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Lavoro in crisi nel Ciriacese, l’allarme di +Europa: dati, vertenze e un territorio senza una strategia industriale

L’analisi di Matteo E. Maino e Giulia Casalino fotografa un sistema produttivo in affanno mentre si avvicina la sfida elettorale a Ciriè

Lavoro in crisi nel Ciriacese, l’allarme di +Europa: dati, vertenze e un territorio senza una strategia industriale

L’allarme sul lavoro nel Ciriacese arriva da +Europa ed è prima di tutto un’analisi politica basata sui numeri. A firmarla sono Matteo E. Maino, dirigente nazionale del partito e nome che circola con insistenza come possibile candidato alle prossime elezioni comunali di Ciriè, insieme a Giulia Casalino, componente dell’Assemblea nazionale. Il quadro che tracciano è netto: il territorio sta attraversando una crisi industriale profonda, strutturale, e l’assenza di una strategia condivisa rischia di trasformarla in un declino irreversibile.

Secondo l’analisi, il 2026 si apre con un’eredità pesantissima sul fronte occupazionale. Automotive, metalmeccanica e logistica, settori storicamente centrali per l’economia locale, continuano a perdere ordini e posti di lavoro, mentre gli strumenti messi in campo finora appaiono incapaci di invertire la rotta. Non si tratta di singole vertenze isolate, ma di un sistema produttivo che mostra crepe sempre più evidenti.

Il caso simbolo resta quello di Sfc Solutions di Ciriè, indicato come una delle situazioni più allarmanti del territorio. Dopo gli avvisi già emersi negli anni precedenti, la crisi si è aggravata con il crollo delle commesse da parte di colossi come Stellantis e Volkswagen, mettendo a rischio oltre 300 lavoratori. Un numero che da solo basta a spiegare la portata dell’emergenza. L’azienda sta ora cercando di reagire puntando su innovazione e sostenibilità, ma l’analisi di +Europa sottolinea come il rilancio dipenda da un contesto industriale che, al momento, resta fragile e incerto.

Accanto a Sfc, il documento richiama altre vertenze che raccontano un territorio sotto pressione. A dicembre 2025 è esplosa la crisi di Postalcoop, con 36 dipendenti rimasti senza stipendio, sospesi tra la perdita del lavoro e l’assenza di risposte strutturate. Una situazione che ha riportato al centro il tema delle tutele reali per chi opera in settori già colpiti da precarietà e contrazione della domanda.

Nel Canavese, l’attenzione si concentra anche su Konecta, realtà del customer care coinvolta in una mobilitazione contro la chiusura delle sedi, con conseguenze pesanti non solo per i lavoratori diretti ma per l’intero indotto locale. Secondo l’analisi, il rischio è quello di un effetto domino che impoverisce progressivamente il tessuto economico e riduce le opportunità occupazionali qualificate.

Il quadro generale è aggravato dalla situazione del comparto metalmeccanico, che nel solo Ciriacese conta circa 250 realtà produttive. Molte di queste fanno i conti con una riduzione cronica della produzione e con un ricorso massiccio alla cassa integrazione, una condizione che si trascina anche nel nuovo anno. Per Maino e Casalino, il problema non è solo l’impatto immediato sui redditi, ma la perdita progressiva di competenze industriali che rischia di diventare definitiva.

A rendere ancora più cupo lo scenario contribuisce il contesto economico dell’area metropolitana torinese. Il 2025 si è chiuso con un dato che pesa come un macigno: circa un fallimento aziendale al giorno, con un aumento del 29% rispetto agli anni precedenti. Un ritmo che colpisce anche il Ciriacese e che, secondo +Europa, segnala una crisi che non può più essere letta come congiunturale.

Negli ultimi mesi sono stati introdotti contributi a fondo perduto fino al 70% per le imprese delle Valli di Lanzo e del Ciriacese, con l’obiettivo di favorire la riconversione industriale e salvaguardare i posti di lavoro. Misure considerate utili, ma non risolutive. Nell’analisi si sottolinea come questi strumenti rischino di restare interventi tampone se non inseriti in una visione più ampia, capace di accompagnare le aziende verso nuovi mercati e nuovi modelli produttivi.

Il nodo centrale resta la crisi dell’automotive tradizionale, che sta ridisegnando le catene del valore a livello europeo. La transizione verso l’elettrico, le politiche ambientali e la concorrenza globale stanno mettendo in difficoltà interi distretti. Secondo Maino e Casalino, territori come il Ciriacese devono scegliere se subire il cambiamento o governarlo, puntando su mobilità elettrica, green deal europeo, digitalizzazione e ricerca applicata.

L’analisi non trascura l’impatto sociale della crisi. Dietro ogni vertenza ci sono famiglie, lavoratori in cassa integrazione, giovani che faticano a immaginare un futuro stabile nel territorio in cui vivono. La prolungata incertezza, viene evidenziato, rischia di trasformarsi in disillusione e in fuga di competenze, aggravando ulteriormente il quadro demografico ed economico.

Sul piano politico, il documento lancia un messaggio diretto alle istituzioni, a partire dalla Regione Piemonte, chiamata a un ruolo più attivo di coordinamento con Comuni e imprese. Il lavoro, sottolinea +Europa, non può essere affrontato solo attraverso singoli tavoli di crisi, ma richiede una strategia che favorisca reti di PMI, condivisione di tecnologie, accesso ai mercati e attrazione di investimenti.

In questa prospettiva si inserisce anche la figura di Matteo E. Maino, che con questa analisi inizia di fatto a posizionarsi nel dibattito pubblico locale in vista delle prossime elezioni comunali a Ciriè. Il tema del lavoro e dello sviluppo industriale diventa così non solo una questione economica, ma uno dei terreni centrali del confronto politico che si aprirà nei prossimi mesi.

Il Ciriacese si trova davanti a un passaggio decisivo. I dati raccontano una crisi che non può più essere ignorata e un sistema produttivo che chiede risposte strutturali. L’analisi di +Europa prova a spostare il dibattito dal racconto delle emergenze alla costruzione di una visione. Resta ora da capire se e come la politica, a tutti i livelli, saprà raccogliere questa sfida.

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