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Costume e società

«Repressione e violenza di Stato»: Cosmo solidarizza con i manifestanti dopo il corteo per Askatasuna

Il cantante eporediese ha affidato il suo pensiero a un lungo post sui social. Accuse al governo e alle forze dell'ordine, condanna delle violenze da entrambe le parti

«Repressione e violenza di Stato»: Cosmo solidarizza con i manifestanti dopo il corteo per Askatasuna

«Repressione e violenza di Stato»: Cosmo solidarizza con i manifestanti dopo il corteo per Askatasuna

All’indomani della manifestazione di sabato 31 gennaio a Torino in solidarietà con il centro sociale Askatasuna, il cantante eporediese Cosmo ha affidato a un lungo post su Instagram la propria lettura di quanto accaduto. Un intervento articolato, duro nei toni e fortemente politico, nel quale l’artista torinese torna a esprimere vicinanza al centro sociale, posizione già manifestata in passato, e denuncia quella che definisce una gestione repressiva dell’ordine pubblico e un racconto mediatico parziale dei fatti.

Secondo quanto emerso nel corso della giornata, il corteo ha visto la partecipazione di migliaia di persone e si è svolto inizialmente in modo pacifico. Nel corso del pomeriggio si sono però verificati scontri tra una parte dei manifestanti e le forze dell’ordine, con momenti di tensione concentrati in alcune zone del percorso. L’intervento della polizia ha portato all’uso di lacrimogeni, generando situazioni di panico tra i partecipanti, con famiglie e giovani rimasti coinvolti nel caos. Gli episodi hanno riportato al centro del dibattito il tema della gestione dell’ordine pubblico nel quartiere, già da settimane interessato da una forte presenza delle forze dell’ordine.

È su questo contesto che si innesta il racconto di Cosmo, che nel post rivendica innanzitutto la dimensione numerica e umana della manifestazione. «Eravamo davvero decine di migliaia. Più di quanto (non) raccontino i media», scrive, descrivendo il corteo come «arrabbiato ma internamente gioioso e solidale». L’artista sottolinea come, a suo giudizio, la risposta delle forze dell’ordine sia stata sproporzionata e indiscriminata, affermando di essere stato colpito dagli effetti dei lacrimogeni pur trovandosi lontano dalla cosiddetta “zona calda”. «Il corteo, a un certo punto, è stato preso di mira indiscriminatamente, creando caos, panico e portando famiglie e giovanissimi a scappare», si legge nel post.

Nel suo intervento, Cosmo lega quanto avvenuto a una lettura più ampia della situazione politica e sociale. Secondo il musicista, l’inasprimento dello scontro sarebbe il risultato di una mancanza di dialogo da parte del governo e di una strategia basata esclusivamente sulla repressione: «Questo governo non ha mai provato a instaurare un dialogo. Ha scelto solo la repressione», scrive, parlando di una propaganda costruita, a suo avviso, sulla contrapposizione con i movimenti di protesta. Il riferimento al quartiere interessato dal corteo è esplicito, definito come un’area che da oltre un mese vivrebbe in uno stato di “militarizzazione permanente”.

Il post entra poi in un terreno ancora più radicale, evocando scenari di ulteriore escalation e paragonando l’uso della forza a modelli repressivi di altri Paesi. Cosmo sostiene che la violenza istituzionale sarebbe destinata ad aumentare e che il dissenso non possa essere spento senza un cambiamento profondo nel rapporto tra istituzioni e movimenti. In questo quadro, l’artista non nasconde una posizione netta anche nei confronti della violenza espressa da alcuni manifestanti, che definisce come un elemento strutturale di una società attraversata da conflitti profondi.

Una parte significativa del suo intervento è infine dedicata alla narrazione dei media, accusati di aver raccontato la manifestazione in modo distorto. «Anche il modo in cui è stata raccontata la manifestazione dai media è una presa di posizione chiara», scrive, arrivando a giustificare simbolicamente gesti di protesta contro alcune redazioni, definiti comunque marginali rispetto ai danni prodotti, a suo giudizio, dall’informazione nel corso degli anni.

Il post di Cosmo si inserisce così nel dibattito acceso che ha seguito la manifestazione torinese, offrendo una lettura soggettiva e militante degli eventi. Una posizione che si affianca alle ricostruzioni ufficiali, contribuendo a delineare un quadro complesso, nel quale convivono il diritto alla protesta, la gestione dell’ordine pubblico e una forte polarizzazione politica e comunicativa attorno al caso Askatasuna.

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