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Chiodi, fucine e memoria collettiva, ai Caffè Culturali di Viù il racconto di un mondo che ha fatto la storia delle Valli di Lanzo

Mario Caiolo al Caffè Rocciamelone ripercorre la vita dei chiodaioli tra lavoro, comunità e identità montana

Chiodi, fucine e memoria collettiva

Chiodi, fucine e memoria collettiva, ai Caffè Culturali di Viù il racconto di un mondo che ha fatto la storia delle Valli di Lanzo

Storie di tempi lontani, ma capaci di parlare ancora al presente. Storie di lavoro, emancipazione, solidarietà e di una socialità costruita attorno al fuoco delle fucine. È il mondo dei chiodaioli di Mezzenile e delle Valli di Lanzo, protagonista dell’incontro che si è svolto sabato 31 gennaio al Caffè Rocciamelone di Viù, nell’ambito dei periodici e ormai storici Caffè Culturali.

Ospite della serata è stato Mario Caiolo, autore di un volume dedicato a uno degli aspetti più affascinanti e meno conosciuti della storia produttiva delle montagne lanziere. Intervistato dal divulgatore Alessandro Mella, Caiolo ha accompagnato il pubblico in un viaggio dentro un’economia che, per secoli, ha rappresentato una risorsa fondamentale per intere comunità, ben prima che il chiodo diventasse un oggetto banale e industriale.

La produzione di chiodi, oggi relegata a un dettaglio marginale, era allora un’attività centrale, capace di garantire sussistenza, autonomia e una forma di organizzazione sociale sorprendentemente avanzata per l’epoca. Le fucine non erano solo luoghi di lavoro, ma spazi di relazione, di scambio di competenze e di costruzione di identità collettiva. Durante l’incontro, Caiolo ha raccontato come funzionava una fucina, quali erano i ritmi, le tecniche e la fatica quotidiana di uomini che, martello dopo martello, trasformavano il ferro in un prodotto essenziale per l’edilizia, l’agricoltura e la vita quotidiana.

Ampio spazio è stato dedicato anche ai rapporti tra i chiodaioli stessi, veri artigiani del ferro, legati da una rete di collaborazione e mutuo aiuto che andava ben oltre la semplice dimensione lavorativa. Un sistema in cui la condivisione del sapere e la solidarietà erano elementi chiave per affrontare le difficoltà di un contesto montano spesso duro e isolato.

Non è mancato un passaggio sul ruolo delle donne, troppo spesso relegato ai margini della narrazione storica. Anche nella filiera dei chiodi, le donne avevano una funzione precisa e indispensabile, contribuendo alla gestione domestica, alla preparazione dei materiali e al sostegno dell’attività produttiva. Un lavoro invisibile, ma determinante, che Caiolo ha riportato al centro del racconto.

Il pubblico, numeroso e attento, ha seguito con partecipazione l’intervista, intervenendo con domande e osservazioni che hanno trasformato la serata in un vero momento di confronto culturale, confermando il ruolo dei Caffè Culturali come spazio vivo di approfondimento e dialogo sul territorio.

L’appuntamento di Viù si inserisce così in un percorso più ampio di valorizzazione della memoria storica delle Valli di Lanzo, dimostrando come anche storie apparentemente minute possano restituire una lettura profonda delle trasformazioni sociali ed economiche delle comunità alpine. Il prossimo incontro è già in calendario per il 28 febbraio, con la presentazione di un volume di Ida Viviani, a conferma di una rassegna che continua a intrecciare passato e presente.

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