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02 Febbraio 2026 - 10:01
Bagnaia in Yamaha? Una svolta che ridisegna il mercato MotoGP e chiude l’era Ducati
Il mercato MotoGP sta accelerando a una velocità che nemmeno i piloti riescono più a controllare. E quando il mercato corre così, qualcuno resta inevitabilmente scoperto. Francesco Bagnaia, due volte campione del mondo con Ducati, oggi è il nome più ingombrante seduto su una sella che potrebbe non essere più sua. Non è una suggestione né una provocazione: è il riflesso di un paddock in ebollizione, dove le scelte anticipate rischiano di produrre effetti devastanti nel giro di pochi mesi.
A mettere in guardia è Ramón Forcada, uno dei tecnici più stimati della MotoGP, per anni al fianco di Jorge Lorenzo, che su Mundo Deportivo ha lanciato un avvertimento che suona come una sentenza: «Può darsi che chi sta facendo movimenti adesso se ne penta a metà anno». Il motivo è semplice e spietato: lo sviluppo tecnico può ribaltare gli equilibri in tempi brevissimi. Eppure, nonostante il rischio, il mercato ha già imboccato una direzione precisa.
Per Forcada, nulla di ciò che sta accadendo è davvero sorprendente. «Sono movimenti logici se si guarda a come sono messi i team», ha spiegato, parlando di una ristrutturazione naturale più che di scelte impulsive. Tradotto: chi ha potere economico e progettuale si sta muovendo ora, senza aspettare che la pista dia verdetti definitivi.
Il caso più emblematico resta quello di Pedro Acosta. Il suo approdo in Ducati non è una sorpresa. «Quello di Pedro Acosta in Ducati era uno dei movimenti previsti», ha confermato Forcada. Ma l’anticipo ha un prezzo altissimo: «Pedro passerà un anno cercando di sopravvivere nel miglior modo possibile. E non potrà provare la nuova 850». Una frase che dice molto anche su chi, per fargli spazio, rischia di essere sacrificato.
Ed è qui che entra in gioco Bagnaia. A partire dal 2027, il pilota chivassese dovrà realisticamente trovare un’altra squadra. Le ultime indiscrezioni su Ducati Lenovo non lo estromettono formalmente, ma lo posizionano già con un piede fuori dalla porta. L’arrivo programmato di Acosta e il rinnovo offerto a Marc Márquez, destinato salvo colpi di scena a essere il riferimento del team, disegnano una coppia che lascia poco spazio a interpretazioni.
In questo contesto torna alla mente una frase attribuita al manager Carlo Pernat, pronunciata proprio parlando del contratto di Pecco: «Quando si parla di contratti milionari tutto può succedere». Parole che oggi suonano meno teoriche di quanto sembrassero allora. Ducati non ha mai nascosto la volontà di costruire il futuro, anche a costo di scelte dolorose.

Forcada, spingendosi oltre, intravede scenari ancora più radicali: «Probabilmente Pecco Bagnaia finirà in Yamaha e Maverick Viñales nel team ufficiale KTM». E aggiunge un tassello ulteriore: «Se Toprak Razgatlioglu si adatta bene alla Yamaha, non escludo che venga promosso nel team di fabbrica». Un mosaico che restituisce l’immagine di un paddock spaccato in due, come lo stesso Forcada sintetizza con brutalità: «Ci sono due gruppi di team: quelli che hanno la moto e quelli che hanno i soldi».
Guardando alle opzioni concrete per Bagnaia, il ventaglio non è ampio. Fabio Quartararo, apertamente insoddisfatto delle prestazioni Yamaha, sembra destinato a Honda, soprattutto se Márquez dovesse rifiutare il ritorno alla casa giapponese. Jorge Martín, dopo aver perso l’occasione Honda, è indicato come possibile obiettivo proprio di Yamaha. In questo domino, lo spazio per Pecco si restringe.
La destinazione che oggi appare più logica e credibile è Aprilia Racing. Una squadra in crescita costante, già pronta a giocarsi il titolo, che non disdegnerebbe l’arrivo di un pilota plurititolato. Un progetto che potrebbe anche assumere una forte connotazione italiana, magari affiancando Bagnaia a Marco Bezzecchi. In entrambi i casi, il messaggio sarebbe chiaro: se Pecco dovesse faticare, significherebbe che il capitolo Ducati è davvero chiuso; se invece dovesse brillare, Aprilia avrebbe la conferma definitiva di puntare sull’uomo giusto.
Le alternative, invece, sono tutt’altro che esaltanti. Un approdo in un team satellite significherebbe fare da comprimario, magari in Ducati Gresini, o attendere un passo falso di altri piloti per rientrare dalla finestra. Uno scenario poco compatibile con lo status e le ambizioni di un campione del mondo.
Il mercato MotoGP, oggi, non aspetta nessuno. E mentre i team fanno i conti tra prestazioni e bilanci, Bagnaia rischia di diventare il simbolo di una transizione brutale, dove il passato recente pesa meno delle strategie future. Il 2027 non è poi così lontano. E nel paddock che corre più veloce delle moto, restare fermi può essere la scelta più pericolosa.



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