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Cronaca

Scontri pro Askatasuna a Torino, fermato un 22enne originario del Grossetano

Incensurato, si definiva anarchico: è accusato di concorso in lesioni a pubblico ufficiale e rapina

L'agente aggredito a Torino

L'agente aggredito a Torino

A Torino la caccia ai responsabili dell’aggressione all’agente Alessandro Calista entra nel vivo. Nelle ore successive alla guerriglia urbana esplosa durante il corteo pro Askatasuna, è stato arrestato A.S., 22 anni, ritenuto uno dei presunti autori del pestaggio contro il poliziotto finito a terra e colpito con calci, pugni e martellate. Un nome che per gli investigatori non è un dettaglio, ma un tassello: perché quel pestaggio non è stato un “momento di tensione”, non è stato uno scontro generico, non è stato l’ennesimo episodio archiviabile con un’alzata di spalle. È stato un attacco mirato contro un uomo in divisa, nel punto in cui la piazza smette di essere piazza e diventa violenza organizzata.

Il giovane arrestato risulta incensurato. Con i conoscenti si definiva anarchico e viene descritto come un “ragazzo tranquillo”. È originario di Montelaterone, un borgo sul monte Amiata, frazione del Comune di Arcidosso, in provincia di Grosseto. Da tempo viveva altrove, ma tornava d’estate nel paese di origine dove aveva lavorato come cameriere. È accusato di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale e rapina: contestazione che si lega anche al furto di materiale sottratto durante l’aggressione, tra cui scudo, u-bot e maschera antigas.

Intanto Torino fa i conti con il bilancio e con il clima. Gli scontri hanno lasciato dietro di sé una scia di feriti e polemiche, mentre il governo alza la pressione sulla magistratura e insiste sulla necessità di contestare il tentato omicidio. La linea è stata scandita dalle parole della premier Giorgia Meloni, che ha incontrato Calista in ospedale portandogli solidarietà, e rilanciata dal vicepremier Matteo Salvini, deciso a non ridurre tutto a “lesioni”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di “bande armate” e ha evocato il terrorismo degli anni di piombo, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è atteso in Parlamento per ricostruire quanto accaduto e rivendicare la stretta sulla sicurezza che la maggioranza vuole accelerare.

Sul fronte opposto, la segretaria del Pd Elly Schlein ha chiamato Meloni per ribadire la condanna netta delle violenze e per chiedere di non strumentalizzare: le forze dell’ordine sono un patrimonio dello Stato, non una questione di parte. Anche in Avs i leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno parlato di condanna “unanime”, ma la discussione nel campo progressista resta incandescente, soprattutto quando entrano in scena le parole di chi, come il deputato Marco Grimaldi, prova a legare la miccia dei disordini allo sgombero di Askatasuna. Una linea che nel Pd viene respinta con durezza: non esistono contesti che rendano accettabile colpire un uomo con un martello.

E poi c’è Torino, che non è solo teatro ma anche bersaglio politico. Il sindaco Stefano Lo Russo è finito nel mirino di Forza Italia, che chiede di cacciare Avs dalla maggioranza comunale. Da Roma, invece, è arrivato l’attacco frontale di FdI, con accuse che i dem definiscono “ripugnanti e vergognose”. È la fotografia di una vicenda che non rimane confinata alla cronaca: diventa subito terreno di scontro nazionale, un test per la tenuta della coalizione di governo e un banco di prova per l’opposizione, costretta a ribadire la distanza dalla violenza senza lasciare campo libero alla propaganda.

In mezzo, resta il punto che nessuno può aggirare: Alessandro Calista è un agente di 29 anni che è finito in ospedale con 20 giorni di prognosi, contusioni e ferite, dopo essere stato circondato e colpito mentre era a terra. Il suo legale chiede che ai responsabili venga contestato il tentato omicidio, perché la scena delle martellate non è interpretabile: è un salto di qualità. E adesso l’arresto del 22enne incensurato, “anarchico” per definizione e “tranquillo” per descrizione, mette a nudo l’ultima contraddizione: la normalità di un profilo non cancella la gravità di un gesto. La cronaca non assolve, non consola, non fa sconti. E Torino, oggi, lo sa meglio di chiunque altro.

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