrivati alla chiusura del rinnovo. L’obiettivo dichiarato era dare una risposta immediata ai medici di prossimità, rimandando alla prossima tornata contrattuale 2025-2027 i nodi più complessi legati alla riforma complessiva del ruolo della medicina generale. Un lavoro che, assicurano le Regioni, è già stato avviato.

Nel nuovo assetto, il medico di famiglia viene sempre più riconosciuto come porta di accesso fondamentale al sistema sanitario nazionale, figura centrale non solo per la presa in carico clinica dei pazienti, ma anche per il coordinamento con altri professionisti, dai pediatri agli infermieri di comunità, fino ai servizi sociali. Il contratto rafforza così il modello multiprofessionale e multidisciplinare, ritenuto indispensabile per rispondere ai bisogni di salute di una popolazione che invecchia e presenta un numero crescente di patologie croniche.

La trattativa, spiegano dalle Regioni, è stata resa possibile da una cornice negoziale snella, concentrata soprattutto sull’adeguamento economico e sull’aggiornamento di alcuni istituti contrattuali, anche alla luce delle recenti modifiche normative. Una scelta che ha permesso di chiudere rapidamente il rinnovo, evitando ulteriori slittamenti e riducendo il clima di incertezza che pesava sulla categoria.

Il rinnovo del contratto dei medici di medicina generale rappresenta quindi un tassello significativo nella più ampia riforma della sanità territoriale, ma lascia aperti interrogativi sul futuro: dalla sostenibilità del sistema, alla capacità di attrarre nuovi professionisti, fino al delicato equilibrio tra lavoro in convenzione e nuove forme di integrazione organizzativa. Questioni che torneranno centrali nel confronto già annunciato per il prossimo triennio contrattuale.

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